| Anno | 2025 |
| Genere | Commedia, |
| Produzione | Italia |
| Durata | 110 minuti |
| Al cinema | 15 sale cinematografiche |
| Regia di | Matteo Oleotto |
| Attori | Adalgisa Manfrida, Massimiliano Motta, Giuseppe Battiston, Giovanni Ludeno Davide Iacopini, Carla Manzon, Rossana Mortara, Alessia Franchin, Vlasto Ivanovic, Primoz Pirnat, Antonio Scarpa. |
| Uscita | giovedì 8 gennaio 2026 |
| Tag | Da vedere 2025 |
| Distribuzione | Tucker Film |
| MYmonetro | 3,33 su 14 recensioni tra critica, pubblico e dizionari. |
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Ultimo aggiornamento lunedì 15 dicembre 2025
Un'intensa black comedy (quasi) natalizia. In Italia al Box Office Ultimo schiaffo ha incassato 109 mila euro .
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CONSIGLIATO SÌ
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Sta per arrivare il Natale. Petra e Jure sono due fratelli vivono in paesino friulano innevato con pochi abitanti. La madre è in una casa di riposo e ripete spesso che la figlia è morta. Sono in ristrettezze economiche e cercano ogni giorno di trovare il modo per guadagnare qualche euro in più. Si arrangiano a fare ogni tipo di lavoro ma non basta. Petra è più cinica, concreta e determinata, Jure più buono e fin troppo remissivo. Un giorno vedono per strada un cane che sta vagando. Poi, un avviso che ne denuncia la scomparsa. Si chiama Marlowe e chi lo ritrova avrà una lauta ricompensa. Alla fine lo rintracciano, lo portano con loro (Jure ci si affeziona immediatamente) e ora sono pronti per chiedere il riscatto. Ma le cose vanno diversamente. In più la loro strada s'incrocia con Nicola, il nipote di un'anziana abitante del posto che anche lei ha smarrito il suo cane.
C'è la neve come in Fargo ma Ultimo schiaffo non è solo una dark comedy ma anche una favola amara, un ritratto di provincia, una declinazione inaspettata delle forme del cinema natalizio.
Petra e Jure sono l'altra faccia della festa. Nessuno li accoglie, e qualcuno li sfrutta come il dipendente della casa di riposo che chiede alla ragazza di andare a scommettere nei combattimenti di "Power Slap", una disciplina che consiste nel dare e ricevere schiaffi a mano aperta sul volto. Qui entra in gioco la dimensione surreale del film, quella che trasforma i personaggi, soprattutto nella parte finale in marionette tragiche ma anche magiche. Sta anche qui lo strano potere di un film che può essere insieme straniante ed evocativo, che racconta le difficoltà del presente (la crisi economica), accenna alle notizie da cui si è spesso bombardati (il podcast true crime). Ma lo fa sempre seguendo il punto di vista dei due protagonisti, nomadi nella loro stessa terra, forse variazioni degli outsider del cinema di Kaurismäki dove anche Oleotto combina tristezza e ironia. Contemporaneamente, il regista disegna precise traiettorie geografiche dove il paesaggio non è solo lo sfondo ma parte integrante del racconto.
Ultimo schiaffo potrebbe essere ambientato in qualsiasi epoca, eppure è fortemente centrato sulla contemporaneità. L'approccio è più pittorico che realistico. Oleotto dona al film delle pennellate di colore che sono forse come frammenti soggettivi del suo legame e della memoria con i luoghi che gli appartengono, combina generi diversi non per creare una contaminazione ma per seguire piuttosto gli umori altalenanti della storia. A dodici anni da Zoran, il mio nipote scemo da cui arriva anche Giuseppe Battiston che qui interpreta il ruolo di Don Attilio, il cineasta (che nel frattempo ha lavorato anche in tv dove ha diretto le serie Volevo fare la rockstar, Eppure cadiamo felici e i primi quattro episodi di Maschi veri) firma un'altra ballata sull'alienazione con qualche caratterizzazione che talvolta esce fuori controllo (il personaggio di Nicola) ma che trova nei due protagonisti Adalgisa Manfrida e Massimiliano Motta le incarnazioni di un cinema che mantiene il fascino gentile e la purezza dello sguardo del primo film. In più, trova svolte narrative inaspettate (l'improvvisato pranzo di Natale è tra quelle più attraenti) seguendo le traiettorie della casualità delle vita. Così, sempre sullo sfondo natalizio, Ultimo schiaffo lascia come l'impronta malinconica di una canzone, tipo River di Joni Mitchell.
