| Titolo originale | Säsom i en spegel |
| Anno | 1961 |
| Genere | Drammatico |
| Produzione | Svezia |
| Durata | 89 minuti |
| Regia di | Ingmar Bergman |
| Attori | Harriet Andersson, Max von Sydow, Gunnar Björnstrand, Lars Passgård . |
| Tag | Da vedere 1961 |
| Rating | Consigli per la visione di bambini e ragazzi: |
| MYmonetro | 4,04 su 4 recensioni tra critica, pubblico e dizionari. |
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Ultimo aggiornamento venerdì 4 aprile 2014
Primo film della trilogia di Bergman sul "silenzio di Dio" (seguiranno nel '62 Luci d'inverno - il risultato più alto - e nel '63 Il silenzio). Il film ha ottenuto 2 candidature e vinto un premio ai Premi Oscar, In Italia al Box Office Come in uno specchio ha incassato 855 .
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ASSOLUTAMENTE SÌ
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Su un'isola del Mar Baltico, Karin, una schizofrenica appena uscita dall'ospedale, trascorre una vacanza insieme al marito medico, Martin, al padre scrittore, David, e al fratello più piccolo, Minus, cui è legata da una morbosa attenzione. Mentre il padre si rivelerà interessato alla sua malattia soltanto per interessi professionali, anche il rapporto con l'attento marito si fa difficoltoso per via di una situazione psicologica sempre più critica. Dopo un grave attacco in cui ha una visione di Dio sotto forma di ragno, Karin viene portata via in ambulanza.
Quest'opera centrale nel percorso di Ingmar Bergman costituisce con i due successivi lavori il cosiddetto trittico sul "problema religioso", forse la più celebre delle sistemazioni critiche dalla sua filmografia. Del resto, fu lo stesso regista, in un primo momento, ad assimilarli dichiarando che: «Trattano di una riduzione. Come in uno specchio: certezza conquistata. Luci d'inverno: certezza messa a nudo. Il silenzio - silenzio di Dio - la copia in negativo. Perciò formano una trilogia». Più tardi, tuttavia, Bergman rivedrà la propria posizione, affermando quanto questo primo film non fosse altro che il racconto della vita matrimoniale con Käbi Laretei, il ritratto di un particolare modo di condurre insieme un'esistenza. Teorie personali e ripensamenti a parte, Come in uno specchio si offre come uno dei risultati più alti dell'opera del cineasta per una capacità fuori dal comune di indagare una malattia che è tanto mentale quanto spirituale: con un clima di costante angoscia, reso ancora più nero da un indistinto senso di minaccia presente anche nelle rare scene distese, mostra quattro personaggi ciascuno a suo modo segnati dall'incomunicabilità come da un'incapacità di stare al mondo che ha pochi uguali nella storia del cinema. Centro verso cui convergono gli altri è Karin, splendidamente interpretata da Harriet Andersson, detonatore di un cambiamento interiore che porta ad un finale in cui più che verbosità si può scorgere una salvifica via d'uscita.
È inoltre il film che segna il primo incontro di Bergman con l'amata isola di Fårö, visitata in un sopralluogo e così descritta: «In realtà non so quel che accadde. Se si vuole essere solenni si può dire che avevo trovato il mio paesaggio, la mia vera casa. Se si vuol essere allegri si può parlare d'amore a prima vista» (Ingmar Bergman, Lanterna magica, Garzanti, p. 189).
Un anno dopo averne ricevuto uno per La fontana della vergine, il regista fu premiato con il secondo dei suoi quattro Oscar. Al Festival internazionale del cinema di Berlino, si aggiudicò, invece, il premio O.C.I.C.
Il titolo è tratto dalla Prima Lettera di San Paolo ai Corinti, capitolo 13, versetto 12: «Adesso noi vediamo come in uno specchio, in maniera confusa; allora vedremo faccia a faccia».
Primo film della trilogia di Bergman sul "silenzio di Dio" (seguiranno nel '62 Luci d'inverno - il risultato più alto - e nel '63 Il silenzio). Su di un'isola deserta, quattro personaggi: David, il padre, uno scrittore ambizioso ed egoista; Karin, la figlia, una schizofrenica che crede d'aver rapporti con Dio; Minus, il figlio, sedotto dalla sorella; Martin, il marito della figlia, medico. Karin, dopo l'incesto, verrà ricoverata e Minus, sconvolto, resterà ancora più solo. Figlio d'un pastore protestante ed erede d'una tradizione nordica che vive la problematica religiosa della ricerca di Dio in termini di angoscia esistenziale, Bergman crea come al solito degli splendidi personaggi, interpretati con estremo rigore: ma in seguito il suo discorso s'intorbida e rimane un puro e semplice gioco letterario, anche se affascinante.
Un tranquillo week-end di umana paura, potremmo definirlo. Poco più di ventiquattro ore di una breve ...vacanza da incubo dei quattro membri di una benestante famiglia svedese, su un'isoletta ventosa del Mar Baltico. Potrebbe essere Faro. Ritmato dalla Suite n. 2 in re minore per violoncello (E.B. Bengtsson) di J.S. Bach, è un quartetto di figure che inaugura “il cinema da camera” di I.