Il 2016 è stato un anno drammatico, per le perdite che ha registrato, per numero e qualità. I primi nomi, italiani, non possono che essere quelli di Eco e Fo, maestri massimi. Cultura e spettacolo mutilati e depauperati. Manterrò il focus sul cinema, ma quei due non potevano non aprire il pezzo. Il cinema è la disciplina dalle ferite più gravi, secondo i suoi generi, i suoi modelli e la sua identità. Sono costretto, nel ricordo, a una selezione triste e ad ancora più tristi omissioni. Gennaio è un mese orribile. Il 5 muore, a 91 anni, Silvana Pampanini, eroina degli anni cinquanta, romana e romanesca, vitale, "vera". Non ha avuto la popolarità internazionale delle sue rivali Loren e Lollobrigida, ma l'impronta lasciata nel cinema italiano di allora è forse ancora più profonda. Ci furono momenti che la vedevano interprete di un film al mese. Amata da tutti. Era l'"Italia"di allora. Il 14 è la volta di Franco Citti (81). Interprete squisitamente pasoliniano: Roma e le borgate, ragazzi di (quella) vita, fa parte di una scheggia di genere che appartiene, quasi in esclusiva, al suo mentore. Il 19 moriva Ettore Scola (85), grande autore, uomo colto e ironico. Erede, degno, delle generazioni delle nostre "scuole" che prevalevano nel mondo, il realismo e la commedia. Scola ha saputo oltrepassare, portando nelle sue opere un'evoluzione di stile, con titoli che occupano la parte alta della nostra storia del cinema.


