Un lavoro che fornisce una materia prima solidissima, anche grazie allo sguardo sopraffino di Barbara Kopple.
di Marco Chiani
Appena qualche mese fa si festeggiavano i cento anni dalla nascita di Gregory Peck. E ovviamente non si è dimenticato di ricordare l'immagine in Vespa che ha immortalato l'attore americano tra le strade di una capitale magnificata da William Wyler.
Ricorrenze a parte, su Netflix è disponibile un film, forse una confessione, ma non una deificazione - nonostante gli "onori" che gli vediamo tributati da destra e da sinistra nei 97 minuti del documentario - che ritrae l'attore di Il buio oltre la siepe meglio di qualunque saggio, riflessione dotta, retrospettiva.
È Una conversazione con Gregory Peck, a suo modo un cult, non soltanto per la presenza di un gigante come Peck, che fornisce una materia prima solidissima, ma anche per lo sguardo di una documentarista sopraffina come Barbara Kopple, autrice di almeno un titolo fondamentale qual è Harlan County, USA (1976). Si dice, in casi del genere, che il ritratto rimane in bilico tra pubblico e privato. Non è vero: Una conversazione con Gregory Peck è cinema su cinema. Non c'è posto per il chiacchiericcio.