La strada di Levi

Film 2005 | Documentario, 92 min.

Anno2005
GenereDocumentario,
ProduzioneItalia
Durata92 minuti
Regia diDavide Ferrario, Marco Belpoliti
Uscitavenerdì 19 gennaio 2007
Distribuzione01 Distribution
MYmonetro 2,76 su 18 recensioni tra critica, pubblico e dizionari.

Regia di Davide Ferrario, Marco Belpoliti. Un film Genere Documentario, - Italia, 2005, durata 92 minuti. Uscita cinema venerdì 19 gennaio 2007 distribuito da 01 Distribution. - MYmonetro 2,76 su 18 recensioni tra critica, pubblico e dizionari.

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Ultimo aggiornamento lunedì 14 settembre 2015

Il regista, insieme con lo scrittore Marco Belpoliti, ripercorre oggi l'itinerario che Primo Levi, nel 1945, percorse per tornare a Torino dal campo di concentramento di Auschwitz. In Italia al Box Office La strada di Levi ha incassato nelle prime 4 settimane di programmazione 139 mila euro e 28,7 mila euro nel primo weekend.

Consigliato sì!
2,76/5
MYMOVIES 2,00
CRITICA 3,12
PUBBLICO 3,17
CONSIGLIATO SÌ
Davide Ferrario si confronta con la rappresentazione della Shoah, riaprendo il discorso sul linguaggio cinematografico impiegato per rendere immaginabile l'inimmaginabile.
Recensione di Marzia Gandolfi
sabato 21 ottobre 2006
Recensione di Marzia Gandolfi
sabato 21 ottobre 2006

Dopo la liberazione dal campo di sterminio di Auschwitz, il 27 gennaio 1945, Primo Levi intraprese un lungo viaggio attraverso l'Europa per tornare a casa, in Italia. Davide Ferrario e Marco Belpoliti ripercorrono quei seimila chilometri che separavano Levi da Torino, confrontando l'Europa descritta nelle sue pagine con quella contemporanea. Una strada lunga dieci mesi, formalizzata ne "La Tregua", uno dei suoi romanzi più celebri sulla Shoah, sulla sopravvivenza e sul ritorno, seguito di "Se questo è un uomo".
Levi percorse l'Europa nell'intervallo compreso tra la fine del Secondo conflitto mondiale e la Guerra Fredda, Ferrario e Belpoliti compiono la stessa strada in un tempo questa volta sospeso tra la caduta del Muro di Berlino e l'undici settembre 2001. Il progetto di Ferrario, pure nobile e commovente, mostra limiti evidenti nella realizzazione confusa che non spiega la relazione e il passaggio di senso tra Ground Zero e l'Europa prostrata dell'Est. Qual è il nesso tra il fondamentalismo islamico e l'acciaieria di Nowa Huta in Polonia, costruita dal regime comunista e visitata in compagnia di Andrzej Wajda? E ancora, tra le guerre preventive di "liberazione" e l'ignobile assassinio del cantante ucraino Igor Bilozir, del gulag di Novograd-Voljinsky in Bielorussia, della centrale esplosa di Chernobyl appena al di là del confine con l'Ucraina, del cammello di Mogylev-Podilskji, degli emigranti diretti in Italia dalla Moldavia, delle aziende italiane in Romania, dei neo-nazisti negazionisti della Germania e di Mario Rigoni Stern sull'altopiano di Asiago? Perché cercare nei luoghi di Levi risposte a questioni moderne e sconosciute alla vecchia Europa? Nell'infinito peregrinare di questo road-movie senza attori e in compagnia della sola voce off, Davide Ferrario si confronta ovviamente con la rappresentazione della Shoah, riaprendo il discorso sul linguaggio cinematografico impiegato per rendere immaginabile l'inimmaginabile, rivelando ancora una volta tutta la difficoltà del cinema a riferire di questo evento e di rappresentarlo nella sua unica oggettività storica e morale.

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PUBBLICO
RECENSIONI DALLA PARTE DEL PUBBLICO
lunedì 6 gennaio 2020
gianleo67

Da Ground Zero ad Auschwitz, e poi sulle tracce del lungo e tortuoso percorso nel cuore dell 'Europa orientale devastato dalla guerra seguito da Primo Levi di ritorno a casa sessantanni prima, si snoda questa ricognizione documentaria di Davide Ferrario e Marco Belpoliti. Anche questo, come quello di allora, l'interregno problematico e complesso di una tregua, un periodo di sospensione tra [...] Vai alla recensione »

STAMPA
RECENSIONI DELLA CRITICA
Mauro Gervasini
Film TV

Eccolo, il film da difendere e promuovere con tutte le forze. Esce in poche copie e rischia di avere una permanenza "a tempo: faranno fede gli incassi dei primi giorni. Fondamentale, quindi, il passaparola: andate a vederlo e poi, se vi è piaciuto, come speriamo e crediamo, consigliatelo agli amici. Grazie al tam tam dei (primi) spettatori, Davide Ferrario ha trasformato un film nel quale credevano [...] Vai alla recensione »

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