Il gioiellino

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Un film di Andrea Molaioli. Con Toni Servillo, Remo Girone, Sarah Felberbaum, Lino Guanciale, Fausto Maria Sciarappa.
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Drammatico, durata 110 min. - Italia, Francia 2011. - Bim Distribuzione uscita venerdì 4 marzo 2011. MYMONETRO Il gioiellino * * 1/2 - - valutazione media: 2,88 su 66 recensioni di critica, pubblico e dizionari.
   
   
   
davidestanzione venerdì 4 marzo 2011
il crac di molaioli fa centro:uno script perfetto Valutazione 4 stelle su cinque
76%
No
24%

I richiami al crac Parmalat sono smaccati ed evidenti, l’ispirazione di fondo c’è ed è innegabile. Eppur, Il gioiellino è molto di più che semplice aderenza alla nostra storia recente, molto più che ricostruzione “d’epoca” passivamente appiattita sulla cronaca d’archivio, ricalcata per pigrizia sulla mera e  fredda ricostruzione dei fatti. Ibrido suggestivo tra Wall Street e il nostro cinema civile, l’opera seconda di Molaioli ha ambizioni e portata ben più ampie della storia d’ordinaria follia (amministrativa) che racconta, come dimostrano le taglienti didascalie finali. Ha respiro internazionale, è un attacco implicito al capitalismo senza offendere (ufficialmente) nessuno, un’analisi lucida e ispirata dei sistemi economici e degli uomini piccoli piccoli che maneggiano loschi capitali erranti ed evanescenti. [+]

[+] attacco impicito al capitalismo? (di goldy)
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writer58 domenica 27 marzo 2011
virtù private, pubblici vizi... Valutazione 3 stelle su cinque
80%
No
20%

Una premessa: i film italiani di questi ultimi anni mi paiono in genere (con l'eccezione di Crialese, Tornatore e pochi altri) mediocri e poco trascinanti, appaiono come un riflesso dell'involuzione culturale, sociale e politica che attraversa il nostro paese. Le caratterizzazioni sono spesso eccessive e stereotipe, le storie narrate di corto respiro, l'orizzonte ideale limitato e minimale. Tuttavia, "Il gioiellino" di Andrea Molaioli mi è sembrato una buona proposta, un film che narra con uno stile asciutto una storia interessante, largamente ispirata al crac della Parmalat. La recitazione di Girone e Servillo appare misurata ed efficace (anche se Servillo ogni tanto dà l'impressione di contenere a forza la sua tendenza a eccedere sul versante interpretativo), la ricostruzione dell'ascesa e del crollo dell'azienda appare avvincente e credibile (anche se l'espediente di bianchettare le voci del bilancio, sostituirle con nuovi importi e fotocopiare la falsificazione appare decisamente grossolano e poco convincente), il contesto socio-politico -la ragnatela di favori, collusioni politiche, corruzioni, velleità di penetrazioni sui mercati esteri,impunità dei potenti, a cavallo tra la prima e la seconda Repubblica- è narrato in modo sostanzialmente fedele. [+]

[+] sarebbe difficile da immaginarlo, pensate farlo! (di pochi ma buoni)
[+] non certo un gioiellino (di gambardella )
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loryr sabato 5 marzo 2011
bellissimo e importante Valutazione 4 stelle su cinque
65%
No
35%

Un film molto appassionante e intenso, che non solo racconta benissimo lo scandalo Parmalat, ma elabora un affresco di alto livello sul Paese. Giustissimo il punto di vista interno all'azienda: è come spiare dal di dentro i meccanismi del potere finanziario. In sintesi, è un film molto raffinato che non cede alla facile condanna ma stimola il senso critico e la riflessione sui legami malati tra economia, politica, poteri forti in un racconto teso, coinvolgente, molto inquietante. E lo fa stando sui personaggi, descritti benissimo e interpretati magistralmente. 

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desertrain17 sabato 5 marzo 2011
la psicologia nascosta e perversa del potere Valutazione 4 stelle su cinque
63%
No
37%

Un film che inquadra con preciso punto focale il problema realtivo al lato psicologico delle dinamiche societarie e finanziarie degli ultimi 20 anni.
Vincente la scelta della sceneggiatura di non puntare su argomenti inflazionati (seppur degni di rilievo) come problematiche degli investitori o delle maestranze ma di soffermarsi sui fautori della crisi per permetterci di comprendere fino in fondo, dall'interno degli uffici dai quali essa  sorge, gli aspetti più controversi del lato psicologico della loro vita lavorativa, sentimentale, privata.
Ottima la performance degli attori (Servillo su tutti) grazie ai quali tutto ciò è stato possibile.
Fantastiche come sempre le musiche di Teho Teardo: incalzanti rabbiose e dolci allo stesso tempo, sembrano complici e vittime del gioco distorto del potere. [+]

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filippo catani giovedì 2 giugno 2011
quando la realtà supera la finzione Valutazione 4 stelle su cinque
83%
No
17%

Il Gioiellino altro non è se non la ricostruzione dello scandalo Parmalat attraverso altri mezzi nel senso che anche se l'azienda non si chiama così e il presidente non risponde al nome di Tanzi è limpido e assolutamente voluto il riferimento. La pellicola scava nei meccanismi del potere e di un certo capitalismo purtroppo nostrano ma non solo. Il film mostra anche lo strettissimo legame tra imprenditoria e politica che, non appena il vento gira, non perde un attimo ad abbandonarti al tuo destino. Tutte queste speculazioni finanziarie ovviamente vengono fatte non solo sulla pelle dei lavoratori ma soprattutto su quelle degli investitori che vengono ingannati da bilanci assolutamente fasulli. [+]

