Regista e produttore americano diviso artisticamente fra il Mali e la Francia, torna al cinema con Black Tea. Dal 15 maggio al cinema.
di Fabio Secchi Frau
Regista e produttore americano diviso artisticamente fra il Mali e la Francia, Abderrahmane Sissako si è imposto assieme a Ousmane Sembene, Souleymane Cissé, Idrissa Ouedraogo e Djibril Diop Mambéty, come uno dei filmmakers africani internazionalmente più influenti. Il suo film Aspettando la felicità è stato presentato all'edizione 2002 del Cannes Film Festival, nella sezione Un Certain Regard, vincendo il premio FIPRESCI. Mentre Timbuktu è stato candidato dall'Academy Awards per competere nella sezione miglior film straniero.
Dal 15 maggio sarà al cinema il suo nuovo film, Black Tea.
Nato a Kiffa, in Mauritania, il 13 ottobre 1961, Sissako emigra con tutta la sua famiglia in Mali, la patria di suo padre dove completa la sua istruzione. Ritornerà in Mauritania, terra di sua madre, solo nel 1980, per poi lasciarla alla volta di Mosca, dove studierà cinema alla VGIK, dal 1983 al 1989. Ultimati anche questi studi, si trasferirà in Francia all'inizio degli Anni Novanta, dove comincerà a dirigere dei cortometraggi come: Le jeu (1989), girato fra il deserto mauritano e il Turkmenistan; October (1993), realizzato nei quartieri di Mosca e vincitore della rassegna Un Certain Regard a Cannes; Le chameau et les bâtons flottants (1995), che è un adattamento delle fiabe di Jean de La Fontaine; e Sabriya (1996), sulla Tunisia.