| Titolo originale | Belle de jour |
| Anno | 1967 |
| Genere | Drammatico, |
| Produzione | Francia, Italia |
| Durata | 120 minuti |
| Regia di | Luis Buñuel |
| Attori | Catherine Deneuve, Francisco Rabal, Michel Piccoli, Geneviève Page, Georges Marchal Jean Sorel, Pierre Clémenti, Françoise Fabian, Francis Blanche, Macha Méril. |
| Tag | Da vedere 1967 |
| Distribuzione | Cineteca di Bologna |
| Rating | Consigli per la visione di bambini e ragazzi: |
| MYmonetro | 3,82 su 3 recensioni tra critica, pubblico e dizionari. |
|
Condividi
|
Ultimo aggiornamento giovedì 30 novembre 2017
Una giovane signora borghese, piuttosto frigida con il marito, si mette a frequentare di pomeriggio una casa d'appuntamenti. Il film è stato premiato a Venezia, In Italia al Box Office Bella di giorno ha incassato 10,1 mila euro .
|
CONSIGLIATO SÌ
|
Séverine, moglie del medico Pierre, in seguito a quanto accadutole nell'infanzia, respinge le attenzioni del marito. Solo nella fantasia del sogno riesce a concedersi al desiderio. Un amico di Pierre, Husson, le dà l'indirizzo di un bordello la cui tenutaria si fa chiamare Madame Anaïs. Séverine diviene così una prostituta disponibile solo dalle 14 alle 17. Attrae l'interesse di molti clienti fra i quali spicca il giovane gangster Marcel il quale la vorrebbe per sé in via del tutto esclusiva anche quando viene a sapere che è sposata.
Alla base di questo film c'è il romanzo omonimo di Joseph Kassel a proposito del quale Buñuel affermerà: "Il soggetto non mi piace per niente. L'ho accettato per riuscire a fare una cosa che mi piacesse da un'altra che non mi piaceva affatto."
Impresa riuscita verrebbe da dire a posteriori anche se le difficoltà non furono poche. Il regista pretese di avere il totale controllo sul film ma il contrasto con i produttori si protrasse nel corso della lavorazione. Ci pensò poi la censura a tagliare una scena in cui, prima di entrare nel castello in cui l'ha invitata il duca necrofilo, Séverine partecipa a una messa in una cappella privata in cui domina "La Crocefissione" di Matthias Grünewald, opera che aveva profondamente impressionato il regista. Ci si metterà poi anche il Festival di Cannes che rifiuterà il film "per insufficienza artistica" lasciando a Venezia l'onere della presentazione e l'onore dell'attribuzione del Leone d'Oro.
Lo scandalo che il film suscitò al momento della sua uscita può essere visto oggi con più che ampio distacco consentendo invece di porre in rilievo ciò che di fatto allo spirito provocatore di Buñuel interessava maggiormente: il continuo intersecarsi e sovrapporsi di realtà e sogno nel suo terzo film a colori il cui utilizzo lo soddisfa finalmente appieno. La 'frigida' Séverine tenta di risolvere i suoi conflitti interiori a proposito della sessualità sfuggendo alla realtà per rifugiarsi in un appagante mondo della fantasia.
Il mondo reale però torna a presentarle il conto nella sceneggiatura scritta a quattro mani con il fidato Jean-Claude Carrière: ciò che è importante per entrambi e mettere lo spettatore in una condizione di totale incertezza sui due livelli. Cosa sta realmente accadendo a Séverine e cosa è frutto della sua immaginazione? Il finale del film esalta questa linea di scrittura rendendo di fatto omaggio ad André Breton il quale affermava che nella nostra mente esiste un limine oltrepassato il quale realtà e fantasia, passato e futuro, vita e morte non vengono più percepiti in opposizione. Tutto, dalle immagini al sonoro, converge per trasporre sullo schermo questa teoria. Solo un Maestro come Buñuel poteva raggiungere con successo un simile obiettivo.
La bella Sévérine, già bambina insidiata e, forse, abusata, vive la propria vita sessuale col marito Pierre, medico parigino assai affermato, con profondo disagio, spia di un senso di colpa mai rimosso, che rischia di rendere difficile il rapporto con lui. La donna è infelice, frigida, ha pulsioni masochistiche, che la attraggono e insieme la turbano, tanto che non osa parlargliene.