| Anno | 2020 |
| Genere | Drammatico |
| Produzione | Spagna |
| Regia di | Pilar Palomero |
| Attori | Natalia de Molina, Carlota Gurpegui, Andrea Fandos . |
| Tag | Da vedere 2020 |
| Rating | Consigli per la visione di bambini e ragazzi: |
| MYmonetro | 3,30 su 6 recensioni tra critica, pubblico e dizionari. |
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Ultimo aggiornamento mercoledì 22 gennaio 2020
Due ragazze entrano nel periodo della pubertà ponendosi domande urgenti sulla loro identità. Il film ha ottenuto 9 candidature e vinto 4 Goya,
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CONSIGLIATO SÌ
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Celia ha dodici anni e studia in una scuola femminile religiosa a Saragozza. Vive sola con la madre e del padre sa poco e nulla, solo che è morto prima che lei nascesse, o così le hanno detto. L'arrivo nella sua classe di una nuova compagna, Brisa, da Barcellona, inaugura una stagione di nuove scoperte e vecchi e nuovi turbamenti. Come la Spagna del 1992, e come molte ragazze cresciute in quegli anni, Celia è divisa tra un'infanzia votata all'obbedienza alla madre e ai dettami della religione e uno stile di vita più emancipato e apparentemente ribelle, ma anche più sincero.
Questo trovarsi in un luogo e in un tempo di passaggio, in una contraddizione vivente, la regista aragonese Pilar Palomero lo illustra alla perfezione, quasi pedissequamente: da un lato il cucito in classe, la cameretta di Celia con i giochi da bambina, Dio che esiste "perché sì", il cineforum con l'immancabile Marcellino pane e vino, e dall'altro il primo rossetto, la musicassette, la giacca di jeans e la scoperta fortuita dei preservativi dei genitori.
La sessualità al servizio dell'amore coniugale, come materia di studio scolastico, di contro ai consigli delle riviste per teenagers "per sedurlo", come lettura di diletto. Tutto normale, forse, a quell'età, ma non per Celia, la cui sensibilità iper sviluppata le impedisce di farsi scivolare addosso piccoli e grandi disagi. A lei non fa male una botta in testa: le fanno male i silenzi sulla sua storia e l'indifferenza emotiva di una madre che pensa che farne una buona scolara equivalga a fare di lei una vincente.
Dopo la lunga permanenza tra scuola e casa, il viaggio dalla nonna mai vista, sebbene dettato da una circostanza drammatica, è una boccata d'aria, in termini filmici e metaforici, dal tormento di segreti imposti troppo a lungo.
Vicino per stile del racconto e ambientazione temporale a Estate 1993, con cui condivide la produzione, Las Ninas è un film più claustrofobico e sofferto, ugualmente scritto in punta di dita, e certamente debitore di gran parte del suo magnetismo all'intensa prova della protagonista, Andrea Fandos, e delle interpreti sue coetanee.
"Entre dos tierras", cantavano gli Héroes del Silencio. La (dis)educazione cinematografica di Celia la porterà dalla terra dove, alle prove del coro, doveva solo far finta di muovere le labbra, a quella in cui troverà il coraggio di far sentire la propria voce, e poco male se non si uniforma perfettamente alle altre.
Spagna 1992. Canto. Preghiera. Scuola. Casa.Questo è un pò il ritmo che segue la vita di Celia e, con qualche lieve modifica, anche la vita delle sue compagne. Non è noia, è quasi un ordine maniacale che cadenza la vita nella quale, sembrano, non trovano spazio, emozioni, turbamenti, errori, segreti legati all'adolescenza e a quello che si trascina dietro.
All'insegna dell' inclusione, secondo la scelta del festival (metà dei film di registi, metà di registe) il terzo film è un altro esordio, Las Niñas (Le ragazzine) della spagnola Pilar Palo mero. Chi ricorda più il silenzio assoluto che doveva regnare nelle classi? il saluto reverenziale all' ingresso dei professori? Il film ci riporta a una atmosfera scolastica lontana, ancora di più perché è ambientata [...] Vai alla recensione »