| Titolo originale | Les filles d'Olfa |
| Titolo internazionale | Four Daughters |
| Anno | 2023 |
| Genere | Drammatico, |
| Produzione | Francia, Tunisia, Germania, Arabia Saudita |
| Durata | 107 minuti |
| Regia di | Kaouther Ben Hania |
| Attori | Ciao Sabri, Eya Chikhaoui, Tayssir Chikhaoui, Nour Karoui, Majd Mastoura Ichrak Matar, Olfa Hamrouni, Hind Sabri. |
| Uscita | giovedì 27 giugno 2024 |
| Tag | Da vedere 2023 |
| Distribuzione | I Wonder Pictures |
| MYmonetro | 2,91 su 13 recensioni tra critica, pubblico e dizionari. |
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Ultimo aggiornamento lunedì 17 giugno 2024
La storia di una donna tunisina deve fronteggiare la scomparsa di due delle sue figlie. Il film ha ottenuto 1 candidatura a Premi Oscar, 1 candidatura agli European Film Awards, ha vinto un premio ai Cesar, ha vinto un premio ai Lumiere Awards, ha vinto un premio ai Spirit Awards, In Italia al Box Office Quattro Figlie ha incassato 24,8 mila euro .
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CONSIGLIATO SÌ
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Olfa Hamrouni ha quattro figlie che vorrebbe maritare come 'madama Dorè', col principe di Spagna o magari con lo scudiero del re. Le figlie si ribellano e le maggiori finiscono divorate dai lupi. Ma non è una favola e nemmeno una filastrocca quella che racconta Kaouther Ben Hania in una nuova e singolare avventura artistica che ricostruisce la vicenda di una donna e delle sue quattro figlie. Ma chi sono i lupi? Qual è la natura delle tenebre che annuncia l'autrice e che ha inghiottito due sorelle?
L'intelligenza del suo proposito è di non rispondere subito, di tenere alta la nostra attenzione sul percorso che ha condotto queste donne dove sono, davanti allo spettatore a raccontare una storia vera, terrificante e banale, come il male.
Per prima cosa Kaouther Ben Hania ci presenta le sue protagoniste, Eya e Tayssir, le figlie minori di Olfa. Delle maggiori, Rahma e Ghofrane, vedremo solo i ritratti incorniciati e non sapremo di più fino alla fine del film. Per rintracciare la loro vicenda, l'autrice ha concepito un appassionante dispositivo cinematografico, che crede nella fiction e assomiglia a un esorcismo. Olfa, Eya e Tayssir portano la loro testimonianza e interpretano se stesse. La star tunisina Hend Sabri si incarica di rimpiazzarle quando le emozioni da giocare si fanno troppo dure. In assenza, Rahma e Ghofrane hanno lasciato la Tunisia nel 2015 per andare a combattere in Libia, le sorelle maggiori sono incarnate da altrettante attrici. Schierate dal lato oscuro della forza, il lato dello Stato Islamico, non si sono più voltate indietro e sono state arrestate. Olfa e le sue figlie, quelle che restano, raggiungono 'in scena' le attrici e partecipano alla nascita di una nuova famiglia. Una famiglia ricomposta dal cinema, attraverso il quale le donne si scoprono, improvvisano e convocano il passato. Lo rianimano con sequenze recitate: la prima notte di nozze di Olfa, che rifiuta di giacere col marito, e l'intervento della sorella che incita l'uomo ad abusare di lei, la rabbia di Olfa davanti a un lenzuolo bianco macchiato di sangue ed esibito ai commensali come prova della sua verginità. Ma il sangue appartiene al consorte che la donna confessa di aver colpito nella drammatica colluttazione. Un consorte violento che Olfa lascerà quattro figlie dopo, innamorandosi perdutamente di un altro maschio tossico, mentre le sue ragazze deragliano fuori dai binari che la società tunisina, patriarcale e sessista, ha disposto per loro. La maggiore si 'converte' al gotico, capelli rosa e t-shirt devil fashion, la seconda la imita. Olfa perde il controllo e ripete lo schema.
Come la mamma e la nonna prima di lei, insulta, picchia e rinchiude le sue ragazze, incapace di gestire il caos dentro mentre fuori avanza la lunga ombra nera del partito islamista. Sedute accanto sul divano, le figlie minori e i loro doppi rivendicano il diritto ai propri desideri e a disporre del proprio corpo. Ma Olfa fatica a comprendere quella rivendicazione, le hanno inculcato che le donne 'esistono' nel matrimonio e appartengono ai mariti. La sua ostinazione traccia con forza la storia di un controllo laico, istituzionale, religioso e politico sul corpo delle donne. Quelle presenti, come quelle assenti, che ossessionano le prime dal fuori campo. Alla drammaturgia aperta, interviste, scambi intimi, ricostruzioni, si aggiungono le immagini d'archivio che accrescono la complessità narrativa, cortocircuitando un racconto vertiginoso in cui non comprendiamo più quale sia la realtà e quale la ricostruzione. L'artificiosità dell'allestimento si allarga poi a un attore che interpreta tutti i ruoli maschili coinvolti nella vicenda, padri e padrini predatori e meschini. Come in Close Up di Abbas Kiarostami, l'influenza è dichiarata, le bugie permettono di accedere alla verità, di toccare con mano l'angoscia delle madri che amano male, delle figlie maltrattate e dell'amore nonostante tutto. Les filles d'Olfa mette letteralmente in scena un dolore ereditato come una maledizione, come una violenza che si trasmette inesorabilmente di madre in figlia. Una trasmissione che fa eco a un intero sistema di oppressione, di cui le donne, qualche volta, sono tragicamente complici. Kaouther Ben Hania finirà per dirci cosa ne è stato di Rahma e Ghofrane, interrompendo la 'favola' ed entrando bruscamente nella cronaca, estratti di telegiornali che raccontano la radicalizzazione delle due ragazze e evocano i demoni del terrorismo. Lo psicodramma volge in film dossier edificante, completando il puzzle e riportandoci alla realtà delle cose, a una società misogina che sacrifica le sue sorelle.
Il documentario Quatto figlie ha vinto l'Oeil d'or al festival di Cannes 2023, è stato candidato all'Oscar, agli European Film Awards, ha vinto un premio ai César. È un film che gioca con i generi, che riprende la sua stessa gestazione: comincia con un'attrice che si trucca e che indossa il velo guardandosi allo specchio preparandosi a interpretare Olfa, la protagonista-narratrice del doc.