| Anno | 2026 |
| Genere | Drammatico, Thriller |
| Produzione | USA |
| Durata | 114 minuti |
| Regia di | Beth de Araújo |
| Attori | Channing Tatum, Gemma Chan, Mason Reeves, Stefanie Estes, Philip Ettinger Kenley Gaffke, David Ghilardi, Diogo Hausen, Gretchen Klein, Dan Matteucci, Dana Millican, Eleanore Pienta, Mel Powell, Grace Kelly Quigley, Tracy Todd. |
| Tag | Da vedere 2026 |
| MYmonetro | 3,59 su 4 recensioni tra critica, pubblico e dizionari. |
|
Condividi
|
Ultimo aggiornamento venerdì 20 febbraio 2026
Il film esplora il trauma infantile e le dinamiche familiari sotto pressione. Il film è stato premiato a Sundance,
|
CONSIGLIATO SÌ
|
Durante una corsa mattutina nel parco, una bambina di otto anni sfugge all'attenzione del padre Damien quel tanto che basta per ritrovarsi da sola di fronte a dei bagni pubblici, dove assiste a una violenta scena di stupro. Damien interviene per soccorrere la vittima, ma nella concitazione gli occhi della piccola Josephine assorbono ogni immagine e ne rimangono traumatizzati.
Nei giorni successivi la bambina inizia a mostrare segni di disagio e paura, oltre ad avere visioni dell'uomo che la accompagna ovunque vada. Mentre i genitori, ognuno a suo modo, cercano di aiutarla a processare quanto accaduto, diventa chiaro che Josephine è l'unica testimone che può identificare il responsabile e dovrà apparire in tribunale.
Potente e dettagliata esplorazione del trauma infantile, la seconda regia della statunitense Beth de Araújo (dopo l'esordio con Soft & Quiet) segue un percorso lineare nell'analizzare il rapporto tra una bambina e i suoi genitori in seguito a un evento sconvolgente.
Lo fa però con un approccio meticoloso e in larga parte ristretto all'esperienza soggettiva di Josephine, riuscendo a trovare una chiara trasposizione cinematografica per ogni piega psicologica e stadio di elaborazione che la straordinaria protagonista Mason Reeves è chiamata ad affrontare.
È chiaro fin dalla sequenza iniziale dell'incidente scatenante - mostrato nella sua orribile interezza attraverso lo sguardo della bambina - che non si tratta di facile visione, soprattutto per gli spettatori che sono anche genitori e che nell'apparentemente autobiografico trattamento da parte di de Araújo troveranno una "tempesta perfetta" di tutto ciò che può andare storto quando si cerca di proteggere al meglio il proprio figlio.
Josephine è una bambina privilegiata in ogni accezione del termine, come noterà il suo stesso padre in un rimprovero di frustrazione più avanti nel film. Amata e coccolata da genitori che cercano di instillare in lei null'altro che valori positivi, la confusione della piccola è però amplificata da due visioni agli antipodi. La madre Claire insiste perché si cerchi l'aiuto di uno psicologo e al tempo stesso sa di non poter promettere che "non ti accadrà mai nulla del genere", con un paio di intensi momenti tra madre e figlia che accennano all'amaro pragmatismo di una sfera femminile consapevole dei pericoli in agguato. Damien, dal canto suo, fa proclami assolutistici da padre protettivo e vorrebbe indurire la bambina con dei corsi di autodifesa, fedele a un linguaggio emotivo fatto di ostacoli da superare e dell'azione come principio guida.
Nella filigrana di un'opera tutta proiettata sull'interiorità infantile si scorge dunque il riflesso tragico di un'unità parentale spaccata in due nonostante i buoni propositi. A evitare che gli archetipi sfuggano di mano c'è però una caratterizzazione - specialmente da parte di Channing Tatum nel ruolo di Damien - che aggiunge qualche complessità al più ovvio dei cliché maschili.
Il percorso di Josephine, nel frattempo, evolve con ammirevole specificità: dalle prime incerte ricerche sul telefono di quella parola proibita captata attorno a lei ("raip") all'improvvisa fascinazione per le armi e fino poi agli episodi di violenza scolastica, il tutto costellato dalla presenza immaginaria dell'assalitore che la accompagna nella vita domestica. Rispetto a molte storie simili in cui il trauma finisce per essere un contenitore drammaturgico un po' vago, la regista ne traccia ogni fase dando loro il giusto peso e individualità, cosa che contribuisce a creare un ritratto psicologico sfaccettato soprattutto della protagonista.
Sempre in bilico tra lucido naturalismo e una stilizzazione elegante ma talvolta eccessiva (sul finale in particolare), la macchina da presa lavora fluidamente e costruisce una tensione autentica, con uno sbocco in aula di tribunale che ingigantisce le familiari convenzioni da legal drama e le fa vivere allo spettatore come se lui stesso avesse otto anni e fosse costretto alla sbarra. Un senso di immedesimazione sia con gli adulti che - soprattutto - con la piccola Reeves che si rivela essere l'arma segreta di de Araújo, in un film tremendamente efficace.
Josephine di Beth de Araújo è molte cose insieme: thriller psicologico splendidamente realizzato, dramma giudiziario, studio sulla famiglia moderna, una disamina della società americana e della violenza che la pervade. Ed è stato il vincitore indiscusso del Sundance Film Festival, dove si è aggiudicato sia il Gran Premio della Giuria sia il Premio del Pubblico come miglior film drammatico.