Il figlio più piccolo

Film 2010 | Drammatico, 100 min.

Regia di Pupi Avati. Un film con Christian De Sica, Laura Morante, Luca Zingaretti, Sydne Rome, Nicola Nocella. Cast completo Genere Drammatico, - Italia, 2010, durata 100 minuti. Uscita cinema venerdì 19 febbraio 2010 distribuito da Medusa. - MYmonetro 2,62 su 16 recensioni tra critica, pubblico e dizionari.

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Ultimo aggiornamento venerdì 24 novembre 2017

Il film ha ottenuto 3 candidature e vinto 2 Nastri d'Argento, In Italia al Box Office Il figlio più piccolo ha incassato nelle prime 9 settimane di programmazione 2,1 milioni di euro e 959 mila euro nel primo weekend.

Il figlio più piccolo è disponibile a Noleggio e in Digital Download
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Consigliato nì!
2,62/5
MYMOVIES 2,50
CRITICA 2,47
PUBBLICO 2,89
CONSIGLIATO NÌ
Avati apre il suo sguardo e il suo spirito critico verso la decadenza dei nostri costumi.
Recensione di Edoardo Becattini
venerdì 12 febbraio 2010
Recensione di Edoardo Becattini
venerdì 12 febbraio 2010

Luciano Baietti è un piccolo imprenditore scaltro e ambizioso che nel giorno stesso in cui sposa la donna da cui ha avuto due figli, scompare assieme a un eccentrico contabile appena uscito da seminario, portando con sé la proprietà di tutti i beni immobili. Diciotto anni dopo è dirigente della Baietti Enterprise, una delle più importanti società immobiliari del paese, nonché capo di un impero economico costruito su raccomandazioni, ricatti, società fantasma e connivenze politiche. Alla vigilia delle seconde nozze con una ricca romana politicamente in vista, Baietti richiama la prima moglie, che nel frattempo non ha mai smesso di amarlo, e il figlio più piccolo, Baldo, studente dams innamorato di film splatter, per invitarlo ad essere testimone di nozze e nuovo dirigente del suo impero d'affari.
Nonostante l'età, Pupi Avati resta sempre il più fanciullesco, "il figlio più piccolo" nella famiglia degli autori italiani: il più eclettico, il più prolifico, il più sognatore, quello che pare procedere con passo incerto ma spedito, con l'atteggiamento più introverso e col carattere più pacifico. Fra i colleghi della sua generazione, l'unico a non essersi mai realmente interessato a perseguire un progetto di cinema "politico" anche nel momento in cui tutti, non solo Bellocchio e Bertolucci, sposavano la passione artistica con il fermento politico. Partito con horror e commedie grottesche, col tempo il suo sguardo si è rivolto sempre più spesso alla storia e al reale, ma sempre mantenendo un filtro che ne facesse percepire una distanza, di volta in volta nostalgica, onirica, sommessa, inibita.
Il mistero sulla sua agilità giovanile si mantiene anche al suo quarantesimo film. Quel che trova invece conferma, dopo Il papà di Giovanna, è un certo imbarazzo a farsi cantore di storie che vadano oltre l'operetta morale o il romanzo di formazione, quasi che la qualità del suo cinema volesse restare sempre media o "minore" per determinazione.
Nello scontro, per la prima volta cercato e trovato, con la decadenza dei nostri costumi, il principio che Avati mette in gioco è radicale ma interessante: l'Italia si riduce ad un contrasto fra furbetti del quartierino e Candidi sognatori, fra chi ha fatto sì che corruzione, volgarità e impunità diventassero i soli valori e chi ha lasciato passivamente che ciò accadesse, per quieto vivere o perché incapace di comprendere i mutamenti in atto. Ma l'inedito spirito militante e la capacità critica costituiscono solo la tesi, alla quale il regista bolognese pare aderire più per pietà che per rabbia verso i suoi "furbetti", e più con patetica tenerezza che con l'intenzione di scuotere le coscienze dei più ingenui. Non c'è assolutamente niente di sbagliato nel desiderio di salvare dalla vis polemica l'umanità dei suoi personaggi, ma trasformare tutti i comprimari in caratteristi eccentrici e i protagonisti in ometti patetici, serve solo ad edulcorare la forza della sua tesi. Dallo "squalo" della finanza ipocondriaco in sandali da frate Zingaretti alla cantante hippie e polemica Morante, dalla nuova moglie, volgare borghesuccia romana che combatte la partitocrazia della politica con una squadra di tronisti palestrati, fino ai due "piccoli" protagonisti del film, l'imprenditore miserabile De Sica e lo studente sovrappeso Nocella, sono tutti elementi che, presi singolarmente, confermano la bravura di Avati come scrittore inventivo e come "regista di attori".
Ma la realtà attuale italiana rivela una mentalità già da sé così piccola nel suo esibizionismo esasperato, che uno sguardo circoscritto, troppo spesso pacifico e bonario, non incide né su di essa, né tanto meno sulla possibilità di trarre da essa un grande racconto.

