Paradise Now

Film 2005 | Drammatico +13 90 min.

Titolo originaleParadise Now
Anno2005
GenereDrammatico
ProduzioneGermania, Paesi Bassi, Francia
Durata90 minuti
Regia diHany Abu-Assad
AttoriLubna Azabal, Hamza Abu-Aiaash, Kais Nashif, Lutuf Nouasser, Ali Suliman Mohammad Bustami, Ahmad Fares, Waleed On-Allah.
Uscitavenerdì 14 ottobre 2005
RatingConsigli per la visione di bambini e ragazzi: +13
MYmonetro 3,23 su 41 recensioni tra critica, pubblico e dizionari.

Regia di Hany Abu-Assad. Un film con Lubna Azabal, Hamza Abu-Aiaash, Kais Nashif, Lutuf Nouasser, Ali Suliman. Cast completo Titolo originale: Paradise Now. Genere Drammatico - Germania, Paesi Bassi, Francia, 2005, durata 90 minuti. Uscita cinema venerdì 14 ottobre 2005Consigli per la visione di bambini e ragazzi: +13 - MYmonetro 3,23 su 41 recensioni tra critica, pubblico e dizionari.

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Hany Abu-Assad dirige un film sulle vittime della "liberta'": le ultime 48 ore di due kamikaze palestinesi. Il film ha ottenuto 1 candidatura a Premi Oscar, Il film è stato premiato al Festival di Berlino, ha vinto un premio ai Golden Globes, In Italia al Box Office Paradise Now ha incassato nelle prime 10 settimane di programmazione 97,1 mila euro e 16,9 mila euro nel primo weekend.

Paradise Now è disponibile a Noleggio e in Digital Download
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Consigliato sì!
3,23/5
MYMOVIES 2,75
CRITICA N.D.
PUBBLICO 3,09
CONSIGLIATO SÌ
Vincitore del Golden Globe come Miglior Film Straniero, una lezione di cinema, di quel cinema che non vuole imporre un pensiero ma piuttosto suscitarlo.
Recensione di Giancarlo Zappoli
Recensione di Giancarlo Zappoli

Khaled e Said si conoscono fin da quando erano bambini ed ora lavorano presso un meccanico seppure con qualche problema causato dalle intemperanze di uno dei due. E' però arrivato per loro un giorno speciale: sono stati scelti perché, dopo un lungo periodo di inattività, si è deciso di tornare a compiere un attentato kamikaze a Tel Aviv. Dovranno farsi esplodere a un quarto d'ora di distanza l'uno dall'altro.
Non era per nulla facile né prevedibile che un film fondamentalmente di produzione palestinese potesse affrontare un tema da sempre scottante come quello degli attentati compiuti da uomini pronti a farsi esplodere con l'equilibrio e la lucidità che Hany Abu-Assad mette in questo film vincitore del Golden Globe come miglior film straniero.
A fare da fondamentale ago della bilancia è un personaggio non citato nella sinossi. Si tratta di Suha, la giovane donna che apre il film. È cresciuta all'estero e ora torna nella sua terra per vederla disseminata di posti di blocco che non sono solo fisici ma che si sono moltiplicati anche sul piano mentale. È con lei che Said potrebbe veder iniziare una vicenda sentimentale ed è sempre con lei che Khaled si troverà a confrontarsi in modo molto diretto sulla situazione. Chi è martire e chi è carnefice? Gli israeliani o i palestinesi? In lontananza sembrano riecheggiare le riflessioni dell'israeliano Amos Oz raccolte nel libro "Contro il fanatismo" mentre seguiamo il rituale della 'vestizione' con l'esplosivo e ciò che accade successivamente.
Non manca anche un giudizio, non poi così tra le righe, su chi invia gli altri a conquistarsi il Paradiso: sia il braccio armato che quello reclutante e colto non sono altrettanto disponibili ad offrire le proprie vite alla causa. Rimane poi impressa nella memoria (oltre a tutta la parte finale) la sequenza in cui si videoregistra il testamento dei due 'martiri': è una lezione di cinema. Di quel cinema che non vuole imporre un pensiero ma piuttosto suscitarlo.

