Mystic River

Film 2003 | Drammatico 137 min.

Regia di Clint Eastwood. Un film Da vedere 2003 con Sean Penn, Tim Robbins, Kevin Bacon, Laurence Fishburne, Marcia Gay Harden, Laura Linney. Cast completo Genere Drammatico - USA, 2003, durata 137 minuti. - MYmonetro 4,10 su 15 recensioni tra critica, pubblico e dizionari.

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Ultimo aggiornamento martedì 31 gennaio 2012

Clint Eastwood ci regala ancora una volta un thriller che cerca il proprio equilibrio sugli stati d'animo interiori lasciando totalmente da parte i colpi di scena classici. Il film ha ottenuto 6 candidature e vinto 2 Premi Oscar, 1 candidatura a David di Donatello, 5 candidature e vinto 2 Golden Globes, 3 candidature e vinto un premio ai SAG Awards, Il film è stato premiato a AFI Awards, In Italia al Box Office Mystic River ha incassato 5,7 milioni di euro .

Passaggio in TV
domenica 1 marzo 2026 ore 11,35 su IRIS

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su TROVA STREAMING e in DVD e Blu-Ray Compra subito

Consigliato assolutamente sì!
4,10/5
MYMOVIES 4,50
CRITICA
PUBBLICO 3,79
ASSOLUTAMENTE SÌ
Un thriller ad alta densità psicologica.
Recensione di Giancarlo Zappoli
Recensione di Giancarlo Zappoli

Stati Uniti negli anni Sessanta. Un bambino viene prelevato da un uomo molto autoritario e portato via con un'auto. Verra' violentato e poi riuscira' a fuggire. Due suoi compagni scampano alla stessa sorte. Oggi. L'uomo ha un figlio che ama. I suoi due amici sono divenuti uno un poliziotto e l'altro un commerciante. Un giorno la figlia diciannovenne di quest'ultimo viene trovata massacrata e i sospetti piano piano ricadono proprio sull'ex bambino violentato. Clint Eastwood ci regala ancora una volta un thriller che cerca il proprio equilibrio sugli Stati d'animo interiori lasciando totalmente da parte i colpi di scena classici. Trova in Sean Penn e in Tim Robbins due interpreti ideali. In particolare il primo che riesce a conferire al personaggio del padre dilaniato dal lutto una profondita' e una complessita' di accenti ormai rare anche nel cinema americano.

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Recensione di Davide Morena
venerdì 31 ottobre 2003

