| Anno | 2025 |
| Genere | Documentario |
| Produzione | Italia |
| Durata | 98 minuti |
| Regia di | Alba Zari |
| MYmonetro | Valutazione: 3,00 Stelle, sulla base di 1 recensione. |
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Ultimo aggiornamento lunedì 2 febbraio 2026
Alba, cresciuta nella setta dei Bambini di Dio, affronta madre e nonna per esplorare il passato e ritrovare la propria identità.
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CONSIGLIATO SÌ
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Alba Zari è nata a Bangkok dove la madre Ivana aveva seguito la propria genitrice Rosa la quale aveva lasciato i propri altri due figli per aderire alla setta dei Bambini di Dio. Alba inizia con molta delicatezza un percorso per cercare di scoprire elementi che le sono stati sempre tenuti nascosti da madre e nonna con lo scopo iniziale di cercare di ritrovare il proprio padre biologico.
Un percorso intimo messo a disposizione di chi voglia assistervi per comprendere come la verità sul passato, per quanto dolorosa, possa essere utile per maturare e crescere.
Alba (Dawn) Zari si è diplomata presso il DAMS di Bologna e ha poi seguito un importante corso sulla fotografia documentaria al Centre of Photography in New York. Questa brevissima nota biografica è necessaria come premessa perché è la stessa regista a dichiarare che una sua ricerca fotografica solitaria a un certo punto non le è stata più sufficiente ed ha avuto bisogno di condividere con altri, attraverso, l'uso di una telecamera, la propria indagine conoscitiva sul passato. Come è noto con la definizione 'bugie bianche' si intende fare riferimento a menzogne dette a fin di bene con lo scopo di non creare dolore o disagio. Sono quelle dette per molti anni ad Alba facendole credere di avere un padre che invece era solo il compagno della madre la quale, avendo aderito alla setta dei Bambini di Dio. Era stata spinta ad una sorta di prostituzione rituale finalizzata all'acquisizione di nuovi adepti.
Oggi, ormai donna, Alba ha bisogna di sollevare il velo di omertà sul passato confrontandosi con estrema delicatezza con una madre che ha subito, anche sul piano psichico, le conseguenze di quel periodo della sua vita dal quale poi si era allontanata. Separatamente e poi anche con lei e uno zio incontra anche la nonna Rosa. Non si tratta mai, e lo sguardo della camera e il montaggio sono molto efficaci nel farlo percepire, di un girare il coltello in piaghe mai del tutto risanate per suscitare sensi di colpa e costringere a richieste (seppure tardive) di perdono. La parola 'scusa' risuona spesso ma non è mai cercata. Ciò che definisce questo viaggio nel passato sono le immagini che di esso è rimasto ma soprattutto il bisogno di guardare in faccia la realtà anche quando questa potrebbe presentarsi con modalità non gradevoli.
Siamo di fronte a tre donne di tre generazioni diverse che ruotano attorno alle stesse problematiche con reazioni diverse ma scoprendo alla fine che questa sorta di operazione ad obiettivo aperto le aiuta a vivere il presente se non del tutto sgravate (cosa impossibile da realizzare) almeno alleggerite da una parte del peso di scelte che non possono più venire modificate ma a cui si può guardare con la giusta distanza proprio perché le si sono fatte riemergere da vicino dopo un'immersione in esse. L'ultima immagine ne costituisce la perfetta sintesi.