| Titolo originale | No.7 Cherry Lane |
| Anno | 2019 |
| Genere | Animazione |
| Produzione | Hong Kong |
| Durata | 125 minuti |
| Regia di | Yonfan |
| Attori | Sylvia Chang, Zhao Wei, Alex Tak-Shun Lam, Wei Yao, Fruit Chan Hsiao-chuan Chang, Teresa Cheung, Chiao Chiao, Natalia Duplessis, Stephen Fung, Carrie Ho, Ann Hui, Wenli Jiang, Sandy Lamb, Rebecca Pan, Tian Zhuangzhuang, Kenneth Tsang, Tiger Wong, Daniel Wu, Jenny Wu (II), Gloria Yip, Yonfan. |
| MYmonetro | 2,68 su 11 recensioni tra critica, pubblico e dizionari. |
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Ultimo aggiornamento venerdì 27 settembre 2019
La storia di un particolare triangolo amoroso. Il film è stato premiato a Venezia, ha ottenuto 1 candidatura a Satellite Awards,
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CONSIGLIATO NÌ
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Hong Kong, 1967. Mentre nelle strade della colonia britannica si accendono le rivolte, i viali alberati delle colline di North Point rimangono più tranquilli, e popolati da abitanti cinesi che hanno trasformato l'area in "Little Shanghai". Al numero 7 di Kai Yuen Terrace vivono la signora Yu e sua figlia, Meiling, di 18 anni. Quando la ragazza ha bisogno di lezioni private per i suoi studi, la signora Yu si affida a Fan Ziming, un brillante e fascinoso studente della Hong Kong University che darà il via a un rapporto parallelo con madre e figlia.
Yonfan, regista cinese di nascita ma hongkonghese d'adozione e di ispirazione, torna alla regia dopo un intervallo di dieci anni, dedicato principalmente alla scrittura (dai suoi racconti sono adattati i tre segmenti del film).
Lo fa con un'opera d'animazione, la prima della carriera, un tributo alle atmosfere degli anni Sessanta nella città ma più in generale un eterogeneo e spesso assurdo calderone di mood artistici e di opulenza decorativa, traboccante di letteratura, cinema e sensualità. Impertinente ma nostalgico, consapevole eppur serioso, No.7 Cherry Lane è il punto di arrivo del melò Prince of Tears, film precedente del regista sul Terrore Bianco di Taiwan, proprio come lo è per la sua protagonista, la signora Yu, che a causa di quegli eventi è emigrata a Hong Kong assieme alla figlia. Se in teoria l'ambientazione e il contesto potrebbero investire il film di una valenza molto attuale, con le rivolte comuniste di Hong Kong all'epoca indirizzate al potere coloniale che portano alla mente le proteste del 2019, in realtà Yonfan è ostinatamente distante, orgogliosamente fuori dal tempo, e non lascia mai che il mondo bussi al suo civico numero sette. Nulla può quindi disturbare gli elogi della lentezza, nell'arte come nella vita, le letture de "La ricerca del tempo perduto" di Proust, le ricreazioni animate dei film di Simone Signoret, e a uno studio meticoloso dei corpi in movimento, sia sul campo da tennis che sotto la doccia immediatamente successiva.
A volte stonato nella commistione sfacciata dei momenti alti e bassi, No.7 Cherry Lane si lascia comunque ammirare per la barocca incompiutezza, e per una tecnica realizzativa dal superbo dettaglio, animata in 3D e successivamente disegnata a mano. Come per gli occhi bicolori del gatto della vicina di casa del piano di sopra, è impossibile distogliere l'attenzione dal nuovo film di Yonfan, anche quando non fa nulla. In perfetta continuità con il suo cinema precedente, il regista inventa e ammira, spinto da una visione singolare che richiede di essere accettata esclusivamente ai suoi termini.
Le ciliegie non sono il primo frutto che viene in mente guardando No. 7 Cherry lane, visto quanto è fuori di melone (in senso positivo, beninteso) il primo film da dieci anni a questa parte del regista cinese Yonfan, che da veterano fa il suo debutto nel cinema d'animazione. Il film è una visione dell'amore giovanile, frequentemente spezzata da sequenze oniriche e da tre lunghe rievocazioni di altrettanti [...] Vai alla recensione »