| Anno | 1951 |
| Genere | Drammatico |
| Produzione | Italia |
| Durata | 113 minuti |
| Regia di | Luchino Visconti |
| Attori | Anna Magnani, Walter Chiari, Gastone Renzelli, Tina Apicella, Tecla Scarano Linda Sini, Arturo Bragaglia, Lola Braccini, Nora Ricci, Vittorina Benvenuti, Teresa Battaggi, Gisella Monaldi, Amalia Pellegrini, Luciana Ricci, Giuseppina Arena, Liliana Mancini, Alessandro Blasetti, Vittorio Gori, Mario Chiari, Luigi Filippo D'Amico, George Tapparelli, Luciano Caruso, Michele Di Giulio, Mario Donatone, Pietro Fumelli, Lilly Marchi, Anna Nighel, Lina Rossoni, Franco Ferrara, Corrado Mantoni, Sonia Scotti, Guido Martufi, Vittorio Musy Glori. |
| Tag | Da vedere 1951 |
| Rating | Consigli per la visione di bambini e ragazzi: |
| MYmonetro | 4,15 su 6 recensioni tra critica, pubblico e dizionari. |
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Ultimo aggiornamento giovedì 6 aprile 2023
Argomenti: Mamme al cinema
Quando il regista Alessandro Blasetti (che qui si presenta anche come interprete) annuncia che gli occorre un'attrice bambina "bellissima", una torma di mamme romane si riversa su Cinecittà proponendo la propria figliolanza. Ha vinto un premio ai Nastri d'Argento, In Italia al Box Office Bellissima ha incassato 3,6 mila euro .
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Quando il regista Alessandro Blasetti (che qui si presenta anche come interprete) annuncia che gli occorre un'attrice bambina "bellissima", una torma di mamme romane si riversa su Cinecittà proponendo la propria figliolanza. Tra di esse, Maddalena Cecconi, che però si lascia invischiare tra scrocconi e traffichini, con il risultato di passare attraverso una serie di umiliazioni (per lei e la sua piccolina). La bambina vince la parte, ma la madre, ormai disincantata, rifiuta. Non è forse il miglior film di Visconti, ma certo è tra i memorabili per via della prestazione di Anna Magnani, summa di ogni madre umiliata e offesa, italiana e non. Il tono al film lo dà lei. Visconti le costruisce attorno con molta sagacia e sensibilità l'infernale carosello del sottobosco del cinema.
Bellissima è il ritratto di una donna, di una madre, della maternità; ed è il ritratto di una bambina, di una figlia, dell’infanzia come innocenza impotente. È un film sull’Italia del dopoguerra, sulle illusioni di adulti bramosi di sognare un futuro di benessere. Il cinema è visto come fabbrica di sogni, come un modo per evadere dalla realtà quotidiana. Maddalena vuole per la figlia una vita migliore della propria: si agita e si sacrifica per donarle la ricchezza e la felicità che lei non ha avuto, oppure, si può pensare, cerca di realizzare se stessa e i propri sogni attraverso la figlia. Maria, da parte sua, come tutti i bambini del neorealismo, è spaesata e passiva: diventa un oggetto che la madre usa per cancellare il proprio scontento. Poi arriva il capovolgimento: Maddalena capisce che il cinema è un mondo fatto di falsità e impostori, e i suoi sogni affondano. Nel finale, Maddalena rifiuta il cinema, la famiglia si afferma come rifugio salvifico, si riforma la trinità madre-padre-figlia: alla bambina è restituita la serenità che le era stata tolta, dall’agitazione iniziale di Maddalena si passa alla quiete di Maria. La caduta delle illusioni assume il segno positivo del rafforzamento dell’orgoglio e del nucleo familiare. Come scriveva L. Micciché, nel film si ha la contrapposizione tra due nuclei: da una parte, il principio di piacere (Maddalena, il femminile, il sogno, l’irrazionalità, il cinema, il disordine del mondo esterno); dall’altra, il principio di realtà (Spartaco, il maschile, la concretezza scettica, la razionalità, la realtà, l’ordine dell’interno domestico). Uno dei centri del film è il rapporto tra cinema e realtà, tra finzione e realismo. La realtà popolare si avvicina al cinema vedendolo come fabbrica dei sogni; il cinema si avvicina alla realtà popolare cercando il (neo)realismo. Il cinema, lingua della realtà, si rivela portatore di finzioni e illusioni. Il film mostra come la tensione verso un massimo di realtà possa sfociare in un massimo di finzione. Bellissima è anche una critica del neorealismo condotta dall’interno del neorealismo, «uno dei primi e dei più consapevoli atti di morte dell’utopia neorealista» (Micciché).
Roma, dopoguerra. Maddalena vive col marito e la figlioletta in un basso, sognando una vita migliore. Saputo che il regista Blasetti cerca una piccola attrice sui 7 anni decide di far partecipare la figlia, anche se ha solo 4 anni. In fondo, anche per coronare attraverso lei un suo sogno nel cassetto: quello di fare cinema. Ma il mondo dello spettacolo è molto diverso da come si aspettava, fatto [...] Vai alla recensione »
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