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filippo catani
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venerdì 5 aprile 2013
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un film poetico e malinconico sulla scuola
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Un giovane e tormentato supplente di letteratura straniera arriva ad insegnare in una scuola di un quartiere difficile. Dovrà fare i conti con le situazioni terribili dei suoi alunni, con una giovanissima prostituta che incontra vicino a casa sua e a cui offre un riparo e con la sua intricatissima situazione familiare.
Scordatevi i bei college americani, le ragazze del football e le feste di primavera; Tony Kaye ci porta alla scoperta delle scuole dei quartieri più difficili dove, grazie al sistema statunitense di test e quant'altro, vanno a finire la maggioranza dei ragazzi problematici che così mai nella vita potranno avere uno sbocco. Nel migliore dei casi andranno a rimpinguare la forza lavoro a basso costo (come spiega la psicologa a una ragazza) mentre nel peggiore si daranno alla criminalità o all'alcol o alla droga.
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Un giovane e tormentato supplente di letteratura straniera arriva ad insegnare in una scuola di un quartiere difficile. Dovrà fare i conti con le situazioni terribili dei suoi alunni, con una giovanissima prostituta che incontra vicino a casa sua e a cui offre un riparo e con la sua intricatissima situazione familiare.
Scordatevi i bei college americani, le ragazze del football e le feste di primavera; Tony Kaye ci porta alla scoperta delle scuole dei quartieri più difficili dove, grazie al sistema statunitense di test e quant'altro, vanno a finire la maggioranza dei ragazzi problematici che così mai nella vita potranno avere uno sbocco. Nel migliore dei casi andranno a rimpinguare la forza lavoro a basso costo (come spiega la psicologa a una ragazza) mentre nel peggiore si daranno alla criminalità o all'alcol o alla droga. Questa però è anche la storia dei professori, psicologi e presidi che si assumono il gravoso incarico di provare a insegnare qualcosa a questi ragazzi ovviamente in mezzo a umiliazioni, sputi e violenze di ogni risma. E anche gli adulti ovviamente hanno i loro fantasmi; è questo il caso del dolente supplente (un Brody in grande spolvero) alle prese con antiche vicende familiari che presentano il loro triste conto. E poi l'affetto per un'alunna con spiccate doti artistiche ignorata dalla famiglia e umiliata in classe e la giovane prostituta che cerca di avviare a nuova vita (straziante davvero il momento in cui la ragazza in lacrime gli dice che lui è l'uomo più buono e gentile che conosce e che ormai è lui la sua famiglia). Insomma storie borderline della faccia cosiddetta sporca dell'America lontana anni luce da Harvard e MIT e da famiglie accoglienti. Un film struggente e bellissimo specialmente per chi sente la vocazione di insegnare o comunque aiutare gli altri e che a mio parere è passato troppo sotto silenzio e avrebbe meritato più attenzione e riconoscimenti; forse più di uno si vergogna del sistema educativo dei suoi limiti e dei ragazzi allo sbando della democrazia (migliore?) del mondo.
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dark angel
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martedì 19 febbraio 2013
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film da non perdere
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Film di un conoscitore profondo della sofferenza umana. Realistico e dai toni forti. Riflessione su noi stessi in chiave "pessimistica". Attori e regia di qualità. Questo film è un tuffo nelle difficoltà esistenziali. Film consigliato a chi ha una buona tenuta in apnea.
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raysugark
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venerdì 15 febbraio 2013
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il miglior film dell'anno
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il film più bello e delicato che abbia visto dopo Trust, con attori veramente grandi tra cui Adrien Brody che ha fatto una magnifica intepretazione. Questo vale proppio la pena di vederlo.
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liuk!
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sabato 9 febbraio 2013
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tra dramma e videoclip
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Ottimo lavoro di Kaye, una pellicola artistica e complessa con un cast d'eccezione. Il sistema scolastico statunitense viene massacrato attraverso un realismo cruento visto con gli occhi di professori falliti, persone piccole e inutili, inferiori persine ad un supplente depresso e distaccato. Il punto di forza è la caratterizzazione dei personaggi attraverso attori bravissimi ed in palla. Il punto debole è l'eccessivo utilizzo di forme visive tipiche del videoclip musicale, intermezzi spesso fuori luogo e incomprensibili come gli ultimi due minuti.