Sei d'accordo con Giancarlo Zappoli?
Un film avvincente e significativo che spiega, senza giudizi e senza retorica, il punto di vista di un martire omicida.
Recensione di Francesca Felletti

Storia di un terrorista palestinese di Nablus che deve compiere la sua missione suicida a Tel Aviv. Il ritratto che emerge è quello di un uomo che sceglie di dare la vita per i suoi ideali e per il suo popolo. Rinuncia all'amore che sta nascendo con la bella Lubnza Azabal (Exils) e all'affetto della sua famiglia per continuare la resistenza all'occupazione e per riscattarsi dall'onta di avere avuto un padre che ha collaborato con gli israeliani.
La narrazione del palestinese Hany Abu-Assad (Rana's Wedding) è avvincente e racconta le ultime 48 ore del kamikaze Said e del suo amico Khaled, nella loro "missione santa" verso la morte: i riti della preparazione fisica e spirituale al passaggio, la foto da guerriero che verrà poi affissa in città, il video per i fedeli e i famigliari.
Un film significativo che spiega, senza giudizi e senza retorica, il punto di vista di un martire omicida.

Sei d'accordo con Francesca Felletti?
Su MYmovies il Dizionario completo dei film di Laura, Luisa e Morando Morandini

Saïd e Khaled, due giovani palestinesi che lavorano nello stesso garage di Nablus, sono avvicinati dall'inviato di una organizzazione innominata e apprendono di essere stati scelti, in conformità ai loro desideri, per compiere una missione suicida a Tel Aviv. Scritto e diretto da un regista arabo israeliano, nativo di Nazareth (esordiente a Cannes 2002 con Rana's Wedding , commedia grottesca nella Palestina occupata), è il 1° film di finzione che affronta il tema degli attentati-suicidi dal punto di vista palestinese. L'intento di Abu-Assad sembra chiaro: capire senza giustificare, ma l'argomento presenta difficoltà quasi insormontabili che il film supera soltanto in parte. Lo si sente nella scena in cui i due attentatori registrano il loro testamento: l'accento è messo sulla dimensione politica della loro azione, minimizzando quella del fanatismo religioso. Nell'omettere le conseguenze della missione omicida e suicida e nel descriverne, invece, la genesi, il comportamento, i particolari pratici e psicologici risiede l'interesse del racconto e, forse, la sua moralità.

Tutte le recensioni de ilMorandini
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PUBBLICO
RECENSIONI DALLA PARTE DEL PUBBLICO
venerdì 8 aprile 2011
paperino

Un diverso punto di vista è quello che ci offre questo film mostrandoci  due kamikaze in un modo molto differente dai cliché  a cui siamo abituati. Per quel che mi riguarda,almeno, ho sempre immaginato questi  " martiri" come appartenenti ad un'associazione molto chiusa, composta da fanatici religiosi che ne controllano la vita in ogni momento.

lunedì 28 novembre 2011
Giulio Dispenza

Strisca di Gaza 2005. Due giovani ragazzi vengono scelti da un gruppo di terroristi palestinesi per compiere un attentato suicida contro il nemico Israeliano. Il film racconta la storia avvincente delle due giornate che anticipano l'attentato, sottolineando la paura,l'orgoglio, la freddezza e i ripensamenti che i due futuri kamikaze affronteranno.

giovedì 13 ottobre 2016
Filippo Catani

Due giovani palestinesi vengono scelti per farsi esplodere in Israele a un quarto d'ora di distanza l'uno dall'altro. Qualcosa però nel piano va storto e le cose prenderanno una piega inaspettata. Uscito una decina di anni fa, questo film è di un'attualità davvero stringente. Il film è ambientato in quello che purtroppo è lo scenario e il crocevia [...] Vai alla recensione »

mercoledì 9 settembre 2009
Sinkro

Pellicola dura e attuale su quel che succede nella striscia di Gaza. Due giovani vengono chiamati ad affrontare un martirio per la propria ideologia. Giusto o non giusto (o meglio: condivisibile / non condivisibile) vediamo solo voci palestinesi con i dialoghi stupendi tra i protagonisti e la controparte. Senza fronzoli o retorica o buonismo ci mostra una parte che spesso sfugge ai nostri occhi. Crudo, [...] Vai alla recensione »

domenica 19 aprile 2009
Buddha94

Il film fa bene quello che deve fare: narrare da una nuova prospettiva il mondo dei kamikaze e quello della guera in Medio Oriente. L'aspetto psicologico dei personaggi è descritto molto bene. L'unica cosa del film che mi ha lasciato perplesso è che sia Khaled che Said abbiano cambiato idea e si siano invertiti le posizioni in così breve tempo. Ciononostante il film è decisamente interessante e merita [...] Vai alla recensione »

