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Twilight, piccoli vampiri crescono

Jackson Rathbone e Nikki Reed a Roma per presentare Breaking Dawn - parte I.
di Ilaria Ravarino

In foto Nikki Reed e Jackson Rathbone, due dei protagonisti di The Twilitght Saga - Breaking Dawn - parte I.
Nikki Reed (Nicole Houston Reed) (31 anni) 17 maggio 1988, Los Angeles (California - USA) - Toro. Interpreta Rosalie Hale nel film di Bill Condon The Twilight Saga: Breaking Dawn - Parte 1.

lunedì 31 ottobre 2011 - Incontri

Non c'è ressa davanti al tappeto rosso del Festival del Film di Roma, solo un gruppo ordinato di teenager che siedono pazienti addossate alle transenne. Tante sono vestite di nero, la maggior parte ha in mano un libro da farsi autografare, ma della follia collettiva che accompagnò qualche anno fa la sfilata di Kristen Stewart e Robert Pattinson, sullo stesso red carpet, non è rimasto quasi nulla. Il 16 novembre uscirà in sala il penultimo capitolo della saga sentimental-vampiresca di Twilight, Breaking Dawn – parte I: L'eternità è solo l'inizio, e a presentarne alcune scene in anteprima al festival non sono venuti i divi Stewart e Pattinson, ma i comprimari Jackson Rathbone e Nikki Reed. Eppure, dopo un primo momento di delusione, la presenza dei due attori a Roma è stata accolta come una piccola epifania dallo sparuto zoccolo duro di fan. Perché lui, il vampiro Jasper Hale del film, si concede alle ammiratrici come Pattinson non ha mai fatto, forte della sua seconda vita da musicista che l'ha abituato al palco e al contatto col pubblico. E lei, Rosalie nel film, sfodera un carisma che non fa rimpiangere il broncetto muto della Stewart: attrice e anche scrittrice, produttrice e regista, la Reed ascolta le domande, si prende tempo per rispondere, dice cose franche e chiare. Alla fine dell'incontro, l'impressione è forte: anche se la saga di Twilight non li ha trasformati in divi, di Niki Reed e Jackson Rathbone sentiremo ancora parlare.

Dal vostro punto di vista, dopo tutti questi anni, come si è evoluta la saga di Twilight?
Jackson Rathbone: L'amore tra Bella e Edward è mutato, ora vogliono sposarsi e avere una famiglia. Credo che rispetto agli altri questo sia un film più dark e maturo.
Nikki Reed: La differenza rispetto agli altri film è che la famiglia qui è meno unita. E il mio personaggio, Rosalie, è l'unico su cui Bella può fare affidamento mentre tutti le voltano le spalle.

La saga ha cambiato più volte regista: è difficile abituarsi ai nuovi arrivi dietro alla macchina da presa? Avete conservato un punto di riferimento nella saga?
JR: Non è stato difficile ma divertente, è un'esperienza di apprendimento. Ogni regista ha un suo stile e una sua estetica . Si cresce molto così, cambiando il comandante della nave.
NR: Sono d'accordo. L'arrivo di un nuovo regista è sempre una sfida, perché ognuno porta le sue idee sul film.
JR: E la costante è stata la presenza di Stephenie Meyer, sempre presente. Lei è stata il nostro riferimento esclusivo e in Breaking Dawn era ogni giorno sul set anche come produttrice.

Capita mai che un nuovo regista venga da voi a chiedere consigli sui personaggi?
JR: Tutti i registi sono stati fantastici con noi. Ci siamo incontrati con Bill Condon, il regista di questo capitolo della saga: lui ci ha fatto riflettere sulla divisione del libro in due film e mi ha chiesto quali fossero per me le motivazioni di Jasper e da che parte si sarebbe dovuto schierare. Bill è un gentiluomo, mi ha dato la possibilità di far emergere la sensibilità del mio personaggio.
NR: Direi che sono stata io, piuttosto, ad aver fatto tante domande al regista. Ero io che cercavo risposte da Bill, e Bill me le ha date. Ci sono trenta attori in questo film e Bill ha avuto cura di tutti. Twilight non è una saga su di noi, ma su Bella ed Edward. Sta a noi sfruttare ogni momento disponibile per far funzionare i nostri personaggi.

Nikki è sceneggiatrice, Jackson musicista: come conciliate questi lavori con la recitazione?
NR: Ho scritto nel frattempo un paio di cose, ma non mi sono venute bene come Thirteen. Sto riflettendo su quel che vorrei fare da grande. Recitare mi piace, ma scrivere sul mio blog mi dà una soddisfazione speciale, che non ricavo dalla recitazione. Ho anche diretto due video musicali, piccoli ma miei, e ho prodotto un film. Forse la strada che seguirò è proprio quella.
JR: Io ringrazio ogni giorno la fortuna, che mi ha dato un lavoro che amo. Addirittura mi sento a mio agio più come artista che come essere umano. Non so cosa preferire tra cinema e musica, sono due animali così diversi! Con la musica c'è un legame istantaneo col pubblico, nel cinema manca questa connessione immediata. Però il cinema lo amo fin da piccolo, adoro il fatto che ci lavorino tante persone: ero senza parole, davanti ai titoli di coda di Avatar. Continuerò a fare entrambe le cose... ho anche prodotto un film, Girlfriend, di cui ho composto la colonna sonora. Mi vedo in questa direzione: recitare, fare le musiche e magari, un giorno, dirigere un film. Cerco di imparare tutto da tutti, come una spugna.