Ci siamo abituati davvero male al cinema hollywoodiano.
Se un tempo parlare di "cinema europeo", di "cinema orientale" o di "cinema americano" significava semplicemente individuare una marca stilistica piuttosto che un'altra, poco più che piantare dei segnali per muoverci all'interno di un flusso in realtà ben poco distinto e frammentato, oggi i contorni si sono fatti molto più netti. Come continenti alla deriva i luoghi di produzione cinematografica si sono allontanati tra loro, si sono isolati, hanno percorso storie ed evoluzioni diverse. Basti pensare al fenomeno dei remake che tanto Hollywood quanto Bollywood fanno l'uno dei film dell'altro: i produttori avvertono l'esigenza di dare al "proprio" pubblico un prodotto ad esso più congeniale, un prodotto "normalizzato". I film - a parere dei produttori - non basta più tradurli dal punto di vista linguistico, vanno tradotti nella forma, nel contesto, nell'ambientazione, nei valori che ispirano i personaggi e nell'ottica di chi li andrà vedere. Vanno rifatti. È per questo motivo che il protagonista latino benestante di Abre los ojos non è credibile agli occhi dello spettatore medio occidentale, e perciò bisogna farlo diventare uno W.A.S.P. con tanto di complesso edipico e faccia da Tom Cruise in Vanilla sky - sempre a parere di produttori che danno per scontata l'esistenza dello "spettatore medio". Perciò il cinema americano ha assunto nella nostra concezione una connotazione ben specifica, e ci aspettiamo da esso quanto esso ci ha sempre offerto. Il primo commento che ho sentito alla fine di Mystic River è stato "non mi è piaciuto, è un'americanata". Come se un film americano potesse in qualche modo non essere americano.
Siamo abituati male al cinema di Hollywood perché siamo sicuri che ogni film lì prodotto abbia bisogno di effetti speciali, di risvolti imprevedibili della sceneggiatura, di happy ending, per tenerci a bocca aperta davanti allo schermo per due ore e venti.
E allo stesso modo siamo abituati male perché gridiamo al miracolo ogni qualvolta un filmaker americano usa un linguaggio filmico che va in controtendenza rispetto al canone.
Siamo abituati male perché vedendo un film dobbiamo rintracciarvi un'affiliazione: è un film che segue il canovaccio delle produzioni hollywoodiane o lo contesta e se ne distacca?
Guardando Mystic River viene il sospetto che esista un cinema americano, fatto tanto da giovani appassionati quanto da leggende viventi di nome Clint Eastwood, che sinceramente se ne infischia di fare o non fare un certo tipo di film; che non se lo chiede se vuol lanciare un messaggio che sia pro o contro lo status quo. Che nemmeno ci pensa a lanciare un messaggio.
Viene il sospetto che certe storie, semplici ma che ci rapiscono e non ci lasciano più andare, possano essere nate davvero dalle esperienze e dalla fantasia di chi ce le racconta e non all'interno del fiume autoreferenziale della narrativa - di ogni tipo - contemporanea.
Viene il sospetto che l'America, aldilà del fatto che sia un posto bello o brutto, innocente o criminale, buono o cattivo, sia anche un posto dove gente vera vive vite vere, fa cose tutto sommato non grandiose e poi muore. E in mezzo a questa gente c'è qualcuno che ha il talento di raccontare storie, di raccontare il proprio mondo, né bello né brutto: il proprio mondo e basta.
Viene il sospetto che negli Stati Uniti ci sia spazio e fermento per qualcosa che, non senza un brivido, potremmo un giorno chiamare "neorealismo americano". Mystic River è un film sincero e spregiudicato, che racconta senza isterismi una storia allucinante, come fanno al bar gli amici dopo il lavoro. Immune dall'ossessione da documentario tanto in voga in questi giorni, Eastwood non ha l'intento di raccontare una storia vera attraverso i volti di esordienti, perciò si affida senza timore ad un cast di attori di fama e spessore indiscussi per realizzare questo capolavoro: il bravo Kevin Bacon, il magnifico Tim Robbins e uno Sean Penn che se già era grande, con Mystic River è divenuto un gigante.
La storia ha un retrogusto italiano e, non a caso forse, richiama il pluripremiato La stanza del figlio di Moretti, nella prima parte, e l'Abel Ferrara - che di cinema italiano se ne intende - più ossessionato nella seconda. Una trama che parte come mille altre ma che lentamente si insinua sotto la nostra pelle, lasciandoci capire tutto quello che succederà, mettendoci però addosso la smania di sentirlo raccontare fino in fondo. Le cose non vanno complicandosi in sottotrame sempre più fitte e intricate, come ci aspetteremmo, ma vanno chiarendosi in un modo che le rende ancor più agghiaccianti: quando dovremmo scoprire chi sono i buoni e chi sono i cattivi, scopriamo che sono, banalmente, tutti buoni e tutti cattivi (soprattutto cattivi). Drammaticamente normali.
Mystic River, ventiquattresimo film di Clint Eastwood, lascia in bocca l'amaro che già avevamo provato col meraviglioso Un mondo perfetto, misto allo stupore che si prova quando si assiste ad uno spettacolo monumentale: un gusto particolare che capita di provare tanto raramente e forse per questo è impossibile da dimenticare.

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Recensione di Stefano Lo Verme

