| Anno | 2020 |
| Genere | Drammatico |
| Produzione | Italia |
| Durata | 87 minuti |
| Regia di | Francesco Lagi |
| Attori | Silvia D'Amico, Francesco Colella, Anna Bellato, Leonardo Maddalena . |
| Tag | Da vedere 2020 |
| MYmonetro | 3,98 su 8 recensioni tra critica, pubblico e dizionari. |
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Ultimo aggiornamento martedì 23 febbraio 2021
Una famiglia si ritrova insieme prima della morte della madre.
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ASSOLUTAMENTE SÌ
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È quasi Natale e i tre fratelli Di Carace sono convocati presso la casa in cui sono cresciuti: la madre è in fin di vita e deve dire loro qualcosa di importante. Isidoro, che vende peperoncini rari e abita (ancora) nella casa di famiglia, Chiara che si è appena separata e prende a testate chi la contraddice, e Michelino che vende petrolio ai cinesi si riuniscono in attesa di fare visita alla mamma ricoverata lì vicino. A loro si aggiunge Miriam, la nuova compagna di Michelino. Insieme rievocheranno l'infanzia e faranno il bilancio delle loro vite dove la madre è stata presenza fondamentale.
Quasi Natale è un film su una presenza, e su un'assenza, dalla quale non si può prescindere.
Nato dal lavoro della Compagnia Teatrodilina, è scritto e diretto da Francesco Lagi con la delicatezza e la profondità di chi ha avvertito e avverte quella presenza e quell'assenza come fondanti e cerca una consolazione alla sua profonda nostalgia. I dialoghi sono naturali, le reazioni spontanee, benché sia evidente il rodaggio teatrale fra un gruppo di attori tutti al loro meglio.
Ed è un vero piacere assistere alla recitazione di quattro ottimi attori italiani - Silvia D'Amico, Anna Bellato, Leonardo Maddalena e Francesco Colella - fra cui il fuoriclasse è Colella, forse il nostro interprete più sottoutilizzato rispetto alle sue enormi capacità. Quella fra loro è una sinfonia autunnale dai ritmi perfetti, e la cinepresa di Lagi aderisce ai suoi attori con partecipazione e affetto, ricordandosi però di allargare ogni tanto all'esterno per rendere questa pièce cinema e non semplicemente teatro al cinema.
Anche l'attenzione ai dettagli domestici - un telefono giallo, una manciata di quaderni di un'altra epoca, una padellata di polpette fatte a mestiere (la scenografia è di Cinzia Iademarco) - è una scelta visiva e cinematografica che aggiunge un'ulteriore dimensione al racconto. E il bel commento musicale (di Riccardo Amorese) non sottolinea ma asseconda con gentilezza e rispetto il lavoro degli attori e della regia.
In generale è proprio l'assenza di inutili sottolineature la marcia in più (e la grande differenza rispetto a molto cinema italiano contemporaneo) di Quasi Natale, la cui essenza si chiarisce a poco a poco: ed è un'essenza a cui ogni figlio e ogni madre sono legati. C'è uno strazio quieto dietro i battibecchi di tre fratelli che si amano e non si sopportano in egual misura, tutti rami della stessa pianta che sta piano piano avvizzendo, ma che in quel luogo ha le sue radici. E la voglia di trattenersi, di trascorrere un altro Natale insieme è più forte della morte.
Quasi Natale corteggia la ghost story e strizza l'occhio a casa Cupiello, si nutre delle ombre di una casa dove ognuno "comunica con le cose e con gli spiriti" e tutto rimane in compresenza, come succede nelle vecchie case di famiglia. "Quando mamma mi guardava così io esistevo", dice Michelino: e non c'è un solo figlio che non abbia provato questo, davanti alla imminente scomparsa di sua madre.
Guardando "Quasi Natale," ho provato quella sensazione calda e avvolgente che solo un buon film sulle festività può regalare. È una pellicola che esplora le complessità delle relazioni familiari con una sensibilità e una profondità che mi ha davvero colpito. Non è il classico film natalizio pieno di cliché e situazioni prevedibili; è una riflessione più intima e personale sul significato della famiglia [...] Vai alla recensione »
Sorprende la linea sottile fra dramma e commedia familiare, lontana dalla deformazione tragicomica e tessuta su di un'ironia amabile: indicativa, in questo senso, la figura infaustamente buffa di Chiara (uno spasso quando, senza genesi, colpisce il fratello con una testata). Sorprende la messinscena che, partendo da un testo teatrale con pochi personaggi e ambienti, s'affida in modo raffinato al montaggio, [...] Vai alla recensione »