Una commedia ambientata tra le colline del Sannio diretta dal regista teatrale Renato Giordano. Dal 6 novembre al cinema.
di Simone Granata
Dal 6 novembre arriva al cinema con Adler Entertainment il film del regista teatrale Renato Giordano Qui staremo benissimo (2025), una commedia ambientata tra le colline del Sannio, terra di vigneti nella provincia di Benevento in Campania.
Qui si intrecciano le storie di Sofia (Dana Giuliano) e Alessio (Antonio Medugno), due giovani che a dispetto delle diversità si incontrano e si innamorano. Sofia è un'aspirante attrice che, in un periodo di difficoltà, va a stare in provincia con la figlia di sei anni Diletta dalla sua migliore amica René (Asia Argento); Alessio è un avvocato che lavora con l'ingombrante padre ed è come Sofia in continua lotta tra ciò che è e ciò che forse vorrebbe diventare. Oltre a una cantina vinicola, René gestisce un locale attiguo di nome Il Felix, dove Sofia e Antonio si conoscono e che diventa il luogo catalizzatore di relazioni e confidenze tra i due protagonisti e gli altri personaggi che gravitano attorno.
I momenti di contrasto e i timori ricorrenti tra Sofia e Alessio non mancheranno, ma tra un bicchiere di vino e l'altro entrambi proveranno a dare una chance ai propri sentimenti e a immaginare un futuro condiviso.
Prodotto anche con il sostegno della Film Commission Regione Campania, Qui staremo benissimo si inserisce nel solco di quel cinema che guarda alle piccole comunità di provincia come luoghi di potenziale rinascita, un microcosmo dove i sentimenti possono rivelarsi con lentezza e in profondità. L'ambientazione rurale diventa così parte integrante e cornice emotiva della narrazione: i vigneti del Sannio, le colline e la luce calda delle campagne campane si pongono come contrappunto al subbuglio interiore dei personaggi.
Con un tono da dramedy, il film esplora l'amore nelle sue diverse declinazioni - quello materno, amicale, o più propriamente romantico; un sentimento fragile e faticoso, eppure inevitabile, che nasce dal bisogno di stare insieme, di accettare l'altro e, forse, di accettare sé stessi.
Tentando di far dialogare il registro sentimentale con quello corale, Giordano costruisce un racconto che procede per piccoli momenti di vita, svolte ed esitazioni, ritraendo una famiglia "allargata" e affidandosi all'atmosfera più che all'intreccio. Al centro, resta la necessità di ritrovare un equilibrio tra amore e rischio, tra radici e nuovi orizzonti, tra il senso di appartenenza a un luogo e il desiderio di cambiare.