Sugar

Film 2024 | Drammatico

Regia di Fernando Meirelles, Adam Arkin. Una serie con Colin Farrell, Massi Furlan, Nate Corddry, Bernardo Badillo, Sydney Chandler. Cast completo Genere Drammatico - USA, 2024, STAGIONI: 2 - EPISODI: 16

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Ultimo aggiornamento lunedì 2 febbraio 2026

Una rivisitazione contemporanea e unica di uno dei generi più popolari e significativi della storia della letteratura, del cinema e della televisione: il giallo con protagonista un detective privato. La serie ha ottenuto 1 candidatura a Writers Guild Awards,

2024
Consigliato assolutamente no!
n.d.
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CRITICA
PUBBLICO
CONSIGLIATO N.D.
Un neo-noir all'incrocio tra omaggio e innovazione. Con il carismatico Colin Farrell.
a cura della redazione
lunedì 2 febbraio 2026
a cura della redazione
lunedì 2 febbraio 2026

John Sugar (Colin Farrell) è un investigatore privato di stile e spessore, con una passione per il cinema classico americano che colora la sua percezione della città (nonché l'approccio narrativo della serie stessa). Immerso nelle torbide acque di Los Angeles, Sugar è alla ricerca di una ragazza scomparsa, Olivia Siegel (Sydney Chandler). La sua indagine si svolge in un mondo intriso di segreti, quelli di Hollywood, caratterizzato da personaggi dubbi e da verità celate, dove nulla è mai come sembra.

Episodi: 8

Una serie che perde la sua eccezionalità. E si assimila al formato che vorrebbe contraddire

Recensione di Gabriele Prosperi

John Sugar (Colin Farrell) torna a Los Angeles, ultimo della sua specie rimasto sulla Terra dopo l'esodo che chiudeva la prima stagione. Tormentato dalla scomparsa della sorella, accetta il caso che nessun altro investigatore vorrebbe: ritrovare Ji Moon, fratello tossicodipendente di Danny (Jin Ha), giovane pugile coreano-americano. La ricerca lo trascina in una rete di spaccio, polizia deviata e interessi politici, mentre un avvertimento dipinto su un muro ("attenzione all'assimilazione") pesa su ogni suo legame umano, dalla protetta Val (Sasha Calle) alla vicina Charlotte (Laura Donnelly).

Per capire la ragione del passo falso di questa seconda stagione conviene ripartire da ciò che, nella prima, rendeva coerente una figura altrimenti improbabile: un investigatore privato, un alieno sotto copertura e un cinefilo compulsivo che, anziché sovrapporsi artificialmente in un solo personaggio, diventavano una funzione unica.

Il cinema classico che Sugar abitava non era un sistema di rimandi a uso dello spettatore smaliziato, ma una grammatica con cui una creatura venuta da un lontano altrove aveva imparato a comportarsi da uomo. I film in bianco e nero che scorrevano sullo schermo dell'albergo, le inquadrature basse e oblique, la voce fuori campo che ricalcava la cadenza dei detective del passato: tutto questo costituiva il manuale di assimilazione del personaggio, la membrana che separava e insieme collegava la sua natura al mondo che doveva attraversare. L'estraneità ontologica e l'ossessione per la pellicola erano, in altri termini, lo stesso strumento visto da due lati: Sugar non guardava i vecchi noir perché alieno, era alieno attraverso i vecchi noir, e quei film gli fornivano il copione di un'umanità che non possedeva per nascita.

È questo nesso, e non l'uno o l'altro dei suoi poli, che la seconda stagione manda totalmente in frantumi. Riducendo la componente fantascientifica a un ricordo - con qualche flashback, il trapianto di sangue all'occorrenza e un'occhiata alle galassie nei momenti di stanchezza cosmica della voce narrante - essa non è più sufficienti a riunire quei due poli. Non a caso, si diradano le citazioni e, di conseguenza, la serie perde il suo unico (vero e originale) congegno funzionante.

Le inserzioni cinematografiche, recise dalla loro funzione di alfabeto identitario, si svuotano e diventano delle note a margine: dal fotogramma di Paul Newman al biliardo a quello di una diva che canta davanti al pianoforte, questi inserti non illuminano più l'interiorità del personaggio, lo citano soltanto, con l'aria di chi ripete un gesto quasi per vantarsene. Sono pretestuosi, non perché siano pochi, ma perché, sganciati da ciò che li giustificava, anche quei pochi suonano come falsi. E parallelamente la linea aliena, privata della sua interfaccia cinematografica, si riduce a un retroscena che la trama gialla si trascina dietro senza sapere bene dove collocarla - se non alla fine, e lì sì, artificialmente.

La seconda stagione di Sugar finisce per recitare, suo malgrado, la minaccia che inscena: quell'"attenzione all'assimilazione" che incombe sul protagonista è esattamente ciò che accade alla scrittura. Privata della sua eccezionalità, Sugar si assimila al formato che dovrebbe contraddire, si normalizza nel procedurale a episodi che prima invece straniava. Il giallo è perfino più solido di quello della prima, con una competenza ordinata che tradisce il problema di fondo. La serie funziona benissimo come una qualunque, sicuramente elegante, detective story. Si ripropone una struttura a doppio binario - l'indagine sul caso da un lato e l'enigma sull'investigatore dall'altro - ma nella prima stagione esse si alimentavano a vicenda, qui invece corrono su rotaie parallele che non si incontrano mai.

