| Anno | 1974 |
| Genere | Commedia |
| Produzione | Italia |
| Durata | 122 minuti |
| Regia di | Dario Argento |
| Attori | Marilù Tolo, Adriano Celentano, Glauco Onorato, Enzo Cerusico, Luisa De Santis Carla Tatò, Emilio Marchesini, Stefano Oppedisano, Fulvio Mingozzi, Loredana Martinez, Sergio Graziani, Ivana Monti, Ugo Bologna, Renato Paracchi, Luca Bonicalzi, Salvatore Baccaro, Guerrino Crivello. |
| MYmonetro | 2,91 su 1 recensioni tra critica, pubblico e dizionari. |
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Ultimo aggiornamento giovedì 5 dicembre 2024
Due uomini vengono coinvolti nei moti rivoluzionari del 1848. Ma si rendono presto conto di esser stati fregati.
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CONSIGLIATO SÌ
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Durante le cinque giornate di Milano, 18 - 22 marzo 1848, il delinquentello Cainazzo e il panettiere romano Romolo sono coinvolti nei moti antiaustriaci del Risorgimento. Dopo aver partecipato all'erezione di una barricata fatta con i mobili appartenenti ad una contessa ninfomane, scelgono di arruolarsi nelle schiere di un ambiguo barone. Entrambi assistono stupiti ad una realtà in preda al panico, si perdono ognuno per la propria strada, fino al momento in cui Cainazzo viene catturato dagli austriaci e processato dal suo vecchio capobanda. Quando, alla fine, si incontreranno di nuovo si renderanno conto di essere stati fregati.
Dopo la fortunatissima trilogia degli animali e prima del capo d'opera Profondo rosso, Dario Argento gira il suo lavoro più anomalo, l'unico della sua filmografia ad esulare dalle maglie del thriller e dell'horror. Inizialmente destinato a Nanni Loy, Le cinque giornate racconta la disillusione politica attraverso la parabola di due uomini qualunque risucchiati, loro malgrado, in una girandola di situazioni che alternano il comico, il grottesco, il drammatico e il ridicolo. Gli ideali strumentalizzati dai potenti e l'impossibilità di attuare una vera rivoluzione sono gli argomenti centrali della sceneggiatura dell'autore e del poeta Nanni Balestrini, pressoché riscritta in fase di riprese come se l'occhio registico non si fosse voluto piegare alla pagina. Lo stesso Argento scrive nella sua autobiografia: «Quella sceneggiatura era stata pensata per un regista con caratteristiche diverse, non era proprio nelle mie corde: non avevo mai fatto un film in costume, e i temi trattai erano distantissimi dai miei» (Dario Argento, "Paura", Einaudi, p. 152). Ad una visione più attenta, in effetti, si tratta di un film sbilenco, volutamente slabbrato, di un racconto di strada, libero e quasi picaresco, fatto di piccoli e abbaglianti sequenze, mosso ora da accellerazioni tipiche del muto e da numeri comici, ora da momenti anche dolenti e macabri, non riscontrabili in nessuno degli altri esperimenti accomunabili: lo si confronti con i maggiori titoli del filone rivoluzionario-risorgimentale per rendersene conto.
Scelto per il successo ottenuto in Er più - Storia d'amore e di coltello, Adriano Celentano se la cava nei panni di Cainazzo, ruolo al principio pensato per Ugo Tognazzi che uscì di scena quando il film era già entrato in produzione. Enzo Cerusico, il panettiere romano Romolo, aveva già lavorato con il regista in Il tram, episodio della serie televisiva La porta sul buio.
Le cinque giornate cui si riferisce il titolo sono, ovviamente, quelle degli scontri a Milano per la liberazione della città dal dominio austriaco, raccontate da Dario Argento in una storia grottesca ed assurda che ha per protagonista Cainazzo (Celentano), un ladruncolo da quattro soldi che, scappato di galera a seguito di un bombardamento, va alla ricerca del suo compagno [...] Vai alla recensione »