STAMPA
RECENSIONI DELLA CRITICA
Valerio Sammarco
Il Tempo

A Nablus, sulla striscia di Gaza, la vita di Khaled (Ali Suleiman) e Said (Kais Nashef), amici da quando avevano otto anni, procede lentamente e tristemente. Quando giungerà il loro momento - sono stati scelti per compiere un attentato kamikaze ad Israele - i due ragazzi palestinesi decideranno di affrontarlo a testa alta. I preparativi, la video-testimonianza del martire, la vera e propria "ultima [...] Vai alla recensione »

Roberto Nepoti
La Repubblica

Appartiene a quel stretto numero di film, Paradise now di HanyAbu-Assad, dove riesce difficile concentrarsi sulla forma linguistica: tanta è la forza con cui situazioni mai viste su uno schermo afferrano la tua attenzione, senza permetterle di allentarsi fino all’ultima immagine. Detto in poche righe, il soggetto è insufficiente a far capire la grande novità della prospettiva adottata dai regista palestines [...] Vai alla recensione »

Federica Lamberti Zanardi
Il Venerdì di Repubblica

Cosa passa nella testa e nel cuore di un ragazzo che ha deciso di farsi saltare in aria? Perché si decide di diventare un martire di Allah, un temuto kamikaze? Il regista palestinese Hany Abu-Assad ha cercato di scavare nell’anima di chi fa una simile scelta. E ha raccontato gli ultimi giorni di due giovani palestinesi ingaggiati dalla resistenza per un attentato suicida a Tel Aviv.

Antonello Catacchio
Ciak

Paradise Now è stato per anni sinonimo di liberazione per lo spettacolo del Living Theatre. Ora il senso è cambiato. Il regista palestinese Hany Abu-Assad forse neppure sa dell’omonimia. La liberazione si è trasformata in promessa e paradiso ottenuto attraverso attentati kamikaze. Questo è il destino di Khaled e Said, raggiunti dalla sacra chiamata.

Redazione
D di Repubblica

Ci vuole una certa dose di coraggio, alcuni la definiscono sconsideratezza, per girare un film in un Paese occupato militarmente. Lo sa bene il quarantatreenne regista palestinese Hany Abu Assad. Durante le riprese del suo film Paradise Now, il primo girato nella West Bank, incentrato sulla storia di due giovani palestinesi pronti a diventare attentatori suicidi, un’esplosione - vera - ha quasi ucciso [...] Vai alla recensione »

Emiliano Morreale
Film TV

Due amici d’infanzia, Khaled e Said, fanno la vita che possono a Nablus, tra disoccupazione e check point. Ma i due miti ragazzi sono anche due aspiranti kamikaze, e lo scopriamo quando vengono prescelti per una missione suicida in Israele. Il racconto segue il loro presumibile ultimo giorno di vita, con tutti i preparativi per l’attentato e vari intoppi.

Pedro Armocida
Il Giornale

Ci hanno provato in tanti a cercare di capire cosa passi per la testa di un kamikaze. Le risposte non sono mai state semplici né univoche. Proprio come capita a Paradise Now del regista palestinese Hany Abu-Assad che nel raccontare le ultime 24 ore di due giovani amici a Nablus, Said e Khaled, di lì a poco kamikaze, non riesce però a fornire le profonde motivazioni che li animano.

Lidia Ravera
L'Unità

Hanno due belle facce da poveri, Khaled e Saìd. Sono giovani, allegri in superficie come è d’obbligo a 20 anni, lavorano da un carrozziere, e la sera tornano nelle loro case-tana piene di fratelli e sorelle e mamme che cucinano per tutti. Saìd è senza padre, Khaled ha un padre invalido. Il padre di Said è stato ucciso pera ché «collaborazionista». Al padre di Khaled i soldati israeliani hanno tagliato [...] Vai alla recensione »

Fabio Ferzetti
Il Messaggero

Il giovane pronto a immolarsi per la Palestina se ne sta davanti alla videocamera dei suoi compagni di lotta. Mitra eretto, sguardo fiero, recita un proclama solenne contro Israele, dà l’addio alla famiglia, cita il Corano... Ma c’è un contrattempo, la telecamera si inceppa, bisogna ricominciare. Fosse il set di un film, ci sarebbe da ridere. Ma non siamo in un teatro di posa, è tutto vero.

