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5 doc per 5 viaggi alla ricerca del genio che fa progredire la Storia

I Am Martin Parr, Il genio di Gianni Versace, Mies Van Der Rohe: Le linee della vita, Going Underground e Fiume o morte!. Da oggi al cinema una selezione di film biografici che raccontano alcune delle figure e delle esperienze più significative dell’arte e della storia del Novecento.
di Roberto Manassero

lunedì 24 febbraio 2025 - Focus

Da oggi Wanted Cinema porta sugli schermi una selezione di documentari biografici che raccontano alcune delle figure e delle esperienze più significative dell’arte e della storia del Novecento. Senza preconcetti e distinzione fra alto e basso, si andrà dagli scatti del fotografo inglese Martin Parr (I Am Martin Parr) agli abiti scintillanti di Gianni Versace (Il genio di Gianni Versace), dalle architetture essenziali (e dai complessi legami sentimentali) di Miss Van der Rohe (Mies Van Der Rohe: Le linee della vita) alle musiche punk e new wave degli italiani Gaznevada (Going Underground, che è anche un esaltante ritratto della Bologna del Settantasette) e infine alle vicende dell’Impresa di Fiume di Gabriele D’Annunzio (Fiume o morte!), ricostruite tra performance d’arte contemporanea e teatro di strada. Un viaggio tra pubblico e privato, dimensione intima e dimensione storica, all’inseguimento del genio e della scintilla creatrice (e rivoluzionario, nel bene e nel male) che fa progredire la Storia.
 


In foto una scena di Fiume o morte!

FIUME O MORTE!
A metà tra il reenactment e la ricostruzione storica, il regista croato Igor Bezinovic, originario di Rijeka (attuale nome croato della città un tempo conosciuta come Fiume), racconta a più di cento anni di distanza la cosiddetta “Impresa di Fiume”, quando, nel 1919, all’indomani della Prima guerra mondiale e della Conferenza di pace di Parigi, a capo di un manipolo di uomini il poeta Gabriele D’Annunzio occupò la città per annetterla al Regno d’Italia (in quanto abitata in maggioranza da italiani) e per un anno e mezzo vi portò avanti un esperimento sociale tra i più singolari della storia moderna, per alcuni versi progressista per altri anticipatore del fascismo. Bezinovic rivisita l’episodio servendosi di filmati d’archivio e intermezzi documentari, ma soprattutto del contributo degli stessi abitanti di Rijeka, coinvolti in performance, interviste e messinscene di stampo teatrale. E imbastendo in tempi di rigurgiti nazionalistici e novecenteschi una lezione di storia non convenzionale che s’interroga sulla persistenza dell’estremismo nell’animo della folla.


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In foto una scena de Il genio di Gianni Versace.

IL GENIO DI GIANNI VERSACE
Gianni Versace è stato una delle grandi figure della moda del ’900. La sua morte tragica e violenta, la mattina del 15 luglio 1997, a soli 51 anni, ucciso sulle scale della sua villa di Miami dal serial killer Andrew Cunanan, ne ha preservato intatto il mito nei decenni e reso ancora più amate le sue creazioni. Lo scopo del film di Salvatore Zannino e Scott Cardinal è proprio quello di celebrare ancora una volta la grandiosità dell’opera di Versace, a partire dalla sua magione sontuosa e raffinata per arrivare ovviamente ai suoi abiti, indossati ancora una volta da modelli e modelle (tra cui anche Jon Bon Jovi e Naomi Campbell) che sfilano in passerella, e alle parole di colleghi, amici e collaboratori. Colori vibranti, tagli audaci e dettagli preziosi, da sempre magicamente in bilico fra eleganza e kitsch, raccontano (un po’ agiograficamente, va detto) di un uomo che ha saputo trasformare un gusto personale in un’estetica universale, dando vita a un vero e proprio impero della moda.  


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MIES VAN DER ROHE: LE LINEE DELLA VITA
Ludvig Mies van der Rohe è stato uno dei più grandi architetti e designer del ‘900. Nato in Germania nel 1886, ha dato un contributo fondamentale all’architettura europea prima dell’avvento del Nazismo (in particolare nell’esperienza della scuola Bauhaus) e poi dopo ancora, in seguito alla fuga negli Stati Uniti e all’affermazione oltreoceano. Grazie alla sua filosofia minimalista (celebre il suo motto “Less is more”, meno è di più), ha imposto una vera e propria estetica capace di cambiare la concezione di spazio e di arredo. Il documentario di Sabine Gisiger lo racconta attraverso un’intervista impossibile alla figlia Georgia, danzatrice, attrice e regista morta nel 2008, facendo emergere il ritratto collettivo di una generazione straordinaria (oltre al padre, i suoi amici e colleghi Walter Gropius, Lyonel Feininger, Paul Klee, Oskar Schlemmer, Wassily Kandinsky) e la fotografia privata di un uomo complesso, esigente e poco incline ad amare le sue donne, mogli, amanti o figlie che fossero…  


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In foto una scena di Going Underground.

GOING UNDERGROUND
La regista Lisa Bosi ricostruisce in maniera originale la storia dei Gaznevada, principale gruppo italiano punk e new wave nato a Bologna nel 1977, in un irripetibile clima di libertà creativa, spinta rivoluzionaria e tensione autodistruttiva irripetibile. Billy Blade, Andy Nevada, Marco Nevada, Bat Matic e Robert Squibb, oggi settantenni con il look e lo spirito dei loro anni selvaggi, raccontano in voce over la loro storia, tra immagini ex novo e riprese d’archivio: le case occupate, le factory di fumettisti, musicisti e cineasti, le radio libere, la droga a fiumi, il Convegno sulla repressione, la scoperta dei Ramones, i viaggi nella Londra dei punk, i primi dischi, i concerti con il pubblico che sputava loro addosso, l’etichetta di “rock demenziale” erroneamente affibbiata al gruppo, poi le storie di overdose, il riflusso degli anni ‘80 e il passaggio dal punk all’italo disco e alla house nei ‘90… Un vero e proprio viaggio nel tempo e nelle sonorità di un gruppo fondamentale per la scena musicale underground italiana.  


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Una foto di scena del film I am Martin Parr.

I AM MARTIN PARR
Diretto da Lee Shulman, ideatore dell’Anonymous Project, grande archivio di scatti anonimi e amatoriali che cerca di dare nuove interpretazioni e nuovi racconti a figure e ricordi perduti nel tempo, un documentario sul fotografo Martin Parr, fotografo (ma anche documentarista, umorista, giornalista) inglese noto per i suoi scatti a sfondo sociale e per la sua visione profondamente drammatica della vita quotidiana. Attraverso le parole del protagonista e della moglie, di critici d’arte, fotografi, galleristi, colleghi e amici, il film racconta l’opera di Parr, le infinite pubblicazioni e i suoi tantissimi viaggi in giro per il mondo illustrando la sua visione del mondo non riconciliata, tragica e insieme beffarda. Ne nasce un’opera ironica e pop, capace di raccontare Martin Parr con lo stesso stile e lo stesso taglio delle fotografie di Martin Parr, in un divertente corto circuito che diventa una riflessione sul ruolo della fotografia (e di rimando del cinema) nel farsi specchio e interpretazione della realtà.
 


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