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reservoir dogs mercoledì 9 marzo 2011
il latte versato Valutazione 3 stelle su cinque
67%
No
33%

La Leda, un azienda agro-alimentare e il suo fondatore Amanzio Rastelli (Girone) assieme al fidato responsabile finanziario Ernesto Botta (Servillo), iniziano una discesa della società dovuta ai debiti sempre più alti.
La quotazione in Borsa, la ramificazione della società in nuovi mercati e nuovi paesi, l'accettazione di compromessi come la fusione di una società di viaggi non serviranno a niente alla Leda che a poco a poco scenderà tutti i gradini dell'imbroglio; dal falso in bilancio (contabilità creativa) all'accolare i rischi ad i piccoli ignari risparmiatori.
La voragine che il Gioiellino ha aperto è ormai enorme e stà per inghiottire tutto e tutti. [+]

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gianmarco.diroma mercoledì 9 marzo 2011
una grande fotografia Valutazione 3 stelle su cinque
62%
No
38%

Il grande del merito de Il gioiellino è da attribuire (oltre alla direzione di attori tutti perfettamente nella parte) alla fotografia di Luca Bigazzi: una fotografia capace di dare corpo ed anima ad interni che apparentemente sembrerebbero certo ricchi, ma soprattutto solidi, per i valori che vorrebbero rappresentare, ma che invece sono luogo di nefandezze di cui solo i più abili speculatori finanziari (come il personaggio di Ernesto Botta, interpretato neanche a dirlo da un grande e sempre più istrionico Toni Servillo, che ancora una volta rasenta la maniera) sono capaci. Ecco allora come la figura del Patron Rastelli (Remo Girone) assuma man mano che la storia procede verso il basso di una morale in cui anche inventarsi i soldi è lecito pur di sopravvivere nell'arena del capitalismo che conta, assuma delle connotazioni fisiche quasi mostruose, che i suoi atteggiamenti di premura verso la comunità in cui vive (bellissima la carrellata dall'alto per le strade di una ricca provincia dell'Emilia mentre lui, con la moglie, stringe le mani dei passanti) non fanno che accentuare per una sorta di legge del contrappasso: tanto più il Rastelli, colui che ha saputo trasformare un piccolo salumificio in una grande azienda quotata in borsa a livello internazionale, cerca di rimanere un punto di riferimento per la provincia in cui vive, tanto più cresce il senso di spaesamento dell'azienda a cui è a capo, incapace di sostenere la continua mancanza di liquidità. [+]

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kronos martedì 27 settembre 2011
triste metafora di questi tempi Valutazione 3 stelle su cinque
75%
No
25%

 
C'è più di un punto di contatto tra l'opera seconda di Molaioli e "Il divo" di Paolo Sorrentino: anzitutto la stessa società di produzione, lo stesso grande direttore della fotografia, la presenza magnetica di Toni Servillo ... ma, sopra ogni cosa, in entrambe le pellicole viene universalizzata un pezzo di storia italiana.
Se nel film premiato a Cannes 2008, il declino di Giulio Andreotti diveniva metafora universale sul potere e i suoi abusi, in questo "gioiellino" (in tutti i sensi) il crack Parmalat, opportunamente rielaborato, costituisce un sintomatico esempio di quella finanza creativa che sta mettendo in ginocchio il mondo intero. [+]

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renato volpone venerdì 25 marzo 2011
vizi e virtù nel mondo delle imprese Valutazione 4 stelle su cinque
63%
No
38%

Il film racconta l'evoluzione finanziaria, fino al disastro finale, di una società alimentare nell'Italia degli ultimi anni. Naturalmente si riscontra il percorso vissuto dalla Società Parmalat. Il racconto si sviluppa descrivendo le azioni e i comportamenti dei personaggi principali coinvolti nella vicenda, dal proprietario a tutto il management aziendale, in particolare si concentra sulla vita del ragionier Botta che ne è il responsabile finanziario. Le vicende politiche, economiche e sociali che contornano l'evolversi della vicenda sono descritte con particolare maestria e gli attori sono bravissimi nel rendere allo spettatore l'emozione voluta. [+]

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luca scial� martedì 10 gennaio 2012
ascesa e declino della parmalat Valutazione 3 stelle su cinque
100%
No
0%

Storia dell'ascesa e del declinio di una grande realtà industriale italiana: la Parmalat. Un'azienda produttrice di generi alimentari, che evidentemente non faceva guadagnare quanto volevano i proprietari. Al punto da arrivare prima alla quotazione in borsa (un rischioso Must finanziario degli ultimi 20 anni) e poi alla falsificazione dei bilanci per ottenere prestiti. Il risultato finale è stato l'arresto del proprietario, Callisto Tanzi, e dei suoi collaboratori. Anche se il primo campanello d'allarme è stato il suicidio del responsabile marketing, il quale aveva intuito che le manette stavano arrivando.
Il film del giovane regista Andrea Molaioli, di scuola morettiana e al suo secondo film dopo la commedia intensa La ragazza del lago, si attiene bene ai fatti senza particolari esagerazioni stile americano. [+]

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