Si rimane piacevolmente sorpresi dalla originalità del film Ultimo schiaffo di Matteo Oleotto, che sopravanza di gran lunga la valanga di thriller, cimitero delle idee, insufficientemente lubrificati da un mucchio di effetti speciali, specchio del bisogno della classe dirigente di quelle società di rendere insicuro lo spettatore, facendo passare come protettive leggi che sono in realtà [...] Vai alla recensione »
Petra e Jure sono sorella e fratello, vivono a Cave del Predil, una frazione montana di Tarvisio, una volta paese minerario, ora abitato da uno sparuto gruppo di persone, un paese freddo e inospitale, cercando di sopravvivere come possono, eseguendo lavoretti di ogni tipo, ma ovviamente, la scarsa densità di popolazione non permette loro di avere sempre qualcosa da mettere in tavola.
Mi ha presa per mano; mi addentro, odore di montagna,lieve sorriso, fame di gioia e passo passo, preciso, lo schiaffo. Da non perdere.
Un racconto senza speranza nella terra di confine, tra mondo slavo tedesco e latino, nel tempo del Natale. Due fratelli che si perdono nell'escogitare espedienti che consentano loro di sopravvivere, o, forse addirittura di andarsene da Cave del Predil. Personaggi cinici che non ispirano empatia. Tutti, salvo Jure, che mantiene vivo il sentimento e il senso della cura, proprio Jure, cui l'ultim [...] Vai alla recensione »
Molti ricorderanno l'esordio del friulano Matteo Oleotto, la commedia alcolica "Zoran", che imponeva al mondo del cinema italiano l'esistenza di un Nord Est del paese, fatto di personaggi grotteschi, di un dialetto duro, di un clima poco clemente, di un dio chiamato denaro e di un disperato bisogno di scaldarsi l'animo con il vino. "Ultimo schiaffo" riprende ed esaspera questi elementi, li annerisce [...] Vai alla recensione »
Fratello e sorella in un paesino fra le montagne del Friuli, pochi giorni a Natale, strade innevate, il prete è molto fiero della stella cometa gigante. Petra e Jure non hanno un lavoro, zero prospettive. Lui è tanto buono quanto inetto, Petra fa la dura, è un vulcano di idee, una peggiore dell'altra, rubare a uno spacciatore significa cercarseli, i guai.
Il Friuli Venezia Giulia, da regione storicamente periferica, ha di recente guadagnato un'inattesa centralità mediatica, resa plasticamente dalla serie martellante di spot pubblicitari unificati dal claim "Io sono Friuli Venezia Giulia", dove è tutto vicino: mare, montagna, cultura. E dalla recente elezione a Capitale europea della cultura della città di Gorizia, in inedito tandem con la slovena Nova [...] Vai alla recensione »
Petra e Jule sono fratelli. Lui è un sempliciotto, lei è tostissima ma a volte fin troppo aggressiva. Vivono in un borgo microscopico della Carnia e lavorano come tuttofare: chiunque abbia un problema, da un tetto che crolla a un rubinetto che perde, può chiamarli, ma il problema è che la gente del paese è così poca, e così strana, che non li chiama nessuno.
Riportiamo il cinema in provincia. Allontaniamolo da Roma, che produce soltanto storie già viste, senza i dettagli che servono a farle diventare cinema. Dopo lo strepitoso "Le città di pianura", diretto da Francesco Sossai (nel Veneto meno conosciuto, senza le montagne di Cortina e senza Venezia) ecco un bell'arrivo dal Friuli, Cave del Predil, con la sua miniera chiusa dal 1991.
