| Titolo originale | Stella est amoureuse |
| Titolo internazionale | Stella in Love |
| Anno | 2022 |
| Genere | Commedia, |
| Produzione | Francia |
| Durata | 110 minuti |
| Regia di | Sylvie Verheyde |
| Attori | Flavie Delangle, Marina Foïs, Benjamin Biolay, Louise Malek, Prune Richard Agathe Saillou, Claire Guineau, Léonie Dahan-Lamort, Thierry Neuvic, Fred Épaud, Stéphane Ly-Cuong, Soumaye Bocoum, Frédéric Sandeau, Irène Moati, Noémie Zeitoun. |
| Uscita | giovedì 21 novembre 2024 |
| Tag | Da vedere 2022 |
| Distribuzione | No.Mad Entertainment |
| Rating | Consigli per la visione di bambini e ragazzi: |
| MYmonetro | 3,05 su 12 recensioni tra critica, pubblico e dizionari. |
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Ultimo aggiornamento martedì 19 novembre 2024
Stella alle prese col complesso anno della maturità attraverso una commedia sofisticata piena di vita e di vitalità, a ritmo di musica. In Italia al Box Office Stella è innamorata ha incassato 9,9 mila euro .
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CONSIGLIATO SÌ
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Parigi, fine anni Ottanta. Stella è una studentessa con una serie di problemi, personali, psicologici e familiari. Vive nel bar di sua madre, fin quando non viene venduto per debiti. Ha una famiglia problematica, una madre disoccupata, un padre assente, una scuola che non la stimola, tutto sembra remare contro la sua felicità. Finché un giorno, insieme alle inseparabili amiche, incontra in discoteca un ragazzo che le piace tantissimo e con cui, per la prima volta, si lascia andare.
Un coming of age che è anche una storia di amicizia raccontata a partire da un contesto di disagio sociale.
Stella è innamorata di Sylvie Verheyde si potrebbe anche intitolare "L'amica non geniale", con le dovute differenze di ambientazione e con la voce narrante della protagonista ancora più presente/insistente. È lei stessa a raccontarsi, in tutte le complessità che attraversa durante un anno universalmente importante, quello della maturità.
Ragazza problematica, con difficoltà a dormire senza luce, la fobia degli ascensori e una fatica comprensibile a comprendere e gestire i propri sentimenti, Stella si sente "una buona a nulla", come le ripete spesso sua madre. Teme che nessuno possa innamorarsi di lei e che non riuscirà mai a diplomarsi. Cresciuta in un bar in condizioni precarie, tra maltrattamenti, separazione dei suoi e ombre di abusi, trova sollievo soltanto nelle uscite con le amiche, con cui si confida e si sfoga, evadendo dal quotidiano.
Convince la protagonista Flavie Delangle, un bel mix tra la Natalie Portman di Leon, Audrey Tautou di Il favoloso mondo di Amelie e Adele Exarchopoulos di La vita di Adele, per quanto questo film non abbia lo spessore narrativo dei film citati. Autobiografico e seguito ideale dell'opera precedente di Verheyde, il film sfoggia un'anima volutamente vintage, un po' in stile Il tempo delle mele, ambientato in una Parigi notturna degli anni Ottanta, ben prima dell'era della digitalizzazione capillare. Forse perché, come insegna Greta Gerwig con il suo inarrivabile LadyBird, per raccontare bene l'adolescenza bisogna fare a meno dei cellulari. Ma non delle discoteche, culla cruciale di divertimento ed evasione, crocevia di incontri magici.
La regia sa raccontare bene, anche da un punto di vista estetico, le altalene emotive dell'adolescenza calandole realisticamente nei loro contesti, tra banchi di scuola, pista da ballo, chiacchierate tra amiche sotto le luci stroboscopiche come al buio di una camera. La sceneggiatura vanta una buona introspezione psicologica della protagonista, meno dei personaggi secondari, che restano come abbozzati.
La più raccontata, dalla prospettiva polemica tipicamente adolescenziale, ma anche dall'occhio adulto che ne osserva le azioni discutibili, è sicuramente la madre - il film è dedicato alla madre della regista, non a caso - interpretata al meglio da Marina Fois.
Il dramma familiare e adolescenziale cede in alcuni punti il passo al dramma sociale, sfiorando in modo interessante e misurato tematiche come razzismo, depressione emotiva e finanziaria, che contribuiscono ad aggiungere verosimiglianza alle vicende dei personaggi raccontati e sfumature tutt'altro che rosee alla parabola esistenziale della protagonista. Una parabola che sa coinvolgere chi guarda non perché si distacchi da altre opere simili, ma per il suo tentativo di essere universale e transgenerazionale: racconta le difficoltà di individuare un posto nel mondo, di capire chi si è e chi si possa diventare, che tutti almeno una volta nella vita hanno provato.
All’inizio del film Stella est amoureuse, la regista Sylvie Verheyde ci informa che si tratta di un film con molti elementi autobiografici. Ci narra la storia di una adolescente, Stella (Flavia Delangle) che ha avuto diverse sfortune: quella di essere normale, di essere entrata nella adolescenza, di avere una famiglia povera, di avere un padre che non ha un barlume di idea di cosa vuol dire esserlo, [...] Vai alla recensione »
A metà anni '80, Stella è un'adolescente cresciuta in uno scalcinato bar di Parigi, con una madre disillusa e un padre inaffidabile. In famiglia respira un'aria poco stimolante, ma frequenta un liceo rinomato, potendo contare su compagne fidate, che l'hanno aiutata a crearsi un minimo bagaglio culturale e condividono con lei gioie, pene e incertezze dell'età.