Rosso come il cielo

Film 2005 | Drammatico, 96 min.

Regia di Cristiano Bortone. Un film Da vedere 2005 con Luca Capriotti, Paolo Sassanelli, Marco Cocci, Simone Colombari, Rosanna Gentili. Genere Drammatico, - Italia, 2005, durata 96 minuti. Uscita cinema venerdì 9 marzo 2007 distribuito da Lady Film. - MYmonetro 3,31 su 12 recensioni tra critica, pubblico e dizionari.

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Ultimo aggiornamento lunedì 19 gennaio 2026

Ispirato alla vera storia del montatore del suono nonvedente Mirco Mencacci, il film racconta un'esperienza umana e un pezzo di storia d'Italia. Ha vinto un premio ai David di Donatello, In Italia al Box Office Rosso come il cielo ha incassato 137 mila euro .

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Consigliato sì!
3,31/5
MYMOVIES 3,00
CRITICA 3,40
PUBBLICO 3,83
CONSIGLIATO SÌ
Un'opera che segnò i fondamentali primi passi nel racconto delle disabilità.
Recensione di Giancarlo Zappoli
lunedì 19 gennaio 2026
Recensione di Giancarlo Zappoli
lunedì 19 gennaio 2026

Mirco Mencacci è un bambino la cui vita cambia radicalmente il giorno in cui, maneggiando il fucile del padre, si ferisce al volto. La cecità diviene progressivamente totale e il bambino la vive in Istituto per ciechi diretto da un anziano rettore non vedente molto rigido. Chi comprende quanto Mirco abbia iniziato ad investire creativamente è il suo insegnante, don Giulio, che gli fa avere un registratore per sviluppare, insieme agli amici, una storia tutta basata sui suoni.

Cristiano Bortone affronta il tema di un aspetto della disabilità con una evidente conoscenza delle dinamiche che lo sottendono.

Rivedere oggi questo film realizzato vent'anni fa ottiene l'effetto di un doppio flashback. Quello di mostrare come all'epoca un regista italiano fosse in grado di girare un film su un tema come quello dell'essere privi della vista privo di retorica e altrettanto libero da quella che sembrava un'esigenza all'epoca: l'assenza del lieto fine. Unito a ciò l'ulteriore salto all'indietro negli anni Settanta in cui si svolge la vicenda. Un'epoca in cui i 'ciechi' venivano affidati agli Istituti ad essi dedicati e l'integrazione sembrava una meta difficile da raggiungere.

Se c'è stata una tipologia di diversamente abili che ha avuto la necessità del mutamento lessicale della propria identificazione è stata questa. Perché all'epoca al termine cieco si associava l'aggettivazione di 'povero' facendo andare subito il pensiero all'uomo che chiedeva la carità, magari accompagnato da un cane, o al venditore di biglietti della lotteria. Se si pensava al mondo del lavoro ci si fermava all'insegnante di musica, al centralinista, al fisioterapista.

Bortone mostra di conoscere bene la materia a partire dal fatto che circonda il proprio protagonista di ragazzini realmente non vedenti che non idealizza mostrandoli con i loro pregi e difetti, accompagnati dalla figura di una bambina capace di infrangere le barriere della cosiddetta 'diversità'. Poco importa se la narrazione sia stata fedelissima o meno al vissuto di uno dei più importanti sound designer di cui si è avvalso il cinema italiano (Giordana, Garrone, Ancarani sono alcuni dei registi che hanno lavorato con lui). Quello che conta è che Bortone ha saputo cogliere nei dettagli molti elementi collegati alla perdita della vista.

Sa evidenziare, ad esempio, la diversa collocazione nei confronti delle potenzialità operative tra chi è nato privo delle capacità visive e chi invece le ha perse successivamente. Così come sa, con grande delicatezza, delineare, nelle figure dei genitori di Mirco, l'iniziale tentativo di negare la realtà (e quindi di rischiare di privare il soggetto del necessario aiuto) per poi passare a una consapevolezza che non significa però costringere il soggetto a una vita già preindirizzata su binari immodificabili.

Ci ricorda poi che è stato necessario compiere una vera e propria rivoluzione in riferimento a ciò che si definiva come 'handicap' stigmatizzando già nel termine la condizione. Mirco bambino compensa la mancanza della vista sviluppando l'udito. Lo fa in una maniera creativa capace di coinvolgere anche chi si stava adagiando passivamente nell'ubbidienza a regole apparentemente immutabili. Di strada in materia ce n'è ancora da percorrere ma all'epoca quelli qui descritti furono i fondamentali primi passi.

