| Titolo originale | The Disappearance of Alice Creed |
| Anno | 2009 |
| Genere | Thriller, |
| Produzione | Gran Bretagna |
| Durata | 100 minuti |
| Regia di | J Blakeson |
| Attori | Gemma Arterton, Martin Compston, Eddie Marsan . |
| Distribuzione | Mikado Film |
| MYmonetro | 3,44 su 3 recensioni tra critica, pubblico e dizionari. |
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Ultimo aggiornamento venerdì 1 ottobre 2010
Due delinquenti decidono di rapire Alice, figlia di un ricco uomo d'affari, senza però fare i conti con le sue capacità. Al Box Office Usa La scomparsa di Alice Creed ha incassato nelle prime 5 settimane di programmazione 157 mila dollari e 81,3 mila dollari nel primo weekend.
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CONSIGLIATO SÌ
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Due uomini - un ventenne e un quarantenne - organizzano un appartamento per il sequestro di Alice Creed, la figlia di un ricco uomo d'affari. Una volta rapita la legano mani e piedi al letto in attesa del riscatto milionario. La ragazza non sembra però così arrendevole...
Girato quasi interamente in interni e con soli tre personaggi, il film è tutt'altro che claustrofobico. La sonda psicologica che svela a poco a poco le personalità in un succedersi incalzante di colpi di scena, riesce subito a innescare un processo di proiezione e immedesimazione nello spettatore. Il momento che precede il sequestro con la preparazione dell'appartamento ha il misticismo e la sincronia di un rituale sacro e raggiunge il culmine con la copertura del capo dei carnefici e della vittima. Ha inizio una comunicazione acefala che parla più di qualsiasi sguardo. Tutti e tre nel macabro cappuccio si mascherano e si smascherano a vicenda tradendo emozioni sempre più intessute di adrenalina. Il filo psicologico è tirato fino all'orlo del baratro e vengono fuori sfumature estreme, un livello emotivo borderline che annoda sempre più allo schermo. Si respirano timori e disagi e, man mano che il bandolo si dipana, la narrazione si fa caleidoscopica e i personaggi si svelano ed evolvono, secondo dopo secondo, in combinazioni non considerate.
Gemma Arterton da agnello sacrificale impossibilitato a parlare a motore immobile che muove, genera e muta i piani. Martin Compston (che ha debuttato al cinema con Ken Loach in Sweet Sixteen), qui nei panni di Danny, da ragazzino timoroso e succube, svela presto una natura camaleontica. Eddie Marsan nelle vesti di Vic, combina magistralmente autoritarismo e fragilità. La tensione non viene data, come nella maggior parte dei thriller, da musiche tachicardiche e mannaie inaspettate ma da una vibrazione crescente, un alternarsi di speranze e minacce che mutano le combinazioni.
John Lennon diceva che la vita è quello che ti capita mentre stai facendo altri progetti. È proprio quello che crea la magia del film. Ognuno deve fare i conti continuamente con l'imprevisto, reinventare se stesso mantenendo il gioco. Lodevole il livello di interpretazione degli attori; oltre che sprofondati nella parte, diventano pienamente solidali con la sceneggiatura. Eccellente riuscita del primo lungometraggio firmato da Blakeson che al culmine della tensione riesce a distendere la trama con trovate ironiche e a riconsegnare equilibrio alla vicenda. Dunque un'opera serrata, profonda, rigorosa e armoniosa. Dove nulla stona; anzi, la colonna sonora di Marc Canham, registrata nei famosi studi di Abbey Road, e l'uso di strumenti originali come il gattam indiano, calzano a pennello.
I due rapitori fanno la spesa. Comprano materiale fonoisolante e attrezzi al fine di foderare l'appartamento nel quale verrà tenuta Alice Creed prima del riscatto. Semplice storia di un rapimento di una bella rampolla dell'elite inglese? Niente affatto. Ottimo film dove il colpi di scena tengono incollato lo spettatore allo schermo e non rendono per niente prevedibile non solo [...] Vai alla recensione »
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