| Titolo originale | Hachiko: A Dog's Story |
| Anno | 2008 |
| Genere | Drammatico, |
| Produzione | USA |
| Durata | 93 minuti |
| Regia di | Lasse Hallström |
| Attori | Richard Gere, Joan Allen, Cary-Hiroyuki Tagawa, Sarah Roemer, Jason Alexander Erick Avari, Davenia McFadden, Robbie Sublett, Robert Capron, Donna Sorbello, Bates Wilder, Forest, Gloria Crist, Kevin DeCoste, Tora Hallstrom, Gary Roscoe, Denece Ryland, Roy Souza, Michael Kelly (IV), Vincent J. Earnshaw, Luke Allard, Joanne Fanara, Rob Degnan. |
| Uscita | mercoledì 30 dicembre 2009 |
| Distribuzione | Lucky Red |
| Rating | Consigli per la visione di bambini e ragazzi: |
| MYmonetro | 2,92 su 6 recensioni tra critica, pubblico e dizionari. |
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Ultimo aggiornamento lunedì 21 novembre 2022
Il film narra la commovente vicenda di un cane di razza Akita che per dieci lunghi anni attese ogni giorno il padrone alla stazione nella speranza di vederlo scendere dal treno, come d'abitudine. In Italia al Box Office Hachiko - Il tuo migliore amico ha incassato nelle prime 5 settimane di programmazione 5,3 milioni di euro e 2,1 milioni di euro nel primo weekend.
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CONSIGLIATO SÌ
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Hachi è un cucciolo di razza Akita perduto sulla banchina di una stazione da un facchino sbadato. Approdato in America dal lontano Tibet, Hachi è raccolto dall'abbraccio amorevole di Parker Wilson, insegnante di musica ispirato, marito e padre esemplare. Vincendo le resistenze della moglie, Parker lo accoglie nella sua casa e nella sua vita, scandita dai treni, quello delle otto e quello delle cinque. Hachi, deciso a non perdersi un respiro del suo padrone, lo accompagna ogni mattina al binario e lo attende ogni sera nel piazzale della stazione. Tra una partita degli Yankees e una pallina da baseball mai recuperata, Parker e Hachi condividono il divano, la vasca da bagno e le stagioni. Un avvenimento traumatico interromperà quel quotidiano (stra)ordinario ma non piegherà la fedeltà di Hachi verso l'impegno preso. Aspettare il ritorno e le carezze di Parker.
Lasse Hallström è approdato da tempo a una maniera cinematografica dai toni ovattati, persino quando si impegna in "maledetti imbrogli" (The Hoax), un cinema dissolto frequentemente in una cornice storico-ambientale astratta (Chocolat).
Hachiko non fa eccezione, ribadendo l'accento da favola e la caratterizzazione manichea dei personaggi. Al centro del film e di una produzione da cartolina illustrata c'è il ritrovamento di un morbidissimo cucciolo Akita "aperto al dialogo" col quieto professore di Richard Gere. Fedele nello svolgimento alla vera storia di Hachiko e del suo padrone, accaduta in Giappone nel 1925, lo sviluppo melodrammatico del film ruota attorno alla relazione tra il cane e l'uomo, accompagnando la loro reciproca esplorazione.
Difficile trattenere il pianto davanti al desiderio ardente di Hachi di stare con Parker, di cui soffre la lontananza, accresciuta o ridotta dalla corsa di un treno. I suoi pellegrinaggi in cerca dell'uomo si aprono all'infinito e smettono di parlare, come il film, con la dipartita del protagonista. Da questo momento Hachi è solo in scena a reggere credibilmente e sorprendentemente il dolore del suo personaggio e il procedere della narrazione.
Richard Gere si conferma interprete limpido e appagato di e dentro un cinema che si porge con dolcezza e sentimentalismo allo spettatore, dispensando "religiosamente" i principi basilari del vivere civile e del rispetto. Hallström, stringendosi attorno al suo cucciolo insieme alla comunità che aveva guardato con imbarazzo alla relazione uomo-animale, vince l'anestesia del sentire più vero, equilibrando il modo di vivere degli uomini con quello naturale, ricongiungendo il cielo alla terra, perché l'otto (hachi, appunto) per i giapponesi è un segno fausto della volta celeste, il simbolo di infinito e di infinita fedeltà.
Narrativamente molto semplice, il lungometraggio ha il suo punto di forza nella magia racchiusa nel rapporto cane-padrone: una relazione che va al di là delle parole, come dimostra bene la storia di Hachiko. Da sottolineare anche la prova di una star come Gere, che ha dato vita ad un personaggio mai melenso o eccessivo, e ha saputo valorizzare al meglio Hachiko, o meglio i diversi esemplari di akita usati per il film, l'indiscusso protagonista della pellicola.
Percorsi didattici
» Hai un animale domestico? Come lo descriveresti e in che modo spiegheresti il vostro rapporto?
» Perché Hachiko si sente così legato al professore tanto da andare a prenderlo alla stazione tutti i giorni?
» La moglie del professore non è felice all'idea di avere Hachiko a casa. Cos'è che le fa cambiare idea al punto da permettere al marito di tenerlo?
» A tutti i cani piace giocare con i loro padroni riportando gli oggetti che gli hanno lanciato. Perché secondo te Hachiko all'inizio non lo fa?
» Hachiko è sicuramente il migliore amico del professore: come può un essere vivente che nemmeno parla, provare tanto amore nei confronti di un uomo che non è nemmeno un suo simile?
» Sai spiegare il significato della parola lealtà? Come mai la usiamo spesso per descrivere i cani? La useresti anche per la storia di Hachiko?
A volte mi domando se i critici i film li vedono o lavorano solo sui trailer. Troppo spesso vedo stroncati dei buoni film come questo (perchè due stelle?) ed esaltati film assolutamente inguardabili (come "A serious man", due ore di sonno perdute!). Questo è un film strappalacrime, nel senso letterale del termine, la commozione è inevitabile come l'apprezzamento per la buona confezione e la delicata [...] Vai alla recensione »
È un Richard Gere come al solito calmo e rilassato quello che si presenta sul palco del Festival del Film di Roma. Occhiali inforcati e parlata suadente il protagonista di Hachiko: a dog's story è decisamente affabile. Sarà il buddismo, sarà il suo modo di intendere la vita o forse il fatto che il suo film ha scatenato pianti irrefrenabili nella platea di severi critici e giornalisti solo poche ore prima.
Nei secoli fedele. Senza scomodare la Benemerita e neppure le sue unità cinofile, il nuovo cine-dog Hachiko non conosce rivali. Specie nel condurre tutti — ma proprio tutti, dagli sceneggiatori ai più scettici spettatori — in una liberatoria valle di lacrime. La formula magica è consolidata nello show biz: eroe a quattro zampe = successo incontrastato nel genere family, tra lucciconi e popcorn.