| Titolo internazionale | Where the Night Stands Still |
| Anno | 2025 |
| Genere | Drammatico |
| Produzione | Italia, Filippine |
| Regia di | Liryc Paolo Dela Cruz |
| Attori | Benjamin Jr. Vasquez Barcellano, Jenny Llanto Caringal, Tess Magallanes . |
| Tag | Da vedere 2025 |
| MYmonetro | Valutazione: 3,50 Stelle, sulla base di 2 recensioni. |
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Ultimo aggiornamento domenica 16 febbraio 2025
Una famiglia si ritrova in una villa a parlare del loro passato e dei loro ricordi.
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CONSIGLIATO SÌ
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Dopo una vita passata in Italia a lavorare come domestica, la filippina Lilia si ritrova in lascito le
proprietà della sua datrice di lavoro, scomparsa senza eredi. Sola in una villa enorme, riceve la
visita dei fratelli minori, Manny e Rosa, con i quali condivide una storia familiare difficile e
qualche disaccordo sulle circostanze del presente.
Lo slow cinema incontra temi di diaspora, migrazione e identità in questo piccolo
esordio che parla di Italia e Filippine, indagando lo spazio condiviso tra i due popoli. Lo firma
Liryc Dela Cruz, giovane artista all'esordio nel lungometraggio di finzione dopo alcuni corti e
documentari.
Dela Cruz, filippino residente a Roma, è anche parte del collettivo Il mio filippino, attraverso cui ha lungamente lavorato sulla percezione e sugli stereotipi a cui è soggetta la sua comunità nel nostro paese. E proprio la classica immagine del collaboratore domestico diventa centrale nel suo film, che però la svuota di significato, la immagina come uno spazio "post" dentro cui tornano a fluire complesse dinamiche identitarie e familiari.
Lo scopriamo principalmente dagli scambi tra i tre fratelli, legati da un vincolo indissolubile
eppure anche lontani tra loro a causa degli spostamenti e delle esperienze di vita diverse.
Come la notte è per certi versi un classico film di fantasmi, che si sofferma in particolare su
come i corpi abitano spazi troppo grandi e mai davvero propri; non solo i tre personaggi sullo
schermo, alla costante ricerca di una mediazione impossibile, ma anche quello assente della
signora Patrizia, scomparsa durante la pandemia e costantemente evocata nelle preghiere di
Lilia, che si ritrova a custodirne la casa con un misto di gratitudine e spaesamento.
Facendo largo uso di sequenze a ripresa fissa e tempi dilatati, Dela Cruz fa onore alla grande
tradizione autoriale del cinema del suo paese di origine, curando anche sceneggiatura,
montaggio e fotografia di un bianco e nero potente, stralciato da giochi di luce. La sua è
un'impronta stilistica forte, e perlopiù sopperisce a una scrittura che talvolta dà l'impressione di
funzionare come proof of concept della sua ricerca tematica piuttosto che come
narrativa davvero organica e sfaccettata.
Eppure quella ricerca tematica c'è ed è importante: assieme a un finale particolarmente
graffiante dà luce a una prospettiva meritoria su una tradizione culturale e sociale di una certa
rilevanza, che riguarda i membri di una delle comunità straniere più ampie del nostro paese:
Dela Cruz si pone come interprete privilegiato di un'indagine che si spera lunga e proficua negli
anni.
C'è una sorta di fraintendimento su quanto possa essere evocativa un'immagine fissa dalla durata estesa, ripresa in campo lungo, in bianco e nero e dai toni contrastati. Un film realizzato in questa maniera (la maniera del cosiddetto slow cinema filippino) non è per forza di cose magico, contemplativo, sospeso. A volte può essere semplicemente statico, inerme, e può anestetizzare i suoi aspetti più [...] Vai alla recensione »