A Skorpió I-ii

Un film di Michael Curtiz. Con Victor Varconi, Jenö Balassa, Kläry Lotto, Lajos Réthey, Margit T. Halmi, Zoltán Szerémy.
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Muto, durata 4'20" min. - Ungheria 1918.
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Le giornate del cinema muto

Dei circa 40 lungometraggi diretti in Ungheria da Mihály Kertész – il futuro Michael Curtiz – tra il 1912 e l’esilio per motivi politici nel 1919, si conoscono oggi solo quattro frammenti. Nella retrospettiva dedicata al cinema ungherese nel 1996, le Giornate avevano presentato uno spezzone di cinque minuti di Tatárjárás (L’invasione dei Tartari), adattamento del 1917 dell’operetta di Imre Kálmán e Károly Bakonyi, ed il trailer di propaganda rivoluzionaria Jön az öcsem (Arriva mio fratello).Grazie alla cineteca di Budapest ed alle fortunate scoperte di Nikolaus Wostry del Filmarchiv di Vienna possiamo ora aggiungere altri due reperti visivi del periodo di formazione registica di Curtiz.La storia della scoperta del frammento di Az utolsó hajnal (L’ultima aurora) è particolarmente affascinante. Nikolaus Wostry lo aveva acquistato da ragazzo, ma non era mai riuscito a capire di cosa si trattasse. Un giorno, molti anni dopo, mentre si trovava nell’archivio di Budapest, notò su un poster appeso al muro il logo della Phönix e comprese così che il suo film era ungherese. L’identificazione venne presto fatta e nel 2004 questo nitrato amorevolmente custodito per tanti anni è stato messo a disposizione dell’archivio ungherese, che vi ha ricavato la copia a colori presentata alle Giornate 2005. Molto più di recente, Wostry ha anche rinvenuto il frammento di A Skorpió (Lo scorpione). Presumibilmente entrambi i frammenti, con le loro didascalie in tedesco, provenivano da copie di distribuzione austriache. – GYONGYI BALOGH, DAVID ROBINSONProtagonista di A skorpió (uscito in origine in due episodi) era il giovane Mihály Várkonyi (1891-1976), che, come lo stesso Kertész, emigrò dopo il crollo della Repubblica Ungherese del 1919 per rifarsi una carriera a Hollywood con il nuovo nome di Victor Varconi.Várkonyi interpreta Jean Morell, un vagabondo che trova rifugio in quel che sembra un castello abbandonato. Benché il posto sembri deserto, vi è un fuoco che brucia e la tavola è apparecchiata. Sul pavimento c’è un morto. Il vagabondo cerca di fuggire, ma scopre che le porte sono ora chiuse a chiave. Mentre raccoglie il coltello insanguinato abbandonato accanto al cadavere, arriva la polizia che lo arresta. Accusato dell’omicidio del conte d’Orville, egli viene incarcerato.Nella cella accanto alla sua è detenuto il valletto del conte, Pierre, complice del vero assassino – il cugino del defunto. Pierre aveva approfittato della situazione per rubare il tesoro del conte e per questo era finito in prigione. Jean e Pierre cercano di fuggire insieme, ma Pierre viene ucciso. Jean, invece, riesce a recuperare il tesoro rubato e se ne torna al castello per vendicarsi del vero omicida. Spacciandosi per l’erede legittimo, si trasferisce così nella dimora. Una notte, il cugino del conte entra nella stanza dove aveva avuto luogo l’assassinio e spara a Jean, l’unico a conoscenza della sua colpevolezza. Curato dalla figlia dell’intendente, Jean si riprende dalle ferit e trova il testamento del conte, riuscendo ca dimostrare che, per via della sua condotta dissoluta, il cugino era stato diseredato a favore del suo stesso figlio, da tempo scomparso.Dopo la guarigione di Jean, viene data in suo onore una festa in giardino. L’assassino segue il giovane nella sua stanza e cerca di ucciderlo. Nella colluttazione, il cattivo scorge un amuleto a forma di scorpione al collo di Jean e comprende che si tratta di suo figlio. Tormetnato dal rimorso per averlo mandato in prigione e per avere ora tentato di ucciderlo, fugge dal castello nel mezzo di una violenta bufera e viene ucciso da un fulmine.Il frammento superstite consiste di due scene del rullo finale: (1) la festa in onore di Jean; (2) la fuga dal castello del cattivo pieno di rimorsi e la sua morte. – GYONGHI BALOGH, DAVID ROBINSON

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