| Anno | 2024 |
| Genere | Storico, |
| Produzione | Italia |
| Durata | 140 minuti |
| Regia di | Mario Chiavalin |
| Attori | Michele Franco, Manuela Metri, Roberta Di Somma (II), Stefano Croci, Tecla Boscolo Lorenzo Antolini, Paolo Braghetto, Maurizio Panfilo, Vincenzo Puzziferri. |
| Uscita | mercoledì 13 novembre 2024 |
| Distribuzione | Movie Cinema Italia |
| Rating | Consigli per la visione di bambini e ragazzi: |
| MYmonetro | Valutazione: 2,50 Stelle, sulla base di 2 recensioni. |
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Ultimo aggiornamento martedì 12 novembre 2024
Tratto dal fatto di cronaca che nel 1981 segnò la fine dei cosiddetti anni di piombo. In Italia al Box Office Giuseppe Taliercio - Il Delitto Perduto ha incassato nelle prime 4 settimane di programmazione 3,9 mila euro e 1,3 mila euro nel primo weekend.
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CONSIGLIATO NÌ
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1981, Mestre. Nel tumulto degli anni di piombo, la numerosa famiglia Taliercio è solita riunirsi durante i pasti in un momento di affettuosa condivisione. In un clima gioioso, genitori e figli scherzano sulle abilità culinarie di mamma e papà, raccontando le proprie giornate. L'equilibrio familiare viene tuttavia spezzato da un'incursione violenta: alcuni membri della "colonna veneta" delle Brigate Rosse irrompono in casa Taliercio e rapiscono papà Giuseppe, dirigente del Petrolchimico Montedison di Porto Marghera. Nella fabbrica è infatti in corso uno scontro tra la dirigenza e gli operai, di cui i brigatisti intendono prendere le parti, vendicandosi per loro sui "padroni sfruttatori". Inizia così la brutale detenzione di Giuseppe Taliercio, un uomo di fede dai solidi ideali.
Diretto dal regista trevigiano Mario Chiavalin, il film racconta uno dei fatti di cronaca che sancirono la fine degli anni di piombo: il sequestro e l'uccisione del dirigente Montedison Giuseppe Taliercio, tra maggio e luglio del 1981. In un alternarsi di presente e passato, il lungometraggio porta alla luce una storia dimenticata.
Girato a Mestre e per alcune scene al Petrolchimico di Porto Marghera, il film nasce da un'idea dello stesso Chiavalin, che nel 2007 lavora insieme a padre Francesco Ruffato, cui è dedicato il lungometraggio, a una prima opera sul rapimento del direttore di fabbrica. Per dar vita a un progetto il più possibile aderente alla realtà, il regista conduce un'approfondita ricerca, che lo porta a consultare gli atti processuali e ad avvalersi delle testimonianze dei cinque figli di Taliercio, interpretato dall'attore torinese Michele Franco. Accanto a lui la brava Manuela Metri nel ruolo della moglie Gabriella Magnani e l'ottimo Lorenzo Antolini nei panni di Antonio Savasta, capo dei brigatisti all'opera durante il sequestro e membro del Comitato Esecutivo delle Brigate Rosse.
Giuseppe Taliercio - Il delitto perduto nasce così dalla volontà di mantenere viva la memoria di un uomo vittima di un atto di terrorismo meno noto rispetto ad altri crimini analoghi avvenuti nel corso di uno dei periodi più bui della storia d'Italia. Che il rapimento del dirigente Montedison non ebbe, ad esempio, l'attenzione e la risonanza mediatica del sequestro di Moro è un fatto sottolineato a più riprese all'interno della narrazione. Oltre a costituire uno degli argomenti utilizzati dagli stessi brigatisti per svilire Taliercio e convincerlo a parlare, una simile circostanza motiva l'interesse del lungometraggio, che porta alla luce un importante fatto di cronaca rimasto a lungo nell'ombra.
Nonostante le buone intenzioni, tuttavia, il film risulta altalenante, alternando momenti riusciti, drammatici e coinvolgenti, a scene meno ficcanti e incisive. L'interessante scelta, ad esempio, di svelare soltanto nel finale la dinamica con cui è avvenuto il rapimento contribuisce a mantenere alta la tensione nel corso dell'evolversi della narrazione. Dall'altro lato, però, dialoghi talvolta retorici e artificiosi, una recitazione a tratti incerta e una scenografia non sempre dettagliata, diminuiscono il coinvolgimento. Inoltre, l'eccessiva enfasi nel tentare di restituire un'immagine positiva di Giuseppe Taliercio finisce con il privare la sua figura della giusta tridimensionalità. Insomma, avremmo empatizzato ancor di più con il protagonista della storia anche se per un momento avesse ceduto allo sconforto o avesse mostrato sentimenti meno nobili - ma molto umani - come la rabbia o la paura.
Quel che rimane, però, è il ricordo di un'ingiustizia dimenticata, uno scorcio su un angolo nascosto di un'epoca oscura della storia d'Italia.
Il regista trevisano Mario Chiavalin realizza un prodotto molto ben curato in termini scenografici (si scorgono sul muro della casa dei brigatisti le locandine dei grandi film di fine anni '70, come Guerre stellari) a portarci proprio nei primi '80. Il racconto della vicenda -realmente accaduta- risulta, inoltre, equilibrato e a tal proposito il montaggio alternato delle scene "obbliga" [...] Vai alla recensione »
Il capo della Montedison di Marghera, prigioniero per 46 giorni delle BR, fu giustiziato nel luglio 1981 da Antonio Savasta, colonna veneta BR, per l'omicidio sul lavoro di tre operai e per disastro ambientale (ma per Chiavalin si trattò più di divergenze strategiche con Senzani). Arrestato per il sequestro Dozier, e super pentito, Savasta contribuì alla cattura di mille brigatisti e fu condannato [...] Vai alla recensione »