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Papa Robert Francis Prevost: un vero Leone

Prevost ha criticato duramente i leader che spendono miliardi in guerre invece di curare ed educare. Di Pino Farinotti.
di Pino Farinotti

lunedì 27 aprile 2026 - Focus

MYmovies da tempo affronta temi sociali, umani, grandi, che fanno parte del vivere in un momento così complesso, difficile, incerto, latore di angosce nel pianeta. Gli spunti derivano dal grande o dal piccolo schermo, perché ormai è notorio e accreditato: “tutto è un film”. E in questo tempo comanda un titolo che si è già posto nella storia del mondo per il futuro. Si è posto con forza, perché trattasi di qualcosa di portata mai vista nella storia recente. C’entra il sociale, la cultura, la mistica, lo status della vita di miliardi di persone. Il cast non potrebbe presentare due attori più essenziali e importanti: il presidente degli Usa e papa Leone. E mai le definizioni sono state più appropriate, protagonista e antagonista. 
Non intendo entrare nell’arena dei dibattiti che ci sovrastano e ci deprimono a ogni ora del giorno. Starò, come sempre, alla sostanza e alla storia. 
I Pronunciamenti del santo padre sulle vicende del mondo, si intuiva sin dall’inizio che non erano i soliti.

Parte dalla sua stella polare, dall’amore incondizionato per Dio, com’è legittimo, ma
poi scende ai fatti concreti. Alcuni degli argomenti sono gli stessi dei suoi predecessori, appelli alla pace, alle disuguaglianze sociali, al dio denaro, ma ci sono 
elementi maggiori, soprattutto più efficaci, più appassionati, come lo sport così importante in certi momenti di guerra, l’attenzione ai poveri e agli anziani, con un
tono potente, sconosciuto, che viene avvertito. Chi l’ascolta è coinvolto, ritiene di
dover fare qualcosa, prima non succedeva. E poi le regole sorpassate e il coraggio.
Dicendo che chi fa le guerre o non le fa finire dovrà vedersela con dio. In sostanza ha detto che per quei malvagi c’è l’inferno. È roba forte detta dal testimone di Dio. E ancora, l’energia. Prevost ha percorso tutta la via crucis con una croce in mano, che non mi sembrava proprio leggera. Roba mai vista prima, credo.

A questo punto è necessario un breve focus sul conclave. È un evento di fede in cui i cardinali, isolati dal mondo, invocano lo Spirito Santo per eleggere il successore di Pietro. Pregano per ricevere indicazioni e saggezza per essere fedeli alla volontà divina, superando i calcoli umani. Ponendosi in quella prospettiva trascendente è legittimo dire che lo Spirito Santo abbia ritenuto che in questo momento di trauma del mondo e della fede occorresse un combattente. E i porporati hanno aderito. Eccolo: Roberto Francis Prevost papa Leone XIV.

Che un tiranno o un capo eletto dal popolo o un regnante legittimo abbiano attaccato un papa sta nella storia. Ed è comprensibile, logico, perché si tratta di due poteri e visioni del mondo opposti: il potere temporale, politico, ammnistrativo e quello spirituale, religioso, morale. I guai, i contrasti, le guerre scoppiavano quando uno dei poteri cercava di intromettersi nelle competenze dell’altro. Il contrasto è antico come la storia dell’uomo e percorre i secoli. Rimanendo su epoche vicine basta citare alcuni dittatori che hanno attaccato i papi, Hitler, Stalin, lo stesso Mussolini. Fra le azioni della politica (quella politica) e della Chiesa c’erano davvero poche affinità. Il fascismo, il comunismo, il nazismo non erano in sintonia con papa Pacelli che dovette gestire un periodo difficilissimo. Se per un momento ricorriamo alla nostra bella memoria scolastica, recupero un Napoleone, autentico oppressore della Chiesa, che occupò Roma e imprigionò Pio VI e Pio VII.
Altra reminiscenza, il famoso “schiaffo di Anagni”, quando, nel 1303 Filippo IV re di Francia fece arrestare Bonifacio VIII, e non esitò a schiaffeggiarlo. 
Solo tre modelli fra i molti, ma esemplari. Ma i regnanti a volte si trovavano a fronteggiare papi che non combattevano solo con le armi dello spirito, erano condottieri, guerrieri, veri. Papa Giulio II, quello di Michelangelo e della Cappella Sistina, era un grande protettore delle arti ma non esitava a condurre campagne militari finalizzate a consolidare lo Stato Pontificio e il potere della Chiesa. Nel 1506 guidò personalmente l’esercito per la riconquista di Perugia e Bologna governate da signorotti corrotti. Fondò la Lega Santa per scacciare i francesi dall’Italia. Spesso viene raffigurato con l’armatura sotto la veste papale. 

