Alice in Wonderland

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Un film di Tim Burton. Con Mia Wasikowska, Johnny Depp, Helena Bonham Carter, Crispin Glover, Anne Hathaway.
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Fantastico, Ratings: Kids, durata 108 min. - USA 2010. - Walt Disney uscita mercoledì 3 marzo 2010. MYMONETRO Alice in Wonderland * * 1/2 - - valutazione media: 2,64 su 342 recensioni di critica, pubblico e dizionari.
   
   
   

Spreco di talento recitativo e di computer grafica Valutazione 1 stelle su cinque

di Zapp Brannigan


Feedback: 100
mercoledì 15 ottobre 2014

La storia di Alice nel Paese delle Meraviglie era ricca di contenuti avvincenti e dava ampie possibilità e spunti sui quali lavorare. Ed è proprio per questo che non si capisce come con della materia prima già tanto buona, Tim Burton abbia potuto tirare fuori dal cilindro un film tanto scadente e mediocre, che ha ridotto una storia meravigliosa ad un sottoprodotto del genere Fantasy, con mostri malefici da sconfiggere, tirannie da abbattere (ci sono sempre in questo genere!)....in sintesi molto più simile alle Cronache di Narnia.

Qui, lo spirito di Alice nel Paese delle Meraviglie si dissolve nel nulla: molto spesso abbiamo visto racconti classici stravolti completamente fino ad arrivare a soluzioni completamente opposte (Maleficient ne è un esempio), soluzioni che però arricchivano una storia fornendo punti di vista diversi, diverse prospettive  ed angolature dalle quali guardare un determinato personaggio, capirne la logica, le motivazioni che lo muovono in un senso o nell'altro. Ma non è questo il caso: con questo film, Alice nel Paese delle Meraviglie perde completamente la sua anima e non ne trova un'altra.

In questo film tutto si riduce ad una sorta di battaglia per il potere. Come già detto, c'è un Tiranno (la Regina di Cuori) che va spodestato. Ed ecco che si cade nel già visto e nel mediocre, quando il racconto originario era tutt'altra cosa e di sicuro ben più interessante. La Regina di Cuori c'era, ma essa come tutto il resto nel racconto, era per così dire un "assaggio": ogni personaggio dava cioè ad Alice un assaggio dei vari aspetti e sfaccettature componenti della vita di un adulto, ovviamente stravolti nel gioco della non-logica e dell'eccesso allo scopo di far capire quanto spesso accade che anche gli adulti abbiano comportamenti non proprio equilibrati e maturi. La Regina di Cuori rappresentava il potere e la giustizia arbitraria della quale gli uomini di potere infatti spesso abusano. Il Bianconiglio, lo stress del far carriera che non lascia spazio a vita privata o soste, facendoci correre sempre da un impegno lavorativo all'altro. Il Cappellaio Matto, la voglia di oziare continuamente (non mi stupirebbe sapere che quello che beve non è Te, ma un qualche intruglio alcolico).

La cosa più deludente poi, è la logica che in questo film tutti i personaggi sembrano seguire. Sembra infatti che tutti seguano la logica del "fare e pensare semplicemente l'opposto di quel che è abituale fare e pensare". Ciò è a dir poco deludente dal momento che la non-logica della quale era intriso il racconto originale, era un modo (molto ben riuscito) per sottrarsi alla gabbia nella quale molto spesso in una società come la nostra ci si rinchiude. Una gabbia di preconcetti che vengono imparati fin dall'infanzia e che sono considerati talmente "normali" (tanto sono diffusi), da non soffermarsi neanche a rifletterci, chiedersi "perché?", al punto da diventare meccanici, al punto da far diventare noi meccanici nelle attività di tutti i giorni.
Quello della logica all'opposto è un errore molto comune (talvolta si pensa persino che questa renda originali...), e Tim Burton ci è cascato in pieno. Lo dimostra il fatto che in tutto il film non c'è un solo momento di riflessione e le domande che Alice si pone ad inizio film su ciò che farà della sua vita (essa è un'adolescente che sta cercando di definire i contorni del proprio carattere), non trovano minimamente risposta nel viaggio dentro la Tana del Bianconiglio. Il Brucaliffo stesso le pone la domanda "chi sei tu?" e dopo due ore di tribolazioni Alice riuscirà a rispondere solo con uno scarno:  "Alice, quella che ucciderà il Chicharampa"... fulcro attorno al quale si sviluppa tutta la storia e che, neanche volendo potrebbe simboleggiare la maturità psicologica raggiunta dalla protagonista.

Inoltre il film involontariamente dà un messaggio sbagliato. Infatti dopo aver mostrato i primi segni di voler essere padrona delle proprie scelte e del proprio destino (Alice infatti va a salvare il Cappellaio Matto di sua spontanea iniziativa), la protagonista ci ricasca, ritorna ad essere la bambina che sottostà alla volontà dell'adulto. Infatti la Regina Bianca, troppo pura e buona per fare del male ad altre creature, praticamente le impone di uccidere il Chicharampa. "La scelta è tua" le dice, ma di fatto Alice si fa manipolare senza troppi complimenti verso la direzione da lei desiderata. E d'altronde quando mai i potenti si sporcano le mani? Troppo rischioso. Molto più facile e sicuro abbindolare chi è sotto, facendogli credere di essere libero e di essere padrone di scelte che in verità non sono sue. Tutto ciò è molto realistico, ma di sicuro involontario da parte del regista, dal momento che la sottomessa è l'eroina e che il film è incentrato sul suo presunto percorso di maturazione.

All'uscita dalla Tana del Bianconiglio, Alice riesce solo a capire di non voler sposare un principino viziato e stupido che neanche conosce e, chissà come, le viene un improvviso interesse per il settore commerciale, tanto che le viene la brillante idea di andare a sfruttare economicamente la ben meno forte e sviluppata Cina dell'epoca... Già possiamo immaginarci un'Alice ormai adulta completamente priva di scrupoli o morale, aguzzina dei deboli per il proprio profitto. L'esperianza nel Paese delle Meraviglie diventa addirittura un fattore negativo nel suo sviluppo, ironia della sorte!

In ultima: un Johnny Depp sprecato. Tutte le sue capacità ed i suoi sforzi recitativi incanalati ed intrappolati in un personaggio talmente mal definito precedentemente dal regista, che il massimo che può fare per esprimere un abbozzo di originalità è la "Deliranza"...un ballo in cui ruota la testa in stile Esorcista saltellando...ma purtroppo se Tim Burton non è stato in grado di dargli qualcosa di degno su cui lavorare, l'attore non ne ha colpa.

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