| Anno | 2011 |
| Genere | Drammatico, |
| Produzione | Italia |
| Durata | 98 minuti |
| Regia di | Alice Rohrwacher |
| Attori | Yile Yara Vianello, Salvatore Cantalupo, Pasqualina Scuncia, Anita Caprioli Renato Carpentieri, Monia Alfieri, Licia Amodeo, Maria Luisa De Crescenzo, Gianni Federico, Marcello Fonte, Carmelo Giordano, Paola Lavini, Anna Scaglione, Angelo Tronchese, Maria Trunfio, Mario Canino. |
| Uscita | venerdì 27 maggio 2011 |
| Tag | Da vedere 2011 |
| Distribuzione | Cinecittà Luce |
| Rating | Consigli per la visione di bambini e ragazzi: |
| MYmonetro | 3,10 su 11 recensioni tra critica, pubblico e dizionari. |
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Ultimo aggiornamento martedì 16 settembre 2025
Tornata a Reggio Calabria, la giovane Marta incontra un mondo sconosciuto diviso tra ansia di consumismo "moderno" e resti arcaici. Il film ha ottenuto 2 candidature e vinto un premio ai Nastri d'Argento, 2 candidature a David di Donatello, In Italia al Box Office Corpo Celeste ha incassato 239 mila euro .
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CONSIGLIATO SÌ
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Marta ha 13 anni ed è tornata a vivere alla periferia di Reggio Calabria (dove è nata) dopo aver trascorso 10 anni in Svizzera. Con lei ci sono la madre e la sorella maggiore che la sopporta a fatica. La ragazzina ha l'età giusta per accedere al sacramento della Cresima e inizia a frequentare il catechismo. Si ritrova così in una realtà ecclesiale contaminata dai modelli consumistici, attraversata da un'ignoranza pervasiva e guidata da un parroco più interessato alla politica e a fare carriera che alla fede.
Alice Rohrwacher debutta alla regia di un lungometraggio con una prova che testimonia della sua abilità nel dirigere attori e non attori, garantendo quella naturalezza che per un film come Corpo celeste è una qualità indispensabile.
Deve infatti sostenere la veridicità di una condizione di degrado culturale e ambientale locale con il massimo possibile di verosimiglianza. Perché il film della Rohrwacher si colloca come un Gomorra della spiritualità in cui (forse casualmente forse inconsciamente) proprio uno degli attori di quell'opera interpreta il ruolo di un parroco desolatamente impermeabile a una fede vissuta a capo di una comunità culturalmente fatiscente. In essa si aggira la piccola Marta, adolescente in formazione che solo nella madre sembra trovare un'amorevole comprensione. Tra balletti di bambine ispirati alla peggiore tv, frasi del catechismo deprivate di qualsiasi senso grazie a una catechista incolta ma volonterosa e vescovi e loro segretari dal volto grifagno o dallo sguardo raggelante, Marta va verso la Cresima attraversando dei gironi spiritualmente infernali in cui non manca neppure un sacrestano lombrosianamente così pericoloso da annegare gattini appena nati. Un appiglio affinché una sua possibile fede possa non essere totalmente dissolta nell'acido muriatico di un'insipienza eretta a sistema potrebbe venirle da un anziano e isolato sacerdote che le fa conoscere la 'follia' di Cristo.
Ciò che non convince nella sceneggiatura (a differenza di film come Cosmonauta e I baci mai dati sicuramente non teneri con la Chiesa) è la compressione dell'ottica. Noi conosciamo Marta solo per quanto attiene la sua vita in casa (in misura minore) e la sua attività in parrocchia. Come se il Catechismo per una ragazzina di 13 anni fosse oggi pervasivo come per un'educanda in un collegio di inizio Novecento. Marta non sembra avere altre occasioni di vita o di relazione sociale (la scuola ad esempio?). Non avendo esperienza diretta della realtà calabra che Rohrwacher ha voluto portare sullo schermo non ci si può permettere di negarne la verosimiglianza. Si può solo constatare che, per fortuna, il mondo ecclesiale italiano è molto più complesso e articolato.
la tredicenne Marta torna a Reggio Calabria dopo 10 anni in Svizzera e frequenta il catechismo per prepararsi alla cresima. e viene così in contatto con i terrificanti personaggi della parrocchia, il parroco don Mario, dedito alla raccolta delle preferenze elettorali e delle quote dell'affitto, la catechista Santa, impregnata di nozioni televisive e segretamente innamorata del suo parroco, il vescovo, [...] Vai alla recensione »
A Cannes non ha vinto niente ma il suo film, Corpo Celeste, è già stato venduto in Francia e il 27 maggio arriverà in sala in Italia. Lei, Alice Rohrwacher, 29 anni e una figlia di 4 anni e mezzo, è felice così: a Cannes non era mai stata, a differenza della sorella attrice Alba, e il suo esordio l’ha tenuto a battesimo proprio la sua sezione preferita, la Quinzaine, che lei seguiva da lontano ogni anno senza nemmeno immaginare che un giorno sarebbe stata chiamata in concorso.
C’è una nuova regista in città: Alice Rohrwacher, sorella dell’attrice Alba, si va ad aggiungere a un parco esordienti che negli ultimi anni ha regalato al cinema italiano diverse belle scoperte. Corpo celeste, appena passato alla prestigiosissima Quinzaine di Cannes, è uno dei migliori esordi di questi anni. Non solo per la storia che racconta, ma proprio per lo stile che la giovane regista abbraccia [...] Vai alla recensione »