C'è poi un paradosso: Sugar è adesso l'ultimo dei suoi rimasto sul pianeta. La sua solitudine, che da sempre distingue questo personaggio dall'antieroe del noir classico - dove l'isolamento è una posa metaforica, mentre qui è una condizione letterale, biologica, senza ritorno - dovrebbe toccare il culmine. Eppure, la serie stempera quella crisi ontologica nella nota sonnolenta e malinconica che avvolge ogni episodio, finché la disperazione di chi è davvero solo nell'universo diventa indistinguibile dall'apatia di un uomo annoiato.

Spostando Sugar tra immigrati, tossicodipendenti e senzatetto, la stagione costruisce attorno a lui una galleria di esclusi e abbozza una critica del pregiudizio verso chi vive al margine. L'alieno - l'immigrato per eccellenza, lo straniero assoluto - che indaga sulla sorte degli alieni umani (ricordando che in USA il termine viene adottato anche per chi vive ai bordi della società): il cortocircuito sta tutto lì, evidente. Sarebbe bastato premere su questa assimilazione perché la premessa fantascientifica e la coscienza sociale si saldassero in un'unica figura. Ma anche in questo caso le due cose restano accostate, mai fuse, come se la serie temesse la propria intelligenza.

Resta una stagione girata bene, persino più ordinata della prima, ma se nella stagione precedente si era trovato il modo di far coincidere l'alieno e il "suo" cinema in un solo gesto, nella seconda queste due nature vengono separate e, prese singolarmente, non reggono.

Episodi: 8

Un neo-noir all'incrocio tra omaggio e innovazione. Con il carismatico Colin Farrell

Recensione di Gabriele Prosperi

John Sugar (Colin Farrell) è un investigatore privato di stile e spessore, con una passione per il cinema classico americano che colora la sua percezione della città (nonché l'approccio narrativo della serie stessa). Immerso nelle torbide acque di Los Angeles, Sugar è alla ricerca di una ragazza scomparsa, Olivia Siegel (Sydney Chandler). La sua indagine si svolge in un mondo intriso di segreti, quelli di Hollywood, caratterizzato da personaggi dubbi e da verità celate, dove nulla è mai come sembra.

Molto attesa, Sugar risponde positivamente alle aspettative rivisitando il genere noir in chiave contemporanea e mescolando le atmosfere classiche, caratterizzate da mistero e da una moralità ambigua, con le sfide del Ventunesimo Secolo.

La serie - creata da Mark Protosevic (mente creativa dietro opere come The Cell, Io sono leggenda e la versione americana di Oldboy) e diretta da Fernando Meirelles (di cui ricordiamo Blindness e I due papi) - è ambientata nella Los Angeles di oggi, mantenendo però uno stretto legame con il passato del cinema noir attraverso il protagonista. Vero e proprio omaggio ai grandi investigatori del cinema classico, Sugar aggiunge una sfiziosa modernità all'archetipo, che riflette temi attuali come giustizia e identità.

La serie, realizzata per Apple TV+, spicca, infatti, anche per una narrazione complessa e per la presenza di personaggi sfaccettati, e in questo modo sfida le convenzioni del noir tradizionale, introducendo colpi di scena che reinventano la trama, dimostrando come il genere sia ancora capace di evolversi, esplorando e sperimentando nuovi temi.

Ogni personaggio, dalla determinata Ruby (Kirby Howell-Baptiste) alla misteriosa Melanie Mackie (Amy Ryan), contribuisce a tessere una rete di relazioni e dinamiche che arricchiscono la trama principale. Ruby, in particolare, funge da ponte tra Sugar e il mondo esterno, fornendo supporto emotivo; Melanie, d'altra parte, è lontana dall'essere la classica femme fatale: il suo personaggio offre una prospettiva fresca sulla redenzione e sulla lotta interiore, contribuendo a sfumare il confine tra bene e male, tipico del noir. La complessità dei personaggi secondari non solo serve a spingere avanti la trama, ma anche ad approfondire temi come il senso di appartenenza, l'ossessione e la ricerca della verità.

Nonostante la serie inizi come una tradizionale detective story, presto la narrazione sovverte le aspettative del genere, introducendo un colpo di scena che reinterpreta non solo il destino del protagonista ma l'intera narrazione con un twist audace anche per il neo-noir. A sostenere questo esperimento narrativo troviamo la performance di Farrell, che conferisce a Sugar un misto di carisma e vulnerabilità, mescolando gli archetipi del genere al pari della serie stessa, che gioca sui confini tra realtà e finzione, e tra passato e presente, attraverso omaggi visivi e tematici ai classici del cinema noir. Si aggiunge un'ottima fotografia, che cattura lo spirito di Los Angeles con una lente contemporanea ma nostalgica, e una regia, quella di Meirelles, che alterna momenti di tensione narrativa a momenti di riflessione più contemplativa, fondendo ulteriormente il vecchio con il nuovo.

Sugar si posiziona così all'incrocio tra omaggio e innovazione, tra il rispetto per i tropi del noir classico e l'aspirazione a reinventarli per un pubblico moderno, riflettendo una tensione creativa molto interessante.

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RECENSIONI DALLA PARTE DEL PUBBLICO
sabato 7 dicembre 2024
Giorgio61

Manca qualcosa non scorre bene il video in certi momenti è lento, l'attore cambia poco le espressioni del viso sembra perso nel nulla, la storia si basa e copia in parte altri telefilm o film di qualche anno fa, non merita le 5 stelle.

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domenica 31 marzo 2024
 

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mercoledì 6 marzo 2024
 

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