Che rapporti avete con i divi del film, Kristen Stewart e Robert Pattinson?
JR: Bella e Edward sono una specie di Romeo e Giulietta, la storia gira intorno a loro e i nostri personaggi servono a rendere più reale il mondo che li circonda. Ma siamo cresciuti insieme, e facciamo parte dello stesso fenomeno. Certo, vedere la faccia di un mio amico su un tabloid mi fa ridere, ma per me loro non sono divi, sono esseri umani.
NR: Diciamo pure che le cose sono cambiate, anche se Jackson vi ha dato una risposta ideale. Quando abbiamo cominciato, la maggior parte di noi era sconosciuta. Eravamo un gruppo di ragazzi di Portland, andavamo ai concerti e cenavamo insieme, eravamo davvero come una piccola famiglia. Poi le cose sono cambiate, a causa della fama crescente del film: succede, è normale, sarebbe strano se non fosse accaduto. C'era più tensione, c'erano le guardie del corpo sul set, eravamo partiti innocenti e tranquilli e d'improvviso la vita era diventata più difficile. Difficile incontrarsi, difficile avere i propri amici sulle riviste e dover gestire scontri provocati da cose non vere, pettegolezzi, illazioni. Con questo non voglio dire che la situazione sul set sia peggiorata, ma semplicemente che col tempo è cambiata.

Avete idoli? Cosa pensate della popolarità?
NR: La popolarità di questi tempi è pericolosa e i ragazzi devono imparare a gestirla: Internet ti può trasformare in una superstar, ma bisogna sapere che la fama che arriva velocemente può altrettanto velocemente sparire. E non importa se sei la Kidman o una di Twilight. Quanto ai miei idoli, da piccola sia a me che a mio fratello piacevano le Spice Girl... adoravo andare in negozio a comprare il cd, scartarlo e leggere i testi delle canzoni. E poi DiCaprio, ho visto Titanic un mucchio di volte.
JR: Io se vedessi i Rolling Stones darei di matto, perché li adoro. Però so benissimo di non essere uno di loro... non mi muoverò mai come Jagger, e non mi faccio fare trasfusioni del sangue come Keith. Il massimo dell'emulazione l'ho raggiunto quando ho provato a indossare un anello col teschio.

Perché secondo voi Twilight è diventato un fenomeno mediatico di questa portata?
NR: Perché è una favola d'amore epica, e in generale le persone si sentono attratte da certi temi universali. E poi l'amore fra Edward e Bella è attraente perché irreale, capace di coinvokgere un pubblico diversificato, non specifico: le dodicenni o le donne di 60 anni lo vivono diversamente. Il loro è un amore ingenuo, per cui si è disposti a morire.... poi magari, crescendo, ti rendi conto che l'amore vero è diverso, e che comporta ben altri sacrifici.

Partecipereste a un altro franchising del genere young adult?
JR: Certo, anzi ho appena prodotto una serie web con la Warner su questo argomento. Voglio raggiungere un pubblico giovane, anche su formati nuovi, inseguendo una tendenza che è dell'arte ma anche della politica. Le case di produzione oggi stanno lavorando a film di questo genere, come Hunger Games o Percy Jackson, e io considererei importante e affascinante farne parte. Lo accetterei subito.
NR: Io accetterei solo se fosse un film che mi appassiona davvero. Ovviamente è incredibile avere a che fare con i nostri giovani... e mentre lo dico mi sento io stessa vecchia. Certo, avrei senz'altro più successo se non la pensassi così, ma nel cinema vorrei fare quel che mi piace senza inseguire a tutti i costi il business e la fama.

Avete paura del dopo-Twilight?
NR: Grazie al cielo non assomiglio a Rosalie, il mio personaggio: non sono nemmeno bionda! Sono felice di aver fatto parte di Twilight e spero che la gente riesca a vedermi anche in altri panni, spero che la cosa non mi danneggi. Capisco che potrebbe essere il prezzo da pagare: a volte le carriere vengono rovinate perché gli attori sono percepiti dal pubblico troppo simili ai loro personaggi.
JR: La popolarità della serie mi condiziona e viene fuori anche quando suono con la band. C'è sempre una parte del pubblico che viene a vedermi suonare solo perché sono fan di Twilight. Accetto i lati positivi e quelli negativi della cosa. Mio padre diceva: «spera nel meglio e preparati al peggio». È un uomo molto saggio.

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