Jimmy Markum, Sean Devine e Dave Boyle sono tre uomini cresciuti insieme in un quartiere operaio di Boston; la loro infanzia era stata segnata dal rapimento di Dave, vittima delle violenze di due pedofili. Venticinque anni dopo, i loro destini si intrecciano nuovamente quando la figlia adolescente di Jimmy, Katie, viene trovata uccisa; Sean, diventato un poliziotto, si occupa delle indagini, mentre Dave è fra i sospettati dell'omicidio... Il veterano Clint Eastwood porta sul grande schermo il romanzo La morte non dimentica di Dennis Lehane, realizzando uno dei suoi film più cupi e disperati, un autentico capolavoro firmato dal regista de Gli spietati. Sceneggiato da Brian Helgeland (L.A. Confidential) ed interpretato da un cast d'eccezione, Mystic River prosegue quel viaggio negli abissi più profondi dell'animo umano già intrapreso da Eastwood nei suoi titoli precedenti, permettendogli di tracciare un affresco impietoso della condizione dell'individuo nel deserto della morale tipico della società contemporanea, in cui i limiti fra Bene e Male si fanno sempre più labili e incerti, e non esiste più alcuna differenza fra giustizia e vendetta. Una vera e propria tragedia moderna nella quale non c'è un Dio in grado di offrire una possibilità di redenzione, né tantomeno un fato capace di dare un senso all'orrore e alla sofferenza. Gli eventi narrati dal film hanno luogo a East Buckingham, un sobborgo proletario della città di Boston, nel Massachussets, bagnato dalle acque del fiume menzionato nel titolo. Nel breve prologo iniziale ci viene raccontato l'antefatto delle vicende: un episodio drammatico che scaverà un solco nelle esistenze dei tre protagonisti, sancendo il termine dell'infanzia e la fine dell'età dell'innocenza. Il tempo passa, e venticinque anni dopo ritroviamo gli stessi personaggi alle prese con le proprie vite da adulti, ma ancora gravati dall'ombra di un passato dal quale sembra impossibile liberarsi; un passato che torna prepotentemente a galla la notte in cui la figlia diciannovenne di uno di loro, Katie Markum (Emmy Rossum), viene barbaramente uccisa, gettando nel dolore suo padre Jimmy (Sean Penn). Da questo momento in poi, Mystic River diventa un giallo serrato nel quale alla ricerca dell'assassino, condotta dal detective Sean Devine (Kevin Bacon), si affiancano una catena di dubbi e sospetti che hanno per oggetto il terzo membro dell'ex-gruppo di amici, Dave Boyle (Tim Robbins).
In parte film poliziesco, in parte thriller psicologico, Mystic River trascina lo spettatore in una spirale di odio e di violenza che si concluderà con il più sanguinoso ed amaro degli epiloghi, in un finale straziante e privo di catarsi in cui, mentre la città è impegnata a festeggiare la parata del Columbus Day, i vari personaggi dovranno fare i conti con se stessi e con il peso delle proprie azioni. La regia lucida e controllata di Eastwood, autore anche della colonna sonora, dà un taglio decisamente realistico alla pellicola (caratterizzata dai toni notturni della fotografia di Tom Stern) e fa un ampio uso dei primi piani per mettere in risalto le prove degli interpreti; primi fra tutti un superlativo Sean Penn, vincitore del premio Oscar e del Golden Globe come miglior attore, e un altrettanto bravo Tim Robbins, premiato con l'Oscar come miglior attore supporter per il suo tormentato ritratto di Dave. Completano il cast Laurence Fishburne e, nei ruoli delle rispettive mogli dei due protagonisti, Laura Linney e l'eccellente Marcia Gay Harden.

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PUBBLICO
RECENSIONI DALLA PARTE DEL PUBBLICO
giovedì 29 luglio 2010
RONGIU

Il nostro è un mondo malato e senza via di scampo, a meno che...a meno che non inizi a riflettere un pochino con la tua testa, senza lasciare agli altri la possibilità di pulirti la mente magari con l’acqua di un fiume o con tv spazzatura. “Mustyc River”. Che strano titolo per un film, non certo per la storia che di mistico non ha proprio niente.

Frasi
A volte penso che ci siamo saliti tutti e tre su quella macchina
Una frase di Sean Devine (Kevin Bacon)
dal film Mystic River - a cura di laura cherubini
STAMPA
RECENSIONI DELLA CRITICA
Roberto Escobar
Il Sole-24 Ore

Iniziato nel grigio e nel silenzio d’un quartiere irlandese di Boston, Mystic River (Usa, 2003, 137’) si conclude nello stesso quartiere, vicino al ponte sul Mystic, ora però nel fragore del 4 luglio e sotto un sole triste. Sono passati più di vent’anni, e tutto si ripete. Ancora è Dave (Tini Robbins) a pagare il prezzo di questa “tragedia americana”, di questa “storia di innocenza perduta”, come Clint [...] Vai alla recensione »

NEWS
CELEBRITIES
martedì 10 marzo 2009
Stefano Cocci

Quella faccia un po' così che hanno i cowboy di Leone Rigore e inquadrature scolpite nella roccia per durare nel tempo. È la regia di Clint Eastwood ma è anche la descrizione del volto, delle espressioni e dell'alone che lo ha circondato fin dai tempi [...]

CELEBRITIES
martedì 20 gennaio 2009
Stefano Cocci

Dalla casa nella prateria al cinema impegnato Non è semplice "latte" come la traduzione dall'inglese all'italiano suggerisce. Milk, il film di Gus Van Sant, potrebbe essere considerato il coronamento dell'impegno sociale e politico del suo regista [...]

winner
miglior attore
Premio Oscar
2004
winner
miglior attore non protag.
Premio Oscar
2004
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miglior attore
Golden Globes
2004
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miglior attore non protag.
Golden Globes
2004
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miglior attore non protag.
SAG Awards
2004
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film dell'anno
AFI Awards
2004
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