Petra e suo fratello Jure, un paesino sotto la neve tra i monti friulani, i soldi che non ci sono e che per trovarli si può rapire un cane oppure sottoporsi a una gara di schiaffi. I due protagonisti della storia, derelitti alla Kaurismaki, vivono in una fredda roulotte e fanno fatica a mettere insieme il pranzo con la cena, ma sembrano non perdere mai la speranza di una difficile soluzione dei loro [...] Vai alla recensione »
Il Natale dei fratelli Petra e Jure è decisamente lontano da ogni possibile forma di tepore. I due vivono in un gelido paesello friulano di montagna e sognano di fuggire lontano. Ma servono soldi, e la provvidenziale scomparsa del cane Marlowe, con relativa garanzia di lauta ricompensa, pare promettere meglio dei tanti espedienti quotidiani. Dopo Zoran, il mio nipote scemo, Matteo Oleotto continua [...] Vai alla recensione »
Il regista goriziano Matteo Oleotto, apprezzato dodici anni orsono per la commedia sui generis "Zoran, il mio nipote scemo", ritorna proponendo come antidoto ai non ancora smaltiti languori natalizi "Ultimo schiaffo", un'altra asprigna mini ballata che evoca dal punto di vista dei non garantiti le amarezze e il disincanto dell'italico presente. Non a caso ci ritroviamo tra i monti friulani nel bel [...] Vai alla recensione »
Un sotto-Natale brutale e ghiacciato nel profondo nord montano, confine Tarvisio, no turismo borghese, boxe clandestina a schiaffoni: sorella arrabbiata e fratello delicato con mamma in alzheimer passano dalla commedia alla tragedia quando decidono di chiedere 20mila euro di riscatto per un cagnetto. Oleotto, già specialista in famiglie di "diversa" sensibilità, ha in mano atmosfera di confine, personaggi [...] Vai alla recensione »
C'è un Natale fatto di lustrini, babbi natale in costume, regali e cene e ce n'è un altro, marginale, perdente, freddo, negli affetti e nelle temperature meteo: è quello di Petra e Jure, due fratelli che vivono uno sperduto paese del Friuli, Cave del Predil, paese di minatori sperso nella montagna di Tarvisio dove è ambientato "Ultimo schiaffo" di Matteo Oleotto.
Sono passati 13 anni da Zoran - Il mio nipote scemo, primo esempio di una commedia italiana contemporanea spostata verso est rispetto alle usuali geografie: dopo di questo i film del riminese ma friulano d'adozione Andrea Magnani (Easy, La lunga corsa) e naturalmente il veneto Le città di pianura di Francesco Sossai. Ora, dopo anni di tv e piattaforme, Oleotto torna con un piccolo film che comincia [...] Vai alla recensione »
Sono trascorsi dodici anni da quando al Lido di Venezia fece la sua apparizione Zoran, il mio nipote scemo, l'esordio alla regia dell'allora trentaseienne Matteo Oleotto che prese parte al concorso della Settimana Internazionale della Critica, risvegliando attorno a sé simpatia e diventando perfino un punto fermo della vita quotidiana alla Mostra, visto che con "Casa Zoran" coinvolse gli accreditati [...] Vai alla recensione »
Dodici anni dopo l'esordio con Zoran - Il mio nipote scemo il regista goriziano Matteo Oleotto - che nel frattempo si è prodigato molto tra film tv e serie tv, tra cui la recente Maschi veri - torna ad un lungometraggio per il cinema. Lo fa con Ultimo schiaffo, presentato in Alice nella Città (Panorama Italia), sarà poi distribuito nelle sale da Tucker Film (ad inizio 2026), commedia con venature [...] Vai alla recensione »
Petra e Jure cercano di guadagnarsi da vivere come "tuttofare", ma è un continuo stentare. Pochi soldi, una roulotte per casa, piatto e dispensa perennemente vuoti. Sono sorella e fratello, ma hanno due caratteri opposti. Lei è istintiva, energica, animata da una tensione rabbiosa, vitale e dispersiva. Lui è un ingenuo dal cuore buono, un puro "idiota".