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Ultimo aggiornamento domenica 2 marzo 2014
Il film fa parte della "Quinzaine des réalisateurs" al Festival di Cannes 2013. Il film ha ottenuto 10 candidature e vinto 5 Cesar, In Italia al Box Office Tutto sua madre ha incassato nelle prime 3 settimane di programmazione 427 mila euro e 122 mila euro nel primo weekend.
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Guillaume ama sua madre sopra ogni cosa e fino a confondersi con lei, replicandone i gesti, imitandone la voce, ribadendone il potere. Inviso al padre e ai fratelli, prepotenti e virili, Guillaume si convince di essere una ragazza nella solitudine della sua stanza, dove gli vengono in soccorso la principessa Sissi e l'Arciduchessa Sofia di Baviera. Cresciuto da 'diverso' e rifugiato in un mondo immaginario, Guillaume parla come una ragazza, si veste come una ragazza, è delicato come una ragazza, balla la sevillana come una ragazza. Motivo di imbarazzo per quella famiglia bon chic bon genre (good style, good class) che vive e si annoia in un 'area' compresa tra Parigi e Versailles, Guillaume viene allontanato e costretto in collegi maschili, dove scopre a sue spese di essere un ragazzo. Vittima di un fraintendimento crudele e di una valutazione familiare irrazionale, che lo crescono femmina e lo qualificano omosessuale, Guillaume si abbandona confuso e umiliato sui lettini di analisti, psichiatri e ufficiali medici. Alla ricerca della sua identità e della sua voce, troverà il suo posto a tavola e sul palcoscenico del mondo.
Guillaume calca la scena e drammatizza la vita. Ha quattordici anni, ha trent'anni, è Sissi, è l'Arciduchessa Sofia, è sua madre, è una perfetta ballerina andalusa, è la nonna, è ogni donna che osserva e di cui ammira il respiro sempre diverso e incomparabile. Guillaume può essere tutti ma non è ancora. Cresciuto nel mito della madre, che disorienta la sua identità e orienta le sue relazioni fin dal primo scambio di battute, il protagonista non corrisponde i criteri di virilità del padre e il desiderio di avere una figlia della madre. Ma Guillaume è un bravo figlio e prova ad accontentare le due parti, precipitando in un conflitto interiore e identitario. Aspettative e condizionamenti segnano allora la vita dell'attore francese, che scrive, dirige e interpreta una commedia autobiografica sulla ricerca dell'identità nel cuore femminile della Spagna di Almodóvar, negli arredi preziosi dell'Inghilterra di Ivory o nella potenzialità drammatica della romantica Sissi. Perché la vita di Guillaume è una messa in scena da svolgere sul palcoscenico e fissare in un film che mette in sordina gli orrori della predazione familiare. Declamare i capitoli della propria vita diventa il modo migliore di sopravvivere a un percorso nevrotico e al legame parossistico con la madre.
Alla maniera del narratore proustiano ("Alla ricerca del tempo perduto"), Guillaume compirà una recherche risalendo il tempo, scovando i personaggi reali dietro a quelli immaginati, incontrando infine la sua Albertine e scoprendo con lei la possibilità di un amore diverso. Prolungamento naturale della sua pièce autobiografica, Les Garçons et Guillaume, à Table (in Italia Tutto sua madre) debutta al cinema sublimando sullo schermo le tribolazioni infantili di Guillaume Gallienne, attore, sceneggiatore e regista, che mette in arte le conseguenze profonde della patologia materna (il senso di colpa per non sapere riconoscere i propri desideri). Ma ancora, l'opera prima di Gallienne è una straordinaria dichiarazione d'amore alla propria madre, origine della sua vocazione di attore.
Membro della Comédie Française, Guillaume Gallienne ha interpretato a teatro tutti i ruoli, limitandosi sullo schermo a impersonare il suo e quello del genitore, la cui voce interiore non smette di tormentarlo durante il faticoso affrancamento dai condizionamenti famigliari. Meno solerte e prorompente nell'affetto della yiddish mame di Woody Allen (Edipo relitto), più ingombrante e 'rigida' della madre di Norman Bates (Psyco), la mamma di Guillaume non è evidentemente in grado di rispondere empaticamente al figlio che diventa oggetto per compensare le proprie carenze strutturali tra una sigaretta messa in posa e i capelli messi in piega. Attore, nella realtà e nella finzione, Guillaume Gallienne ha trasformato i dolori dell'infanzia in carburante artistico, maturando una consapevolezza del proprio corpo e di sé che lo rende adatto a interpretare tutte le età della (sua) vita. Bambino, adolescente, adulto, Gallienne è sempre credibile dentro un one-man show autobiografico profondo e sottile. Il suo viso e il suo corpo creano l'illusione, stimolando le analisi degli psicanalisti e facendo la felicità dello spettatore, qualsiasi spettatore che abbia tratto ispirazione, forza, talento e nevrosi dalla propria madre, totale, nera, isterica, istrionica, indiscutibile, terribile, (im)perfetta, pacificata, efficiente, sensibile, affettuosa che sia.
L'equivoco si crea già nel titolo, non tanto nella traduzione italiana, valida ma un po' troppo almodovariana, quanto in quello originale,"Les garcons, et Guilllaume, a table!". Perchè i garcons, cioè i ragazzi, cioè i fratelli di Guillaume, sono i maschi, belli, sportivi, aitanti, pieni di muscoli, mentre lui, Guillaume appunto, non lo è. L [...] Vai alla recensione »
L'artefice totale del film Les garçons et Guillaume, a table! (da noi Tutto sua madre), e cioè Guillaume Gallienne, ha riempito l'anomala cartella stampa che accompagna l'uscita del film di dichiarazioni molto personali e impegnative, cui vale la pena ricorrere per spiegare di che si tratta, per avvicinarsi alla sua opera prima cinematografica. Dice: «Volevo fare questo film perché ha una grande ricchezza [...] Vai alla recensione »