Nel complesso è un film da non perdere.
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ultimoboyscout
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sabato 2 febbraio 2013
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l'attimo fuggente 2.0.
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Tony Kaye rispolvera, rivede e aggiorna contenuti e messaggi del capolavoro di Peter Weir ma ha il merito di adattarli alla realtà contemporanea avvalendosi soprattutto di un enorme Adrien Bridy. E' un interessante spunto di riflessione sul delicato ruolo dell'insegnante in un momento di deriva etica e di crisi dell'istituzione educativa in cui immensa è la responsabilità degli insegnanti nei confronti degli alunni, bisognosi di un'educazione scolastica ma anche affettiva ed esistenziale e spesso gli educatori sono dei surrogati delle figure genitoriali. Un ritrovato Brody, è proprio il caso di dirlo, sale in cattedra per interpretare un supplente sballottato da una scuola all'altra, senza tempo ne voglia di instaurare legami e rapporti, con un passato che ha lasciato segni indelebili e un presente fatto di solitudine.
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Tony Kaye rispolvera, rivede e aggiorna contenuti e messaggi del capolavoro di Peter Weir ma ha il merito di adattarli alla realtà contemporanea avvalendosi soprattutto di un enorme Adrien Bridy. E' un interessante spunto di riflessione sul delicato ruolo dell'insegnante in un momento di deriva etica e di crisi dell'istituzione educativa in cui immensa è la responsabilità degli insegnanti nei confronti degli alunni, bisognosi di un'educazione scolastica ma anche affettiva ed esistenziale e spesso gli educatori sono dei surrogati delle figure genitoriali. Un ritrovato Brody, è proprio il caso di dirlo, sale in cattedra per interpretare un supplente sballottato da una scuola all'altra, senza tempo ne voglia di instaurare legami e rapporti, con un passato che ha lasciato segni indelebili e un presente fatto di solitudine. Un uomo autocondannatosi all'isolamento, che ha eretto barriere che verranno infrante da una prostituta e da una studentessa difficile che ha il proprio unico sfogo nell'arte. Brody è il solo traino di una pellicola riuscita a metà, è una maschera dinoccolata di sofferenza, di vuoto e di attonita quanto rassegnata accettazione che si muove all'interno di un'opera fortemente emotiva con musiche melanconicamente all'altezza ma non compatta che somiglia a una bella e buona lezioncina di esasperato pessimismo cosmico e stoicismo, sussurrata, però, con voce gentile, soave e un pizzico furba. Accanto al protagonista si muovo attori discreti come Lucy Liu, il sottovalutatissimo Cranston, Christina Hendricks, James Caan, Tim Blake Nelson ma soprattutto l'amabile e fragile Sami Gayle ma non basta. Kyle ha fatto decisamente di meglio, tornare al 1998 e al meraviglioso "American history X" era davvero impossibile.
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rampante
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mercoledì 30 gennaio 2013
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un supplente
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In una scuola di periferia americana arriva il supplente Henry Barthes, un giovane uomo chiuso e solitario che porta dentro di sé un'antica ferita.
Harry ha poco tempo di stare coi suoi alunni poichè è solo un supplente.
Il contatto con loro è labile, sfuggente, lui entra ed esce dalle loro vite, il suo compito è di trasmettere loro qualche nozione, non di stabilire un legame.
Ad Henry viene affidato un nuovo incarico come supplente di letteratura in un Istituto di periferia. Deve fronteggiare una classe degradata e intrattabile.
Con pazienza, avvia un tentativo di dialogo con i ragazzi, il distacco e i suoi metodi sembrano funzionare e riesce a entrare in contatto con alcuni di loro che mostrano di apprezzare i suoi metodi fermi ma civili.
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In una scuola di periferia americana arriva il supplente Henry Barthes, un giovane uomo chiuso e solitario che porta dentro di sé un'antica ferita.
Harry ha poco tempo di stare coi suoi alunni poichè è solo un supplente.
Il contatto con loro è labile, sfuggente, lui entra ed esce dalle loro vite, il suo compito è di trasmettere loro qualche nozione, non di stabilire un legame.
Ad Henry viene affidato un nuovo incarico come supplente di letteratura in un Istituto di periferia. Deve fronteggiare una classe degradata e intrattabile.