L’attacco incredibile, raccapricciante, astorico del presidente Usa, ha dato a Leone l’occasione di estendere la sua azione oltre i confini della fede e della Chiesa.
Sentiva che era il suo dovere, e di esserne capace. E sentiva che lo esigeva la storia.   
Il papa, durante il suo viaggio in Camerun parlando dalla cattedrale di Bamenda, ha denunciato che “il mondo è devastato da una manciata di tiranni, eppure è tenuto insieme da una moltitudine di fratelli e sorelle solidali". 
Prevost ha criticato duramente i leader che spendono miliardi in guerre invece di curare ed educare, nel contesto di una crisi così rovinosa del pianeta. E che si sia espresso in quel paese lontano, il Camerun, è un altro segnale della sua missione globale ed ecumenica.
Parlando sull’aereo che lo riportava a Roma, Leone ha approfondito il concetto.
“Non ho paura dell’amministrazione di Trump né di parlare ad alta voce del messaggio del Vangelo, questo è ciò che credo di essere chiamato a fare, così come la chiesa. Non siamo limitati alla politica estera con la stessa prospettiva che lui potrebbe comprendere, ma credo nel messaggio del Vangelo: benedetti siano i pacificatori. E’ un messaggio che il mondo deve sentire.”

Trump, fra le tante anomalie, è fautore del diritto della forza quando è utile e della guerra quando è giusta. Diritti che non esita a mettere in pratica. Tende a considerare la religione come un supporto al potere temporale e nazionalista. In altre parole al suo potere. Prevost mette la pace e la morale, i valori umanitari, universali e della compassione, al di sopra degli interessi strategici denunciando reiteratamente la "follia della guerra". Come può il presidente accettare questa visione del papa, è troppo dirimente, deve opporsi, invalidare in tutti i modi, affondando sempre di più nella sabbia mobile dell’ottusità e dell’ignoranza. E continuando nel suo disegno immane di mettere le nazioni nell’insicurezza e nel pericolo, compromettendo anche la vita domestica, basica, di cittadini di paesi, compreso il nostro, che non c’entrano niente. “Sono diventato Morte, distruttore di mondi” sono le parole con cui Robert Oppenheimer, creatore della bomba atomica, descriveva sé stesso, ma lui era devastato dal rimorso. 
Una condizione, un dolore insopportabile del mondo che hanno “costretto” papa Leone ad agire nel “potere temporale”.      

C’è un altro tema, primario, la fede e i fedeli, l’amore incondizionato per dio. Leone non opera soltanto per una vita migliore materiale e una maggiore dignità dei popoli, privilegia la sua stella polare, la fede e dio appunto. Il mio pensiero e auspicio è che fra qualche tempo, entrando in una chiesa in un giorno feriale, non ci si trovi in uno spazio quasi vuoto. Accadrà, perché questo papa possiede risorse imprevedibili.

Voglio esprimermi in una visione umana, magari poetica, in una metafora. I pellegrini sul cammino di Santiago, già molti, papa Leone li moltiplicherà all’infinito. 


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