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Cannes 2015, al via stasera

L'inaugurazione con il film La Tête haute. L'attesa per gli italiani.
di Giancarlo Zappoli


mercoledì 13 maggio 2015 - News

Ogni anno a maggio, quando la Croisette torna a riempirsi di addetti e non ai lavori che corrono incessantemente da una sala a una conferenza stampa e poi ancora a una sala o al Marché come formiche ipertoniche, la domanda che ci si pone è sempre la stessa: tra registi 'abbonati' e nuove scoperte ci sarà l'opera capace di sorprenderci? Di farci cioè avvertire quella vibrazione razionale e/o emotiva che testimonia il distaccarsi dalla routine? Lo sapremo, ovviamente solo alla fine della manifestazione. Per ora dobbiamo limitarci ad osservare qual è la proposta complessiva che ci viene offerta.

La direzione del Festival ha sempre la possibilità di giocare su tre tavoli. Da un lato la Competizione ufficiale, dall'altro Un Certain Regard e in mezzo i fuori programma declinati come Fuori Concorso/Film di mezzanotte e Proiezioni speciali. Il concorso, come ormai è tradizione, vede tornare nomi che hanno frequentato assiduamente la Croisette come Gus Van Sant, Hou Hsiao-Hsien, Jacques Audiard o che hanno ottenuto un importante riconoscimento nella passata edizione come Koreeda Hirokazu.
Del gruppo fanno parte anche i nostri tre rappresentanti Garrone, Moretti, Sorrentino che, pronunciati con il doveroso accento sull'ultima vocale, sono ormai stati 'adottati' dal festival. Quest'anno quindi non ci potremo lamentare troppo se la pattuglia autoctona si presenta ipernutrita (tra produzioni e co-produzioni i film che battono bandiera francese sono 9).

Un Certain Regard continua invece ad essere il luogo della sperimentazione 'ufficiale' (gli altri due spazi sono la Quinzaine e la Semaine della Critique dove troviamo Jonas Carpignano che con Mediterranea affronta il sempre più scottante tema dell'immigrazione).
È a Un Certain Regard che Roberto Minervini presenta Louisiana che ha tutte le carte in regola per confrontarsi con ex vincitori di Cannes come Apichatpong Weerasethakul o ad autori più che affermati come Brillante Mendoza o Naomi Kawase.

Una sorpresa potrebbe arrivare poi da Natalie Portman che da attrice capace di lavorare con i registi più diversi, dal mainstream alla ricerca, passa ora dietro la macchina da presa dirigendo se stessa in un film che si rifà alla biografia di Amos Oz. Condivide la sezione con diversi nomi, tra cui spicca quello di Robert Guédiguian la cui sensibilità lo ha portato ad affrontare il complesso argomento (ritornato di recente in prima pagina) del rapporto tra armeni e turchi.
Il mix proposto poi nel Fuori Concorso sembra particolarmente stimolante perché potrebbe soddisfare le pulsioni cinematografiche più diverse andando dall'adrenalinico ritorno di Mad Max: Fury Road alla poesia de Il piccolo principe passando per le 'emozioni' (letteralmente) del film Pixar per giungere poi all'uomo irrazionale di Woody Allen. Il quale torna ad esplorare il rapporto tra un professore e una studentessa. Il suo protagonista forse lo sarà ma un autore che una volta ha affermato "quando due si lasciano è quasi sempre colpa di tutti e tre" non può essere irrazionale. È troppo saggio.

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