Con pazienza, avvia un tentativo di dialogo con i ragazzi, il distacco e i suoi metodi sembrano funzionare e riesce a entrare in contatto con alcuni di loro che mostrano di apprezzare i suoi metodi fermi ma civili. La sua vita sembra scivolare sulla superficie delle cose senza lasciarsi coinvolgere ma è improvvisamente sconvolta dall'incontro sulla metropolitana con Erica, una prostituta bambina Erica che riesce a fare breccia nella sua corazza e da Meredith, una sua allieva intelligente e problematica, sveglia ma particolarmente sensibile che gli si affeziona oltre misura e non riuscirà a superare il distacco.
Henry, un personaggio sfaccettato che cerca un possibile approdo verso la realtà che unisce memoria e presente in un difficile tentativo di sintesi dove un passato sepolto viene lentamente alla luce.
Scioccante la realtà della scuola americana.
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kyotrix
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lunedì 14 gennaio 2013
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buono, ma poteva essere migliore
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Di film sui problemi dell'insegnamento scolastico ce ne sono diversi e di migliori. Detachment e' un film valido che posso consigliare, ma non eccelle in niente. Una montatura artistica che non mi fa impazzire, un insieme di situazioni molto estreme quasi irreali, ma soprattutto non mi ha colpito nei sentimenti a differenza di altri. Piuttosto consiglio freedom writers.
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ennas
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mercoledì 21 novembre 2012
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distanze e speranze
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-“ Non so come fu ma al primo sguardo che diedi all’edificio un senso di abbattimento invase il mio spirito” E:A. Poe. La casa degli Usher.-
Questa citazione finale nel film di Tony Kaye potrebbe secondo me ,comparire all’inizio come incipit di questo suo lavoro.
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-“ Non so come fu ma al primo sguardo che diedi all’edificio un senso di abbattimento invase il mio spirito” E:A. Poe. La casa degli Usher.-
Questa citazione finale nel film di Tony Kaye potrebbe secondo me ,comparire all’inizio come incipit di questo suo lavoro. Il supplente Henry Barthes ( un Adrian Brody altamente espressivo) comunica fin da subito la tristezza esistenziale del suo finto distacco, mentre si dirige verso la scuola dove temporaneamente svolgerà il suo insegnamento, attraversando periferie degradate.
La scuola dove è diretto ci viene presentata brutalmente come un contenitore di barbarie: allievi insolenti,difesi via telefono da genitori assenti e pur minacciosi, si contrappongono ad insegnanti smarriti. In questo ventaglio di soggetti, spiccano tipologie umane quasi caricaturali ( il vecchio insegnante cinico e burlone ( bravissimo l’attore), il ragazzo nero sprezzante, ecc.) Definire degrado un simile girone dantesco mi pare un’eufemismo e “il distacco “ dell’eroe, ultimo arrivato in questo bailamme sembra quasi un dono provvidenziale.
Il protagonista è anch’esso portatore di una propria ferita esistenziale piuttosto pesante , lo apprendiamo da cine-brutti flashbak che intercalano il film, sicchè la sua dedizione affettiva al nonno ( probabile aguzzino della madre suicida) ci viene declinata a mio parere, con scarsa profondità .
Va un po’ meglio nel legame che si instaura , fuori dalla scuola, tra Henry e la giovane prostituta, dove si intrecciano bisogni affettivi e di protezione, attimi fuggenti risucchiati da una realtà spietata. ( Il salvatore affida la ragazza ai servizi sociali ed essa ha forse contratto l’AIDS.)
La cortina difensiva di Henry riesce a conferigli un alone di dignità e fermezza apparenti che lo farà accettare dai suoi allievi ma questo non basterà ad evitare equivoci e tragedie e tutti i personaggi appaiono avviluppati in una solitudine senza rimedi.
E’ un manifesto di solidarietà a quanti operano in una scuola allo sbando? Un applauso al loro continuare la propria “ missione educativa,” nonostante tutto? E’ sicuramente un durissimo atto di accusa contro una situazione che sembra irrimediabile.