Gian Luigi Rondi
Il Tempo

Cosa spinge un kamikaze ad assassinare dandosi nello stesso tempo la morte? Questo aberrante processo psicologico ce lo illustra un regista palestinese noto ai festival, Hany Abu-Assad, finanziato però anche da europei e israeliani. Comincia in un campo profughi nei dintorni di Nabluz dove ci presenta due amici che, avendo dichiarato a una loro organizzazione di essere pronti per azioni di guerra, [...] Vai alla recensione »

Dario Gianni
Il Riformista

Forse un giorno, se e quando ci sarà una pace duratura in Medio Oriente, la storia ricorderà più il positivo contributo del regista palestinese Hany Abu Assad e del suo film Paradise now, che le gesta dei tanti “shaeed” suicidi di cui parla la pellicola. Nella storia di Khaled e Said, aspiranti martiri suicidi a Tel Aviv, c’è posto infatti anche per l’amore e per la speranza, quasi mai per la propaganda [...] Vai alla recensione »

Titta Fiore
Il Mattino

Per la prima volta si vedono, in un film, le ultime ore di due kamikaze palestinesi. Si vedono i riti purificatori dei corpi che saranno rivestiti con i giubbotti esplosivi, si vedono la registrazione dell'ultimo messaggio a chi resta, ai militanti, alle famiglie, e poi le angosce, i ripensamenti dell'uno, la determinazione dell'altro al martirio, inteso come strumento («se avessimo gli aerei, non [...] Vai alla recensione »

Roberto Silvestri
Il Manifesto

I kamikaze, perché, come, quando. Con alcuni «se» e alcuni «ma». Se Paradise now, coproduzione franco-tedesca diretta da Hany Abu-Assad (Rana's wedding e Ford Transit), palestinese d'Olanda, troverà un distributore in Israele, si darà un incentivo pubblico alla stampa delle copie e alla promozione del film. Lo ha promesso ieri a Berlino Katriel Schory, capo dell'Israel Film Fund.

Roberto Silvestri
Il Manifesto

Per capire meglio «la passione di vita» che fa esplodere Roberto Benigni in mille versi, dovrebbe essere visto contemporaneamente anche questo dramma prosaico sulla passione di morte che fa esplodere un kamikaze che usa diversamente la glicerina. I kamikaze, chi, perché, come, quando. Con alcuni «se» e alcuni «ma». Se Paradise now, coproduzione franco-tedesca diretta da Hany Abu-Assad (Rana's wedding [...] Vai alla recensione »

Redazione
Il Giornale

Primo film sugli attentatori suicidi palestinesi, Paradise Now («Paradiso ora») di Hany Abu-Assad è un tipico film da Festival (nella fattispecie, Berlino): aspro nel tema, basso nel costo, alto nelle mire, scarso negli esiti. Era meglio, allora, lo schierato ma umoristico Intervento divino di Elie Suleiman, premiato tre anni fa a Cannes; ma era molto peggio l'ipocrita Private di Saverio Costanzo, [...] Vai alla recensione »

Natalino Bruzzone
Il Secolo XIX

Luccicanza e opacità di un film politico. Paradise Now trova coraggio, forza, toni e misura per esplorare la mente dei kamikaze fotografando la sua storia direttamente a Nablus, dove il territorio diventa palco della tragedia dei due giovani palestinesi, Khaled e Said, destinati a lasciarsi esplodere tra gli israeliani. E un modo tremendo per sfuggire alla “prigione” quotidiana e a un’allucinante disperazio [...] Vai alla recensione »

Alberto Castellano
Il Mattino

Se c'è un elemento cinematografico che gli autori dell'ultima generazione hanno migliorato rispetto a quelli delle generazioni precedenti è l'ambientazione delle storie, lo scenario affrancato da semplice sfondo, la sensibilità per il contesto geografico, la cura per i luoghi fisici, la scoperta delle periferie e dei piccoli centri di provincia. Anche Texas dell'esordiente regista e attore teatrale [...] Vai alla recensione »

Mariarosa Mancuso
Il Foglio

Hai voglia a dire “martiri”. Quando i palestinesi Said e Khaled vengono informati che la missione suicida – far saltare in aria un autobus israeliano – è stata fissata per il giorno dopo, la prima cosa che chiedono è “Domani? Ma proprio domani?”. Avuta la conferma, si tagliano i capelli, e cominciano i preparativi. Il video, per esempio. La videocassetta di addio alle famiglie (scopriremo poi che ha [...] Vai alla recensione »

winner
menzione d'onore
Festival di Berlino
2005
winner
miglior film straniero
Golden Globes
2006
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