Cattedrali della cultura 3D

Film 2014 | Documentario +13 165 min.

Titolo originaleCathedrals of Culture
Anno2014
GenereDocumentario
ProduzioneGermania
Durata165 minuti
Regia diMichael Glawogger, Robert Redford, Wim Wenders, Margreth Olin, Karim Ainouz, James Marsh, Michael Madsen [I]
Uscitamartedì 21 aprile 2015
TagDa vedere 2014
DistribuzioneNexo Digital
RatingConsigli per la visione di bambini e ragazzi: +13
MYmonetro Valutazione: 3,50 Stelle, sulla base di 2 recensioni.

Regia di Michael Glawogger, Robert Redford, Wim Wenders, Margreth Olin, Karim Ainouz, James Marsh, Michael Madsen [I]. Un film Da vedere 2014 Titolo originale: Cathedrals of Culture. Genere Documentario - Germania, 2014, durata 165 minuti. Uscita cinema martedì 21 aprile 2015 distribuito da Nexo Digital. Consigli per la visione di bambini e ragazzi: +13 Valutazione: 3,50 Stelle, sulla base di 2 recensioni.

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Sei celebri registi confezionano un progetto in 3D per mostrare come gli edifici rispecchino il pensiero e l'azione umana.

Consigliato assolutamente no!
n.d.
MYMOVIES 3,50
CRITICA N.D.
PUBBLICO N.D.
CONSIGLIATO SÌ
Sei documentari 3D che danno voce a sei edifici architettonicamente rilevanti, da un'idea di Wim Wenders.
Recensione di Giancarlo Zappoli
lunedì 13 aprile 2015
Recensione di Giancarlo Zappoli
lunedì 13 aprile 2015

Sei registi ed altrettanti edifici da portare sullo schermo seguendo un'idea proposta da Wim Wenders che è anche il produttore esecutivo del film: "Se gli edifici potessero parlare cosa direbbero?"
Ecco allora che viene data voce alle seguenti "cattedrali della cultura": la Filarmonica di Berlino (Wim Wenders), La Biblioteca Nazionale Russa (Michael Glawogger), il Carcere di Halden (Michael Madsen), il Salk Institute (Robert Redford), il Palazzo dell'Opera di Oslo (Margreth Olin), il Centre Pompidou (Karim Ainouz).
Wenders ha dichiarato: "È stata una fortuna scoprire il nuovo linguaggio del cinema in 3D attraverso Pina, un'opera il cui soggetto - la danza - aveva un'enorme affinità con la tecnologia che stavamo usando. Era logico e necessario usare la tridimensionalità (...) Attraverso queste esperienze ho sviluppato l'opinione molto chiara che nel campo del documentario il 3D rappresenti un enorme passo avanti e possa davvero portare il genere a un livello totalmente superiore (...). L'incredibile vantaggio per i documentari è un'immersione amplificata che mette lo spettatore, come mai prima, 'dentro a un luogo', permettendogli di percepire l'architettura, ad esempio, come un'esperienza in uno spazio reale".
Alla prova dei fatti gli si può dare ragione perché la dimensione tridimensionale rende ancor più efficace lo sviluppo del tema. Anche se, come è inevitabile in un'opera affidata a mani diverse, l'esito è narrativamente discontinuo. Si possono infatti dividere i 6 documentari in due blocchi che, del tutto casualmente, sono composti da 3 film ciascuno.
Le opere che convincono di meno sono quelle dedicate alla Biblioteca Nazionale Russa, al Salk Institute e al Palazzo dell'Opera di Oslo. Michael Glawogger va in parte fuori tema decidendo di non far parlare l'edificio ma passi dei libri che hanno fatto grande la letteratura russa, il che potrebbe essere un'idea valida se poi la macchina da presa non continuasse ad aggirarsi monotonamente tra scaffali e schedari del passato. Robert Redford invece utilizza il più classico degli schemi narrativi proponendo dichiarazioni dell'architetto Louis Khan e dello stesso Salk 'mostrando' l'edificio e non utilizzandolo come narratore mentre Margreth Olin offre maggiore attenzione al 'contenuto' (gli spettacoli che vengono provati o vanno in scena) rispetto al 'contenitore', il Palazzo dell'Opera di Oslo.
Dei 3 documentari che colgono appieno il senso dell'operazione fa ovviamente parte quello di Wenders dedicato alla Filarmonica di Berlino. L'edificio si racconta coinvolgendo il passato (il tempo della sua costruzione, la figura dell'architetto che l'ha ideato e il concetto che stava alla base del progetto) e il presente con una prova d'orchestra e con un ragazzino che finisce con il rappresentare la speranza in un pubblico futuro. Con modalità differenti ma con sensibilità analoga si muove anche Karim Ainouz nel dar voce al Centre Pompidou che si descrive come un edificio che ha faticato a farsi accettare nel contesto della Ville Lumière (fu definito "una raffineria di petrolio") e che parla di sé e delle proprie funzioni senza collegarle strettamente alle exhibitions del momento. C'è poi la complessità del discorso del carcere di Halden (una casa di pena di massima sicurezza) la cui presentazione è stata scritta, sempre con una narrazione in prima persona, dalla psicologa che si occupa dei detenuti. Tutto è affidato allo 'sguardo' delle mura di un carcere modello che vedono muoversi, e al contempo permanere al proprio interno, persone che si sono macchiate di colpe gravi.
Nel suo insieme l'operazione si può considerare più che riuscita. Dopo la visione non si potrà più entrare in un edificio architettonicamente rilevante senza che il nostro pensiero corra al 'suo' pensiero.

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PUBBLICO
RECENSIONI DALLA PARTE DEL PUBBLICO
giovedì 16 aprile 2015
gaiart

LE CATTEDRALI DELLA CULTURA   IL NUOVO FILM 3D di WIM WENDERS         “Gli uomini muoiono perché non sanno ricongiungere il principio con la fine”.  Alcmeone di Crotone     Questa massima, ricca di suggestioni, apre uno dei capitoli, in una visione esclusiva tra le mura di sei edifici chiave più o meno attraenti, della storia [...] Vai alla recensione »

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