Nell’insieme.mi pare che la regia abbia messo troppa carne al fuoco in maniera un po’ frenetica e ciò nuoce alla profondità dei temi sul tappeto. Nè contribuiscono a sufficienza, le diverse citazioni letterarie sparse nel film. Un messaggio prevalente può dare l’idea che gli sforzi messi in campo, volontari o inconsapevoli, non modificano la situazione di fondo e possono determinare danni individuali ( il nostro eroe rischia di essere equivocato dalla giovane collega, la studentessa Meredith si suicida ( tendente al macabro insistito, la ripresa di questa morte).
Un nichilismo pietrificante pervade in modo pesante l’intero film. Forse la regia ha voluto evitare illusioni e facili ottimismi ma trattandosi anche di un contenuto legato al tema educativo è troppo aspirare a qualche timida speranza soprattutto per i giovani?
Per me è comunque un film da vedere, con diversi bravissimi attori a partire dal protagonista ed anche pezzi di buon cinema, preparando in anticipo una cioccolata calda , per il ritorno.
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riccardo tavani
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domenica 11 novembre 2012
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l'cchiappa ragazzi nella voragine della scuola
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Fin dalle prime scene di questo film, torna alla mente un’immagine che è anche il titolo di un celebre romanzo americano del 1951, “The Catcher in the Rye” di J. D. Salinger. In Italia è stato tradotto con “Il giovane Holden”, perché il titolo originale è pressoché intraducibile nella nostra lingua. Corrisponde a qualcosa come “Il raccoglitore nella segale” ed è il mestiere che Holden vorrebbe fare da grande: salvare i ragazzini che rischiano di cadere giù dai bordi di un campo di segale, posto ai limiti di un precipizio. Tale immagine fu scelta anche da un nostro grande neuro psichiatra infantile, Marco Lombardo Radice, morto nel 1989, a soli 41 anni, e autore con Lidia Ravera di un altro furoreggiante romanzo degli anni ‘70, “Porci con le ali”.
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Fin dalle prime scene di questo film, torna alla mente un’immagine che è anche il titolo di un celebre romanzo americano del 1951, “The Catcher in the Rye” di J. D. Salinger. In Italia è stato tradotto con “Il giovane Holden”, perché il titolo originale è pressoché intraducibile nella nostra lingua. Corrisponde a qualcosa come “Il raccoglitore nella segale” ed è il mestiere che Holden vorrebbe fare da grande: salvare i ragazzini che rischiano di cadere giù dai bordi di un campo di segale, posto ai limiti di un precipizio. Tale immagine fu scelta anche da un nostro grande neuro psichiatra infantile, Marco Lombardo Radice, morto nel 1989, a soli 41 anni, e autore con Lidia Ravera di un altro furoreggiante romanzo degli anni ‘70, “Porci con le ali”. La differenza tra il giovane Holden e il personaggio di questo film, l’insegnante di letteratura Henry Barthes, sta nel fatto che il primo sogna di salvare i ragazzini, il secondo no, anzi: vuole svolgere il suo lavoro e vivere la sua vita con distacco, al punto tale che si auto definisce non-persona. Eppure, lo dice una citazione di Albert Camus all’inizio del film: più vivevo con distacco più mi sentivo coinvolto. Henry Barthes non è un insegnante di ruolo ma un supplente permanente. È un tappabuchi nella voragine del sistema educativo americano. Non deve cercare di portare avanti il programma ma tentare di tenere i ragazzi a scuola, di fare loro superare il trimestre di mezzo, per poi riconsegnarli all’insegnante di ruolo per la conclusione dell’anno. Paradossalmente, proprio per questo, il suo ruolo non può essere che quello di “raccoglitore nella segale”. Sa che non può dare solo letteratura ma ragioni esistenziali sonanti per continuare a studiare e vivere la vita in un certo modo – non auto distruttivo. La vicenda del film lo coglie all’inizio del suo incarico di supplente in una tipica pubblica media superiore americana, ma che somiglia molto anche ai nostri istituti. Clima completamente degradato, ragazzi e genitori che insultano, minacciano gli insegnanti e sputano loro in faccia; la direttrice che sta per essere sbolognata e l’intera scuola messa in dubbio di sopravvivenza. La decomposizione della scuola pubblica, però, si riversa anche sulle strade pubbliche. Una notte Henry deve offrire ospitalità a una ragazzina che più che battere per sopravvivere, viene battuta dai suoi clienti e dalla vita stessa. Henry la raccoglie nella folta ombra notturna tra la segale, proprio sul bordo estremo del precipizio. Vede i giovani come ombre sole, insignificanti, private di qualsiasi speranza. Il sistema, non solo quello scolastico, ha completamente fallito nei loro confronti. E i ragazzi vedono nel suo “detachment” qualcosa di autenticamente coinvolgente e gli si attaccano, come a una possibilità se non di salvezza, almeno di speranza. Niente più che la cruciale frase di Walter Benjamin: “Solo per chi non ha più speranza ci è data la speranza” si addice a questo personaggio. È una speranza, però, senza facili illusioni. La diagnosi è affidata all’immagine dei corridoi della scuola invasi da foglie morte e pagine ingiallite di libri trascinate dal vento. Immagine ispirata a un’altro celebre inizio di romanzo, “Il crollo della casa degli Uscher” di Edgar Alla Poe: “Non so come fu, ma al primo sguardo ch'io diedi all'edificio, un senso intollerabile di abbattimento invase il mio spirito”. Eccellente prova d’attore del protagonista nella coraggiosa scelta di un copione non da botteghino ma vero.
