| Anno | 2011 |
| Genere | Drammatico, |
| Produzione | Italia, Francia |
| Durata | 110 minuti |
| Regia di | Andrea Molaioli |
| Attori | Toni Servillo, Remo Girone, Sarah Felberbaum, Lino Guanciale, Fausto Maria Sciarappa Jay O. Sanders, Lisa Galantini, Vanessa Compagnucci, Maurizio Marchetti, Adriana De Guilmi, Gianna Paola Scaffidi, Alessandro Adriano, Igor Chernevich, Renato Carpentieri, Toni Mazzara. |
| Uscita | venerdì 4 marzo 2011 |
| Distribuzione | Bim Distribuzione |
| MYmonetro | 2,91 su 17 recensioni tra critica, pubblico e dizionari. |
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Ultimo aggiornamento venerdì 2 aprile 2021
La Leda è una delle maggiori aziende agro-alimentari del Paese che però, a causa di una dirigenza inadeguata, finisce con il collassare. Il film ha ottenuto 3 candidature a David di Donatello, In Italia al Box Office Il gioiellino ha incassato nelle prime 9 settimane di programmazione 938 mila euro e 320 mila euro nel primo weekend.
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CONSIGLIATO SÌ
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Ernesto Botta, uomo sgradevole e introverso, è ragioniere presso l'azienda agro-alimentare della famiglia Rastelli, un 'gioiellino' quotato in Borsa e lanciato con disinvoltura su nuovi mercati internazionali. Abile nelle battaglie finanziarie e nelle alchimie di bilancio, Botta fa quadrare il cerchio e fa il lavoro sporco, ritagliandosi poche ore per un bicchiere di vino pregiato, un amplesso verticale sbrigativo e una conversazione in inglese su musicassetta. Costruita la propria fortuna su latte, merendine e biscotti, i Rastelli frequentano casa, chiesa e azienda con la medesima devozione, circondandosi di politici ed ecclesiastici sostenitori e fanatici del made in Italy. Nel tempo libero gestiscono squadre di calcio, sfrecciano con le Lamborghini sulle strade della provincia piemontese, restaurano monumenti, finanziano la cultura, sostengono gli enti morali, sperimentano attività turistiche e naturalmente accumulano debiti. La gestione spregiudicata e irresponsabile li condurrà in pochi anni sull'orlo del fallimento. Ma Ernesto Botta ha un asso nella manica e un piano di 'lunga conservazione': gonfiare i bilanci aziendali e inventarsi il denaro.
"Bevete più latte" cantava un famoso jingle composto da Nino Rota per l'episodio felliniano di Boccaccio '70, perché "il latte fa bene" ma può essere fatale se versato in un mare di debiti. Ispirata ai crac finanziari verificatisi negli ultimi anni e idealmente prossimo al caso Parmalat, l'opera seconda di Andrea Molaioli scava letteralmente nel terreno molle della finanza creativa e dissotterra gioielli, gioiellino e quello che resta del venduto per pagare i debiti o per fuggire in terrestri paradisi fiscali.
Dopo aver girato un'opera di genere che parlava d'altro e provava a scrollarsi di dosso l'ovvio di troppo cinema italiano, Molaioli si trasferisce questa volta in Piemonte, dove torna a guardare la provincia come immagine di una società viziata e sofferente. Se La ragazza del lago avviava un'indagine introspettiva a partire da un corpo senza vita annegato e poi abbandonato sulla riva, Il gioiellino si concentra su una corporation affogata dai debiti e poi costretta alla bancarotta. Ancora una volta al centro della vicenda c'è Toni Servillo, gelido, impenetrabile e in statuaria tensione nell'interpretazione di un ragioniere fraudolento e trattenuto da ogni coinvolgimento affettivo. Il prestigiatore di Servillo, al servizio del 'candido' imprenditore di Remo Girone, che si è fatto da sé a colpi di latte, pallone e viaggi esotici, è l'anima pulsante di un film che approfondisce il comportamento sociale e privato di un imperatore del latte, dei suoi cortigiani, dei suoi cassieri, dei suoi contabili, dei suoi figli e dei suoi nipoti, la cui determinazione si volge in spregiudicatezza, degenerando in avidità e assenza di scrupoli.
Molaioli dà allora forma antropomorfa all'insieme di teorie e prassi alla base di una politica finanziaria virtuale e drogata dentro la fotografia onirica e 'fuori fuoco' di Luca Bigazzi. L'unità del film è data proprio da questa riduzione del plurale nel singolare, che rivela sognatori megalomani sbrigliati in una cupidigia giocata a tutto campo con gusto del rischio e di una sfrontata sicurezza. Figure esaltate e gonfiate come i bilanci certificati sulle loro scrivanie, che anticipano la caduta e tracciano la parabola di un disfacimento morale. Persone prima che personaggi partoriti dalla benevolenza della provincia, che il regista osserva a distanza, senza simpatie o condanne, producendosi in un discorso sulla condizione dell'uomo che non concede tempo alla sua coscienza e intraprende un destino di distruzione. Giocatori d'azzardo che avevano tutto da nascondere e una faccia pulita da 'dichiarare'.
I richiami al crac Parmalat sono smaccati ed evidenti, l’ispirazione di fondo c’è ed è innegabile. Eppur, Il gioiellino è molto di più che semplice aderenza alla nostra storia recente, molto più che ricostruzione “d’epoca” passivamente appiattita sulla cronaca d’archivio, ricalcata per pigrizia sulla mera e fredda ricostruzione [...] Vai alla recensione »
“Più in basso di così c’è solo da scavare”, cantava così una bella canzone di Daniele Silvestri e comincia nello stesso modo il secondo film di Andrea Molaioli, che dissotterra gioielli e ‘gioiellino’ di un imprenditore di latte andato a male. Ispirato dalla cronaca e da uno dei più gravi scandali della finanza globale, il regista romano ‘romanza’ il colossale crac della Parmalat di Calisto Tanzi e mette al centro del suo film un’azienda agro-alimentare gestita in maniera ‘creativa’ dalla famiglia Rastelli, abile nel falsificare i bilanci, gonfiare le vendite e ‘inventarsi’ il denaro.
Un film italiano di seria qualità. Come quelli che realizzavano Francesco Rosi e Elio Petri negli anni d'oro del nostro cinema civile. L'ha diretto, anche scrivendolo, Andrea Molaioli che ha trionfalmente esordito qualche anno fa con "La ragazza del lago", lodato dalla critica, festeggiato dal pubblico, fatto segno a premi di sicuro prestigio. Oggi si fa ispirare, neanche molto in filigrana, da quel [...] Vai alla recensione »