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PUBBLICO
RECENSIONI DALLA PARTE DEL PUBBLICO
mercoledì 24 marzo 2010
Susanna Trippa

Descrive la realtà dei nostri tempi, e della nostra Italia in particolare, fotografata in certi ambienti, sporcati, oltre che dalla delinquenza, da grande volgarità e bruttezza dell’anima. Gli attori sono bravissimi e si muovono in un’atmosfera, a tratti inquietante e a tratti struggente, sottolineata da un andamento musicale perfetto per la storia rappresentata.

FOCUS
INCONTRI
martedì 9 febbraio 2010
Edoardo Becattini

A poco più di settant'anni, Pupi Avati procede a quei ritmi produttivi serratissimi cui solo i grandi vecchi del cinema paiono adeguarsi. Come Woody Allen, Clint Eastwood o Manoel De Oliveira, Avati gira in media più di un film all'anno, accompagnando da qualche tempo l'uscita di ognuno di questi con un romanzo tradotto dalla relativa sceneggiatura. Forse uno dei motivi di tanta prolificità sta nelle dimensioni del suo cinema, “piccolo” quasi per definizione.

Frasi
Solo che nella vita "quasi" non basta mai.
Sheyla (Sydne Rome)
dal film Il figlio più piccolo - a cura di Massimo Marra
STAMPA
RECENSIONI DELLA CRITICA
giovedì 18 febbraio 2010
Federico Pontiggia
Il Fatto Quotidiano

Dopo La cena per farli conoscere e Il papà di Giovanna, Pupi Avati conclude una"ideale trilogia sui padri" con Il figlio più piccolo. Interpretato da Christian De Sica, che molla moglie e due figli per costruire un impero economico da furbetto del quartierino, Luca Zingaretti, il suo "angelo custode" commercialista, Laura Morante, consorte fanée e innamorata, e l'esordiente Nicola Nocella, il figlio [...] Vai alla recensione »

NEWS
NEWS
domenica 20 giugno 2010
 

L'anno degli ex aequo Paolo Virzì e Ferzan Ozpetek hanno fatto incetta di premi alla 64° edizione dei nastri d'Argento con cinque premi a testa. Mine vaganti ha trionfato nelle categorie miglior commedia, attore non protagonista (Ennio Fantastichini, [...]

NEWS
martedì 30 giugno 2009
Edoardo Becattini

Speranze veneziane A un anno di distanza dalle celebrazioni per i suoi tre lustri come società di produzione e distribuzione, Medusa ha annunciato i titoli che costituiranno la sua prossima stagione cinematografica e svelato alcune anticipazioni dei [...]

winner
miglior attore
Nastri d'Argento
2010
winner
miglior attore non protag.
Nastri d'Argento
2010
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