Con The Voice of Hind Rajab la regista tunisina ha portato a Venezia la voce di Gaza. Dal 25 settembre nelle sale.
di Paola Casella
Kaouther Ben Hania ha stabilito due record: è la prima regista tunisina, e la prima donna araba, ad essere stata candidata al premio Oscar per ben due volte. La prima è stata con L’uomo che vendette la sua pelle, che aveva partecipato nella sezione Orizzonti della 77esima Mostra del Cinema di Venezia, portando il suo protagonista Yahya Mahayni a vincere il premio come miglior attore (la protagonista femminile era Monica Bellucci) e il film a conquistare il premio Edipo Re per l’inclusione, per poi diventare il candidato ufficiale tunisino come Miglior film internazionale. La seconda candidatura è arrivata con il docufilm Quattro figlie, storia di una famiglia in cui le due figlie maggiori vengono radicalizzate dal fondamentalismo islamico, anch’esso candidato come Miglior film internazionale.
Già durante la cerimonia in cui Quattro figlie vinse il premio César (l’Oscar francese) come Miglior documentario, Ben Hania parlò molto apertamente contro quello che definì il “massacro di bambini” a Gaza. “La richiesta di fermare questo infanticidio oggi viene vissuta come radicale”, disse sul palco. “Ma noi non resteremo in silenzio, non ci lasceremo intimidire, perché ciò che sta accadendo è orribile”.
Forse è per questo che, al centro e nel titolo di La voce di Hind Rajab, il film con cui Kaouther Ben Hania ha vinto il Grand Premio della Giuria all’ultima Mostra del cinema di Venezia e ottenuto un record di 23 minuti di applausi, c’è la vera voce registrata di una bambina appesa ad un filo di speranza: quello di essere salvata dai soccorritori mentre tutti i famigliari che occupano l’automobile dove lei è rimasta intrappolata sono stati uccisi dai militari dell’esercito israeliano. E il silenziamento finale di quella piccola voce è una macchia sulla coscienza di chiunque non intervenga oggi per fermare le ostilità in Palestina.
Ben Hania ha una formazione in buona parte europea, avendo prima studiato alla scuola di cinema tunisina EDAC, ed essendosi poi trasferita alla celebre La Fémis parigina e laureata alla Sorbona. La regista ha diretto cinque cortometraggi, tre documentari e quattro lungometraggi di finzione, trattando temi come lo stupro, la discriminazione contro le donne, il fanatismo religioso e l’oppressione politica nei Paesi islamici. Ha lavorato per il canale dedicato ai documentari di Al Jazeera, partecipato ai festival di Venezia e di Cannes, e vinto numerosi premi in tutto il mondo, ottenendo dalla sua nativa Tunisia il Cavalierato all’ordine del merito.
“Con La voce di Hind Rajab ho cercato di reagire al senso di impotenza che la situazione in Gaza ha generato in molti di noi”, ha detto la regista in una recente intervista. “La politica, in Europa e negli Stati Uniti, non sta intervenendo in alcun modo, lasciando quel senso profondo di rabbia e frustrazione con cui conviviamo quotidianamente ormai da due anni. Nel mio film è la voce di una bambina a chiedere direttamente aiuto, e la prima volta che l’ho ascoltata ho avuto la sensazione che si rivolgesse proprio a me: credo che il pubblico abbia la stessa sensazione, perché quando un bambino dice ‘Vienimi a salvare’ ognuno di noi sente il dovere di farlo”.