Questa minuscola canadese dalla volontà di ferro, dotata di un naturale talento per recitare, a sedici anni entrò alla Biograph, seguita dalla sorella Lottie e dal fratello Jack, che divennero attori anche loro. Le bastarono pochi mesi dal suo debutto perché divenisse una presenza fissa in quei film che David Wark Griffith sfornava a ritmo continuo.
I lunghi boccoli e la sua naturalezza mimica fecero di «Little Mary» (ancora i nomi degli attori non venivano diffusi) un'attraente personalità cinematografica: il suo entusiasmo, la grande voglia di riuscire, la spinsero a dare sempre il meglio di sé, ad assorbire dai colleghi più esperti tutti i segreti del mestiere tanto da potere, negli anni successivi, discutere sui film da interpretare, i registi e gli attori con cui lavorare, farsi illuminare e riprendere sempre dal lato migliore.
Lasciata la Biograph alla fine del 1910 per una più cospicua sistemazione economica alla IMP e poi alla Majestic, Mary ritornò delusa alla Biograph poco tempo dopo. Interpretò qualche film, quindi volle cimentarsi a teatro con The Good Little Devil, prima in provincia poi a Broadway. Il grande successo ottenuto con questa tournée spinse la Famous Players Lasky ad acquistarne i diritti per realizzare una versione cinematografica della commedia, con lo stesso cast teatrale. Diretto da Edwin S. Porter, The Good Little Devil (1913) può essere considerato il film in cui Mary Pickford disegna alla perfezione quel tipico personaggio di «ingenua» che rimarrà immutato per lunghissimi anni, e in cui si cristallizzerà il suo modo di recitare: di volta in volta sarà un'orfanella, una trovatella, una ragazza di campagna, una candida sognatrice, generalmente perseguitata da patrigni malvagi, tutori protervi, padroni di casa inflessibili, arcigne insegnanti e che tuttavia, alla fine di una serie di vicissitudini ora tristi ora liete, riesce a superare tutte le difficoltà con la gentilezza d'animo e con la sua tenera bontà, e a trovare un'anima gemella con cui condividere un futuro ovviamente tutto roseo.
Nacque così, alla fine degli anni Dieci, il mito della «America's Sweetheart», la fidanzata d'America. Senza alcuna incertezza, Mary passava da stravaganti commedie a patetici drammi; titoli come Tess of the Storm Country (1914), A Poor Mistress Nell (1915), Rags (1915), The Foundling (1916), Hulda from Holland (1916), A Poor Little Rich Girl (1917), A Romance of the Redwood(1917), The Little American (1917), Rebecca of Sunnybrook Farm (1917), Stella Maris (1918), M'liss (1918) sono alcune delle tappe maggiori di una carriera unica nella storia del divismo cinematografico.
Quando poi nel 1920 sposò Douglas Fairbanks, altro idolo cinematografico e anche
lui un simbolo dell'ottimismo americano e di baldo affronto alla vita, la popolarità della Pickford salì alle stelle e non solo negli Stati Uniti. Venuti in viaggio di piacere in Europa, furono ovunque accolti da folle in delirio, a Parigi, a Londra, a Berlino. A Mosca, Mary venne invitata a comparire in una divertente commedia, Potselduj Meri Pikford (Il bacio di Mary Pickford, 1927), che ne confermava l'enorme popolarità anche in Unione Sovietica.
Divenuta socia dell'United Artists, fondata nel 1919 con Douglas, Griffith e Chaplin, Mary ebbe la più completa carta bianca nello scegliere i film da interpretare. Pur molto accurati da un punto di vista produttivo, Daddy Long Legs (1919), Pollyanna (1920), Suds (1920), Little Lord Fauntleroy (1921), Tess of the Storm Country (1922), Dorothy Vernon of Haddon Hall (1924), Little Annie Rooney (1925), Sparrows(1926) ripeterono però, fino alla saturazione, il personaggio dell'eterna giovinetta, anche quando lo stadio adolescenziale dell'attrice era stato superato da un pezzo. D'altro canto, va anche riconosciuto che qualche tentativo di uscire dal cliché non sortì buon esito. E così Mary, a quasi quarant'anni d'età, quando pose fine all'attività d'attrice per divenire produttrice, era ancora imprigionata in quella figurina dai riccioli d'oro, le mossettine leziose e i vestitini rosa-baby di «ragazza bella, brava e buona che tutti vorrebbero per fidanzata».
Questo personaggio elementare ha riscosso un larghissimo consenso di pubblico, perfetta immagine d'un successo creato dal nascente star system: dove un'attrice di medio talento e di altrettanto media avvenenza fisica ha potuto polarizzare su di sé un'incredibile attrazione e divenire uno dei più duraturi miti del cinema.
Da Le dive del silenzio, Le Mani, Genova, 2001.