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Una favola moderna ispirata a una storia vera.
Recensione di Mattia Nicoletti
lunedì 23 ottobre 2006

Agli inizi del 1970, un bambino, Mirco Mencacci, si ferisce con un colpo di fucile e perde la vista. Costretto a frequentare le scuole per non vedenti, Mirco sviluppa la passione per il suono e nel tempo diventerà uno dei più grandi montatori cinematografici audio italiani.
Questa storia realmente accaduta è un modo, per Cristiano Bortone, di mettere in luce sia le problematiche dei non vedenti, relegati a istituti differenziati, sia le capacità artistiche di un uomo che ha costruito un successo sulla diversità. Rosso come il cielo è un film dolce e aggressivo, critico e pieno di pathos, che non deve essere valutato per la messa in scena non particolarmente innovativa e degna di nota, ma per la poesia con cui il percorso di un uomo, segnato fin dall'infanzia, rappresenti un simbolo di reazione agli accadimenti della sua vita e del nostro paese. Lo spettatore è messo di fronte alla dura realtà, alla folle politica statale di considerare i ciechi, persone non abili ad avere un'esistenza al pari degli altri, e la denuncia, grazie a una grande direzione della fotografia, si fonde molto bene con l'essere dell'individuo, mantenendo l'equilibrio fra gli aspetti istituzionali e quelli umani e personali. Questa favola moderna, che ci ha regalato un grande artista, ha il grande pregio di essere svuotato da ogni retorica e da ogni elemento compassionevole, e quando le sequenze emozionano, lo fanno con grande tatto, senza alcuna gratuità, ascoltando semplicemente il cuore.

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PUBBLICO
RECENSIONI DALLA PARTE DEL PUBBLICO
venerdì 22 marzo 2013
Qwertyu

Divenuto ipovedente, Mirco viene mandato per obbligo di legge a un istituto apposito; tutt'altro che rassegnato al nuovo stile di vita, rifiuta inizialmente di imparare il Braille, che considera alla stregua di un'umiliazione, e decide di esprimersi a modo suo usando un registratore. Dinanzi alla rigida opposizione del direttore dell'istituto, il maestro Don Giulio si schiera in segreto [...] Vai alla recensione »

martedì 17 dicembre 2013
kimkiduk

Ho trovato questo film uno dei più rivoluzionari che ho visto. Anni 70 dove un bambino "diverso" per la società lotta senza saperlo contro la diversità e dove una società, che in quegli anni esisteva si muove, crede in qualcosa e ottiene. Un film che raccoglie tutto: l'impotenza delle famiglie nei confronti delle ingiustizie della società, le istituzioni [...] Vai alla recensione »

lunedì 31 maggio 2010
Georgia

guardatelo...è straordinario!

giovedì 20 febbraio 2025
bea

Il film di Cristiano Bortone "Rosso come il cielo" racconta a 360 gradi la vita di un bambino non vedente. Mi è piaciuto molto come vengono sottolineate bene le capacità dei bambini ciechi dato che mi ha fatto conoscere ancora di più questa disabilità. Regia perfetta e anche il cast. Consigliatissimo!

lunedì 3 febbraio 2014
elena2003

Ho 10 anni e ho visto il film con la mia classe. é stato bello e commuovente.Mi dispiace molto per questo bambino.Il pezzo che mi è piaciuyo di più è stato quando alcuni bambini del collegio sono andati al cinema e si sono messi a ridere,è stata la prima volta che gli ho visti ridere in tutto il film Sono molto felicie che adesso il protagonisa abbia un lavoro perchè è veramente un ragazzo ingamba!! [...] Vai alla recensione »

giovedì 13 dicembre 2012
dargam

Confesso di aver pianto. Trovo azzeccata la recensione. Un film affatto banale, poetico e mai scontato. Sinceramente toccato. Ti rimane anche il giorno dopo e questo è quanto di più rilevante possa accadere per una pellicola che narra una storia complessa, con la capacità dei bambini di saper affrontare ciò che per noi grandi è non accettabile.

