| Titolo internazionale | Alì Blue Eyes |
| Anno | 2012 |
| Genere | Drammatico, |
| Produzione | Italia |
| Durata | 100 minuti |
| Regia di | Claudio Giovannesi |
| Attori | Nader Sarhan, Stefano Rabatti, Brigitte Apruzzesi, Marian Valenti Adrian Cesare Hosny Sarhan, Fatima Mouhaseb, Yamina Kacemi, Salah Ramadan, Marco Conidi, Alessandra Roca, Elisa Geroni, Roberto D'Avenia, Totò Onnis, Alfonso Prudente, Catana Adrian, Alexandru Gabriel Stan, Ionut Cotnareanu, Fabiano Mattei, Andrei Vladimirov Pogrevnoi, Monica Picca, Luana Rossi, Carmen Trincu. |
| Uscita | giovedì 15 novembre 2012 |
| Tag | Da vedere 2012 |
| Distribuzione | Bim Distribuzione |
| MYmonetro | 3,02 su 8 recensioni tra critica, pubblico e dizionari. |
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Ultimo aggiornamento mercoledì 5 marzo 2014
La storia di un'amicizia difficile tra due adolescenti, Stefano e Nader. Il film ha ottenuto 2 candidature ai Nastri d'Argento, 1 candidatura a David di Donatello, Il film è stato premiato a Roma Film Festival, In Italia al Box Office Alì ha gli occhi azzurri ha incassato 49,3 mila euro .
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CONSIGLIATO SÌ
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Nader ha sedici anni e una fidanzata italiana invisa ai genitori e alla legge islamica. Ma a lui, figlio della seconda generazione, non importa niente delle 'tradizioni', delle proibizioni, delle preghiere in Moschea, quello che desidera veramente lo prende subito, rapinando una drogheria, accoltellando un coetaneo, comprando una fedina e giurando eterno amore sulle note di Gigi d'Alessio. Condivide la sua boria, i suoi pochi anni e i tanti danni con Stefano, compagno di scuola e di ventura, mollato dalla fidanzatina e ostinato a riprendersela. Per amor proprio, non per amore. Rincasato ancora una volta dopo la mezzanotte, Nader viene lasciato fuori e invitato dalla madre a riflettere sulla sua condotta. Una notte che diventa giorno e giorni consumati tra la periferia e la città, lungo il Lido di Ostia, dentro la metropolitana, fuori sulla spiaggia, sfuggendo quattro rumeni incazzati a cui ha ferito il figlio, dipanando contraddizioni e 'chiedendo asilo' tra le lacrime a un'innamorata che non sorride più.
Muovendo dalla Profezia di Pier Paolo Pasolini, Claudio Giovannesi richiama fin dal titolo l'Alì del poeta, quel sottoproletariato di cui rimpiangeva l'innocenza perduta dentro un'invisibile rivoluzione conformistica. Nader gli occhi li ha neri e nascosti dietro lenti azzurre che alterano lo sguardo in bilico tra due età e due culture, quella egiziana e quella italiana. Dopo averlo documentato nel terzo episodio di Fratelli d'Italia, documentario sull'adolescenza 'esotica', Giovannesi mette in scena Nader, trasformandolo in un personaggio e declinandolo in un percorso formativo lungo una settimana. Sette giorni per cercare un'identità e una tregua, se non una risoluzione, al conflitto tra la cultura islamica e quella occidentale, sette giorni per crescere provando ad assumerle entrambe, trasformando la duplicità in ricchezza.
Ma il regista romano fa di più che pedinare un adolescente e scrivere per lui una storia d'amore contrastata di quelle predilette dal cinema italiano, che quando racconta il sentimento non può fare a meno di evocare tradimenti, adulteri, gelosie e strepiti. Alì ha gli occhi azzurri sposta di senso e di valore la crisi dell'adolescenza, in direzione di uno smarrimento universale prodotto dall'omologazione culturale e dalla mutazione antropologica, evitando il didascalismo sociologico e l'assoluzione compassionevole. Nader è figlio dei nuovi poveri, è il nuovo ragazzo di vita che abita le (stesse) periferie squallide che ridestano appetiti bestiali e ambizioni borghesi. Nader è "il barbaro imborghesito", nato dagli emigranti approdati alle 'nostre terre' dai loro paesi lontani, che pratica apatico la cultura diffusa del godimento pulsionale, chiuso su se stesso, monadico e sterile. Giovannesi, attraverso un film commosso e lirico tenuto saldamente al terreno da un piglio rigoroso e politico, svolge la vita di un ragazzo che riconosce i mostri che stanno anche dentro, dichiarando guerra a una parte di sé, rimandando (forse per sempre) un piatto di minestra e il ritorno al focolare domestico e genitoriale, incapace di nutrire correttamente il conflitto e di trasmettere la potenza generativa del desiderio. Nello sguardo di Giovannesi c'è l'orgoglio che il cinema sa dare ai suoi personaggi quando li sente veri e quando sa che il loro ruolo non si esaurisce dentro lo schermo, ma diventa necessario nel mondo che ricomincia dopo la fine del film.
Alì mette le lenti azzurre, un modo per mediare con il mondo e provarlo a vedere con più colori (non sono nero, come la sua famiglia). E' un film d'attualità che descrivere la realtà di oggi, con ragazzi lasciati da soli, non capiti, e non aiutati (nessuno li viene incontro). Parte con una scena di mare, con lui e il suo amico, assieme..si chiuderà con una scena sempre al mare, ma separati.
Alì ha gli occhi azzurri è il secondo lungometraggio di Claudio Giovannesi, giovane autore che si era già fatto notare dalla critica per il suo documentario Fratelli d'Italia (vincitore come miglior documentario al Festival di Roma nel 2009). Il film, selezionato in concorso al prossimo Festival del cinema di Roma, sembra ripartire proprio dal quel doc, e dal quel personaggio così forte che aveva catturato l'occhio della sua telecamera: Nader, 16 anni, egiziano, condivide con Stefano suo coetaneo e con Brigitte, la sua ragazza, italiani entrambi, contestazione ai valori della famiglia e vita per [...]
Marco Muller lo ha caldamente raccomandato, in un articolo uscito sul Messaggero. Non si dovrebbe fare: il film era in concorso al Festival di Roma, e in altre manifestazioni internazionali l'ultima cosa che un direttore fa è spendersi o giudicare in anticipo un titolo in gara, anche in un articolo sul tema "Roma nel cinema". Se succede, gli altri registi in concorso protestano (ecco perché siamo lontani [...] Vai alla recensione »