| Anno | 2021 |
| Genere | Documentario |
| Produzione | Francia |
| Durata | 117 minuti |
| Regia di | Alice Diop |
| Tag | Da vedere 2021 |
| MYmonetro | 3,25 su 6 recensioni tra critica, pubblico e dizionari. |
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Ultimo aggiornamento martedì 30 novembre 2021
Immersione profonda e meditata nei sobborghi parigini. Ha vinto un premio ai Lumiere Awards,
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CONSIGLIATO SÌ
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Un padre, appostato con cannocchiale insieme a moglie e figlio, attende dalla distanza che un cervo esca allo scoperto, avventurandosi fuori da una macchia boschiva. Sembrerebbero gli umani, gli osservatori, e invece sono identicamente, specularmente osservati, come oggetti di uno studio. Questo campo/controcampo tra mondo umano e animale anticipa una lunga serie di quadri suburbani e campestri sui quali si articola un'indagine attorno alla REB B, una delle linea su rotaie che collega il centro alla periferia parigina.
Il titolo del film fa riferimento alla prima pagina di "Libération" uscita il giorno dopo la marcia organizzata l'11 gennaio 2015 contro l'attentato terroristico alla sede di "Charlie Hebdo" a Parigi.
Una copertina che strillava, sopra un oceano di manifestanti, "Nous sommes un peuple", noi siamo un popolo. È sul senso di quel "noi" che la regista Alice Diop, nata nel 1979 alle porte di Parigi da genitori di origini senegalesi, s'interroga. In cerca di altri punti di vista sulle banlieues, da cui lei pure proviene, e quindi avendo visto arrivare i fenomeni di radicalizzazione. È la persistenza del suo obiettivo, puntato ossessivamente su realtà e identità marginali, a scandagliare le particelle di quell'insieme che assomiglia più a un mosaico che a un monolite identitario. Grazie ad esso conosciamo Ismael, meccanico homeless immigrato da un villaggio vicino a Bamako, per poi intersecare la famiglia della regista, anche grazie a videoregistrazioni che sono state il suo primo banco di prova: dal padre, arrivato in nave in Francia dall'Africa nel '66 - e oggi scomparso, così come la madre - alla sorella che presta assistenza medica domiciliare alle persone anziane, protagoniste di un piccolo coro a sé. Per poi allargare di nuovo il campo a giovani che vivono all'esterno di grandi complessi residenziali, fino a immagini di un museo che ricordano le deportazioni in seguito alle delazioni durante la Seconda guerra. Scartando la soluzione della voce over o delle didascalie esplicative, Diop accosta l'attesa sulla banchina della linea ferroviaria a una messa di Natale in una chiesa cattolica o ai preparativi di una caccia coi cani: giustapposizioni stridenti, a tratti stranianti, pensate per restituire una segregazione tutta contemporanea e intermittente tra neri e bianchi. Soggetti percepiti come realtà coesistenti, esemplari di diverse specie, accomunate da una ricerca in profondità, non condizionata da esigenze di spettacolarizzazione o da cogenze temporali.
"Nous ambisce ad essere in termini cinematografici ciò che una raccolta di racconti è in letteratura. Un susseguirsi di storie e di ritratti intrecciati, su un territorio fratturato nonostante il passante ferroviario suburbano che lo attraversa". Così Diop introduce il suo ultimo documentario, che segue La permanence, presentato a Cinéma du Réel di Parigi nel 2016. Oltre agli spunti autobiografici, c'è anche un'ispirazione letteraria: l'opera di Pierre Bergounioux, scrittore che compare nell'inquadratura insieme alla regista in un momento metacinematografico verso la fine del film, e il diario fotografico di François Maspero, "Les Passagers du Roissy-Express", uscito in Francia nel '99. Un'elegia degli invisibili, a cui Diop ha voluto dar seguito con Nous, nel tentativo di "esplorare con umiltà questo territorio, senza preconcetti, e cercare di capire, concretamente, quale sia il fondamento di una comunità fatta di persone così dissimili, così fuori d'intesa".
Ripartire dalle periferie di Parigi per comprendere chi siamo. L'indagine di Alice Diop, documentarista francese di origini senegalesi, prende le mosse da quanto avvenuto alla redazione di "Charlie Hebdo" e sceglie il percorso più originale e coraggioso. Niente proclami né facili risposte, ma una riflessione sulle proprie radici imposta dal punto di rottura raggiunto, da un bullone incastrato nella [...] Vai alla recensione »