Frasi
Questi bambini sono normali; i genitori conoscono questi bambini? sanno quello che sentono?
Una frase di Don Giulio (Paolo Sassanelli)
dal film Rosso come il cielo - a cura di Veronica
STAMPA
RECENSIONI DELLA CRITICA
Alberto Crespi
L'Unità

Primi anni '70: in un paesino della Toscana vive il piccolo Mirco, un bimbo sano, con una bella famiglia, appassionato di cinema. A causa di un incidente domestico, Mirco si ferisce agli occhi e perde progressivamente la vista fino a rimanere cieco. Le scuole «normali» non possono più occuparsi di lui: i genitori devono mandarlo in un istituto specializzato di Genova, dove tutti gli scolari sono non [...] Vai alla recensione »

Stefano Lusardi
Ciak

La storia vera di Mirco Mencacci, rimasto cieco da bambino per un incidente, obbligato (per le leggi del tempo) a frequentare una scuola "speciale", ma dotato di una creatività che lo ha portato a diventare un grande montatore del suono (Le fate ignoranti, La meglio gioventù). Realistico, piano e abbastanza convenzionale nella struttura narrativa, il film prende il volo e si trasforma in pura poesia [...] Vai alla recensione »

Boris Sollazzo
Liberazione

Orgoglio senza pregiudizio. Questo vuole insegnarci Rosso come il cielo, tenerissima favola sui non vedenti che dimostra come l'handicap fisico possa diventare, davvero e non solo nel politically correct, una diversa abilità. La storia è semplice, come tutte le fiabe: c'è un eroe, la principessa, il cattivo ma anche tanti comprimari necessari, quasi tutti buoni.

Alberto Castellano
Il Mattino

Mirco Mencacci è un affermato montatore sonoro del cinema italiano. È cieco e Rosso come il cielo di Cristiano Bortone è ispirato alla sua infanzia segnata da un incidente casalingo in seguito al quale perse la vista. L'improvvisa menomazione riserva al ragazzo un calvario di incomprensioni, pregiudizi ed emarginazione ma anche la scoperta di una sensibilità artistica che lo porterà a sublimare l'handicap. [...] Vai alla recensione »

Alessandra Levantesi
La Stampa

Ispirato alla storia di Mirco Mencacci, noto montatore del suono del cinema italiano (da Ozpetek a Giordana), Rosso come il cielo di Cristiano Bortone è un piccolo film che conquista per l'onestà e la pulizia di stile del racconto. Siamo nel 1970, nella campagna intorno a Pontedera, dove giocando con il fucile del padre, il decenne Mirco si ferisce perdendo la vista.

Roberto Silvestri
Il Manifesto

Rosso come il cielo, di Cristiano Bortone, è un' film d'humor situazionista e «design delirante» che mette la parola fine all'accostamento tra handicap e pietismo. 1971, una fucilata per sbaglio negli occhi e Mirco Mencacci, 10 anni, perde la vista. Spedito all'istituto «David Chiossone» di Genova, dove le suore castrano chiunque con mellifluo fatalismo, Mirco si fabbrica una «vita di scorta» (direbbe [...] Vai alla recensione »

Paolo D'Agostini
La Repubblica

Onore a questo piccolo, minuscolo film italiano. In mezzo a un generale abuso di ricorso a "storie vere" che non nobilitano ma casomai denunciano l'impotenza creativa del cinema (non ci si stanca di ripetere: meglio un bel documentario magari dal robusto spirito giornalistico che una delle solite biografie soporifere ancorché o proprio perché, spesso, dall'animo edificante), qui il regista-produttore [...] Vai alla recensione »

Jean-Luc Douin
Le Monde

Gamin de Toscane, Mirco, dix ans, perd la vue à la suite d'un accident domestique. La loi italienne ne laisse aucun espoir à ses parents qui, en dépit de leurs supplications, sont contraints de l'envoyer à Gênes, dans une école spécialisée pour les non voyants. Mirco a du mal à s'adapter à cet internat religieux, à ses règlements rigides. Il affronte d'emblée un garçon de sa classe qui joue les caïds [...] Vai alla recensione »

Gian Luigi Rondi
Il Tempo

Bambini ciechi. Qui da noi, fino alla metà dei Settanta, se erano tali, venivano affidati a istituzioni che non facevano nulla per addestrarli a una vita normale. Abolite per legge, sono state sostituite adesso da organismi che, indicandoli meno crudelmente come "non vedenti", ne coltivano le doti, avviandoli anche a vere professioni. Quel periodo di transizione è seguito nel film di oggi da Cristiano [...] Vai alla recensione »

Fabio Ferzetti
Il Messaggero

In una Toscana vicina e insieme remota come una favola (siamo nel 1971), un bambino di dieci anni si ferisce agli occhi, perde la vista, finisce in un istituto per ciechi a Genova. Dove per non rassegnarsi ai metodi discriminatori di allora dà vita a una piccola grande rivoluzione. Personale e collettiva. E' Rosso come il cielo, quarta regia di Cristiano Bortone, vivace autore, produttore e talent [...] Vai alla recensione »

winner
david giovani
David di Donatello
2007
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