Ospiti di Tiziana Rocca e del suo festival, che dal 28 febbraio al 3 marzo porta a Los Angeles (e su MYmovies) 50 titoli tra film, serie tv, cortometraggi e docu-film italiani, sono le tre facce dell’Italia che torna a presentarsi agli Stati Uniti, con l’Oscar alle porte e una ritrovata sintonia con il pubblico d’oltreoceano. SCOPRI FILMING ITALY SU MYMOVIES »
di Ilaria Ravarino
C’è l’entusiasta, il napoletano 36enne Salvatore Esposito, che firma autografi al cameriere guatemalteco dell’albergo, fan di Gomorra (ma lo è anche Todd Phillips, il regista di Una notte da leoni, che lo ha appena invitato a cena), e già pregusta gli impegni dei prossimi giorni. «Qui è fighissimo – racconta, in collegamento dall’hotel di Beverly Hills, prima di ritirare il premio assegnatogli alla settima edizione del Filming Italy Los Angeles Festival – Sono nella patria della competitività e per me questo significa confrontarmi, crescere e cercare in tutti i modi di migliorarmi. Faccio incontri, chiacchierate, mi guardo intorno. Prima della pandemia pensavo persino di trasferirmi. Spero di aprirmi una strada».
Qualche ambiente più in là, seduto a bordo piscina dello stesso albergo, c’è il siciliano 29enne Piero Barone, tenore del gruppo Il Volo, che Los Angeles l’ha vista la prima volta da adolescente. «Per noi de Il Volo Los Angeles è una seconda casa. Ci siamo venuti nel 2009, catapultati qua dopo esserci messi insieme come gruppo per il reality “Ti lascio una canzone”, grazie al contratto che abbiamo firmato con la Geffen di Universal, la stessa casa discografica di Lady Gaga – racconta, mentre in sottofondo risuona "My Way” di Frank Sinatra - Abbiamo trascorso in questa città l’adolescenza, frequentando una scuola di inglese e vivendo una realtà anomala: quando tornavo in Italia non potevo raccontare quello che facevamo qui, i party con Beyoncé e con le superstar, perché ci avrebbero preso per mitomani. L’abbiamo vissuta come un parco giochi».
E poi c’è il 54enne Gabriele Muccino, romano e sornione, che a Los Angeles ci ha vissuto 12 anni e oggi è qui al Filming Italy Los Angeles Festival per presentare al pubblico americano i primi episodi della serie A casa tutti bene, di cui presto girerà la seconda stagione. «Per me venire a Los Angeles è come andare a Milano. Ho vissuto qui per un lungo periodo di viaggi e incontri incredibili, di conoscenze magnifiche con celebrities e produttori, di soggetti realizzati o solo sognati. Ma Los Angeles è un posto dove non hai mai amici. È una città dove si fa network, dove si incontrano persone utili alla carriera. Non ci sono incontri conviviali, il conto te lo portano i camerieri per liberare il tavolo per il prossimo cliente. Il dopocena non esiste: alle otto di sera hai chiuso il business e sei a casa».
Ospiti di Tiziana Rocca e del suo festival, che dal 28 febbraio al 3 marzo porta a Los Angeles (e in streaming su MYmovies) 50 titoli tra film, serie tv, cortometraggi e docu-film italiani, Esposito, Il Volo e Muccino sono le tre facce dell’Italia che torna a presentarsi agli Stati Uniti, con l’Oscar alle porte (per noi in nomination c’è Paolo Sorrentino) e una ritrovata sintonia con il pubblico d’oltreoceano.
«Secondo me gli americani hanno capito Gomorra più di tanti italiani – dice Esposito – si sono resi conto che questa serie è una grande metafora, che “Gomorra” è un cancro impiantato in ogni nazione del mondo. Solo per caso la serie si ambienta a Napoli ed è recitata in napoletano: le dinamiche e le relazioni che racconta sono comuni a tutti i paesi”. Per Barone, che con Il Volo presenterà all'Harmony Gold Theater un recital dedicato ad Ennio Morricone, «la reazione degli americani quando ascoltano una melodia italiana mi ricorda quella di mia madre quando sentiva Elvis: non capiva una sola parola di quello che cantava, ma ne era innamorata. La forza del nostro repertorio, e del bel canto italiano, è enorme. Il più grande riconoscimento però va a Pavarotti, il primo ad aver portato questo genere fuori dai teatri. Il suo concerto a Central Park fu straordinario».
Più cauto sul presunto fascino esercitato dagli italiani in America è Muccino, che ammette: «Ogni volta che sono venuto qui come italiano a fare un film americano non ho mai avvertito che ci fosse una conoscenza reale del nostro cinema. Ce l’ha chi ha fatto le scuole di cinema, soprattutto gli sceneggiatori. Ma la maggior parte degli americani conosce al massimo Sergio Leone, perché i suoi western passano ancora in tv. Se fischi il motivetto de Il buono, il brutto, il cattivo lo conoscono. Ma 8 ½…». Merito anche della magia di Morricone, «il più grande compositore del Novecento – dice Barone – cui abbiamo provato a dare voce in questo recital, con l’aiuto del figlio del maestro, Andrea Morricone, che ha recuperato i testi scritti dal padre ne ha aggiunti altri. Siamo entrati in questa operazione in punta di piedi».