| Titolo originale | If Beale Street Could Talk |
| Anno | 2018 |
| Genere | Drammatico, |
| Produzione | USA |
| Durata | 119 minuti |
| Regia di | Barry Jenkins |
| Attori | KiKi Layne, Stephan James, Regina King, Teyonah Parris, Colman Domingo Ethan Barrett, Milanni Mines, Ebony Obsidian, Dominique Thorne, Michael Beach, Aunjanue Ellis, Finn Wittrock, Ed Skrein, Brian Tyree Henry, Faith Logan, Diego Luna, Emily Rios, Carl Parker, Shabazz Ray, Michael Warner, Dave Franco, Bobby Conte Thornton, Marcia Jean Kurtz, Carla De La Hoz, Marien Zagarella, Aurora Collado, Kaden Byrd. |
| Uscita | giovedì 24 gennaio 2019 |
| Tag | Da vedere 2018 |
| Distribuzione | Lucky Red |
| Rating | Consigli per la visione di bambini e ragazzi: |
| MYmonetro | 2,94 su 14 recensioni tra critica, pubblico e dizionari. |
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Ultimo aggiornamento lunedì 28 gennaio 2019
Un amore tra due giovani si trasforma in un incubo quando lui viene accusato di stupro da un poliziotto razzista. Il film ha ottenuto 3 candidature e vinto un premio ai Premi Oscar, 2 candidature e vinto un premio ai Golden Globes, 2 candidature a BAFTA, 5 candidature e vinto 2 Critics Choice Award, ha vinto 3 Spirit Awards, 1 candidatura a Writers Guild Awards, Il film è stato premiato a AFI Awards, In Italia al Box Office Se la strada potesse parlare ha incassato 272 mila euro .
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CONSIGLIATO SÌ
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Negli anni Settanta, nel quariere di Harlem, la diciannovenne Tish aspetta un bambino dall'amore della sua vita, il fidanzato Fonny. Ma dovrà dirglielo attraverso un vetro, perché Fonny è stato incarcerato per un crimine che non ha commesso. C'è un poliziotto bianco di mezzo e far vincere la verità appare un'impresa sempre più difficile e costosa. Ma Tish non si arrende e la sua famiglia è con lei.
Dopo aver vinto l'Oscar con Moonlight, Barry Jenkins porta sullo schermo uno dei libri più noti e apprezzati di James Baldwin, "If Beale Street Could Talk".
Un romanzo scritto dopo gli assassinii di Malcolm X e Martin Luther King e dunque intriso di tutta la disillusione e la rabbia che quel momento storico poteva ispirare nella comunità afroamericana e non solo, eppure un romanzo pieno di amore. Jenkins sullo schermo prova a fare lo stesso, mescolando due piani temporali vicini tra loro ma lontani per temperatura emotiva, per raccontare tanto la passione giovanile e la voglia di futuro quanto l'ingiustizia di far parte di una parte di popolazione spinta in ogni modo a vivere nella paura.
Jenkins ricorre moltissimo all'uso del primo e del primissimo piano, per tutti i suoi personaggi e non solo per le scene che contemplano i due protagonisti. In alcuni casi, come per la madre di Fonny o l'amico uscito devastato dal carcere, il primo piano racconta qualcosa che va oltre le parole, in un'area di inconoscibilità psicologica, di trauma, ma il più delle volte, quell'estrema prossimità racconta la sincerità del personaggio, la trasparenza della sua anima, l'amore nel suo sguardo. Così, anche se non tutto nel film ha lo stesso livello di intensità, siamo catturati dalla richiesta di attenzione che ci fa la regia, oltre che dalle particolari, lunghe sequenze di dialogo, nelle quali la musica gioca un ruolo fondamentale.
A Jenkins non riesce ancora l'impresa di rendere eloquente ogni cosa: ci sono elementi che restano muti, come la passione per la scultura di Fonny, o meno efficaci di quel che vorrebbero essere, com'è per le scene più esplicitamente romantiche, ma la sua personalità registica è indubbia e l'immagine è posta al centro del suo lavoro, prioritaria.
Impossibile non restare ammirati dalla voce del colore, ardente, e dalla cura posta nella caratterizzazione dei personaggi, dalla fisicità timida e particolare di Tish, alla forza della madre (l'attrice Regina King) e della sorella Ernestine, di cui si lascia intravedere la complessità con il minimo delle pennellate. Che conquisti o meno, il suo è uno statuto: la bellezza delle immagini contro le brutture del mondo.
Una lunga e lenta passeggiata, mano nella mano, sotto un cielo di colori autunnali, dove il cuore di uno è velo per l’altra, quando gli occhi non indagano il profondo ma semplicemente guardano, un contatto visivo costante che sussurra fiducia incondizionata. Se la Strada Potesse Parlare è uno di quei film che, in sospeso in un dramma familiare, pennellano ed accarezzano [...] Vai alla recensione »
Bisognerà abituarsi. Per decenni abbiamo associato ai film afroamericani parole come rabbia, ingiustizia, violenza. E non c'era musica, danza o bellezza che tenesse: dalla blaxploitation a Spike Lee, il negativo impregnava l'estetica, almeno quanto il jazz, il rap o l'hip hop. La musica è cambiata. I nuovi registi afroamericani vogliono speranza e armonia.