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serena moroni
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sabato 10 novembre 2012
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il distacco:il vero successo di un fallimento
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Questo è un film dove è quello che non vedi, quello che non ti viene detto,e che in parte non saprai mai, quello che ti colpisce al cuore e ti fa condividere il dolore del protagonista, Adrien Brody, come fosse il tuo stesso.E così c'è l'amore e il perdono per il nonno nonostante un intreccio di torbidi ricordi lo annodi al suicidio della madre e alle proprie infnili paure, c'è il non amore come progetto e al contrario l'azione di allontanamento dall'amore-orrore della piccola prostituta e il coinvolgimento progressivo con la sua vita.C'e la proclamazione di un approccio di insensibilità alle offese volgari degli studenti, che frequentano una scuola che si va estinguendo nella proposta educativa e nelle prospettive che offre,e invece una reale dura lotta per una rifondazione umana della loro vita, perseguita con accanimento tenero e irriducibile nella sua tensione al vero.
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Questo è un film dove è quello che non vedi, quello che non ti viene detto,e che in parte non saprai mai, quello che ti colpisce al cuore e ti fa condividere il dolore del protagonista, Adrien Brody, come fosse il tuo stesso.E così c'è l'amore e il perdono per il nonno nonostante un intreccio di torbidi ricordi lo annodi al suicidio della madre e alle proprie infnili paure, c'è il non amore come progetto e al contrario l'azione di allontanamento dall'amore-orrore della piccola prostituta e il coinvolgimento progressivo con la sua vita.C'e la proclamazione di un approccio di insensibilità alle offese volgari degli studenti, che frequentano una scuola che si va estinguendo nella proposta educativa e nelle prospettive che offre,e invece una reale dura lotta per una rifondazione umana della loro vita, perseguita con accanimento tenero e irriducibile nella sua tensione al vero. Tutt'intorno a lui si muove un mondo di personaggi persi nel proprio orticello didattico, a cui la non risposta degli studenti al proprio progetto educativo provoca disagio e delusione, se non disprezzo e odio.Così vediamo lungo il dipanarsi del film che il non amore è amore, il distacco è affezione, il disprezzo è tenerezza,l'insegnamento è trasmissione di un approccio possibile alla vita. E se il drammatico evolversi della vicenda umana dell'infelice e sensibile allieva attaccatasi al prof come ultima ancora di salvezza sembra significare fallimento , ancora una volta ecco il cambiamento operato negli studenti che lo salutano nel suo ultimo giorno di supplenza, la bellezza delle foto dell'allieva che nel giorno del suicidio organizza una propria mostra, e in ultimo l'immagine dell'abbraccio tra lui e la ragazzina che ha salvato dal marciapiede.Tutto ciò ci fa chiaro che possiamo proclamare quanto vogliamo che l'uomo è risultato di condizionamenti sociali e culturali, la realtà che fa emergere il film, anche quando lo negasse, è che ogni vero cuore chiama vero amore, desidera la giustizia la verità e vuole dare amore,e la violenza, anche quella contro se stessi, è l'immonda crosta di cui si ricopre un cuore terrorizzato dalla paura di non trovarlo.
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