Love Death + Robots

Film 2019 | Animazione 15 min.

Regia di Tim Miller, Victor Maldonado, Alfredo Torres, Franck Balson, Jerome Chen, Alberto Mielgo, Damian Nenow, Owen Sullivan, Robert Valley, Dave Wilson (I), Jon Yeo. Una serie con Hayley McLaughlin, Helen Sadler, Stefan Kapicic. Genere Animazione - USA, 2019, STAGIONI: 1 - EPISODI: 18

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Una serie ideata da Tim Miller e prodotta da David Fincher.

Latticini senzienti, soldati licantropi, robot impazziti, mostri della spazzatura, cacciatori di taglie cyborg, ragni alieni e demoni infernali assetati di sangue. Una serie di storie animate che spaziano tra i generi, dalla fantascienza, alla commedia, all'horror.

Episodi: 18
Regia di Victor Maldonado, Alfredo Torres, Franck Balson, Jerome Chen, Alberto Mielgo, Tim Miller, Damian Nenow, Owen Sullivan, Robert Valley, Dave Wilson (I), Jon Yeo.

Una vetrina per gli studi d'animazione. Poco più di uno showcase tecnicamente eccellente ma senza niente o quasi da dire

Recensione di Andrea Fornasiero

Robot che si interrogano sulla scomparsa dell'uomo, donne che combattono la misoginia in un'arena di mostri, contadini con esoscheletri armati pesantemente per respingere orde di insetti giganti, yogurt senzienti, missioni spaziali finite male, rifiuti che prendono vita, evoluzione e involuzione di un'intelligenza artificiale e un intero universo in un freezer: sono solo alcune delle storie di questa antologia di corti animati.

Una vetrina per gli studi d'animazione, con artisti per lo più occidentali (tra cui l'italiano Gabriele Pennacchioli), che si rivela però poco più di uno showcase tecnicamente eccellente ma senza niente o quasi da dire.

Ideata da Tim Miller, il regista di Deadpool e del prossimo ritorno di Terminator, e prodotta da lui insieme a David Fincher, Love Death & Robots è un'antologia per adulti e Netflix la vieta addirittura ai diciotto anni nei suoi consigli di visione. Le animazioni sono di varie tecniche e stili come già gli Animatrix prodotti da The Wachowskis anni fa o come più recentemente le raccolte di corti realizzati per l'universo del videogame "Halo". In questo caso però non c'è una sola ambientazione a fare da cornice e gli autori hanno avuto la libertà di sbizzarrirsi con l'unica richiesta del fantastico, quasi sempre fantascientifico ma in qualche caso semplicemente horror.

A leggere i credits degli episodi si capisce che il solo elemento di continuità è il lavoro sulle sceneggiature di Philip Gelatt, che ha rivisto vari racconti adattandoli per i numerosi studi coinvolti. Ci sono short stories di Joe Lansdale, John Scalzi e Marko Kloos, ma qualche storia scritta dagli stessi animatori, come nel corto forse più virtuoso: La testimone di Alberto Mielgo, già tra i principali artisti di Spider-Man: un nuovo universo, da cui infatti è ripreso l'uso delle onomatopee. Qui si mette in scena una sorta di paradosso dal tempo ricorsivo, un loop in cui i ruoli dei protagonisti sono destinati a scambiarsi, il tutto ambientato a Hong Kong e passando per un club fetish con tanto di nudi frontali. In questo caso, come in altri, il taglio "adulto" risulta purtroppo piuttosto gratuito, sbattuto sullo schermo solo perché possibile, più che con un reale senso all'interno del racconto.

Del resto se La testimone gioca con l'assurdo e l'enigma lasciando lo spettatore almeno un minimo turbato, sullo stile dei finali della mitica Ai confini della realtà, nella gran parte degli altri casi l'intera narrazione è meramente funzionale allo sfoggio estetico.

Oltretutto anche l'animazione è meno varia di quanto si vorrebbe, i corti in tecnica tradizionale, disegnati insomma, sono pochini e troppi prediligono una computer graphic fotorealistica, quasi stessero realizzando un test per la realizzazione di cutscene dei videogame (le sequenze non interattive). Anche la narrazione, con combattimenti tra mostri, marine dello spazio e battaglie tra caccia, va del resto spesso in quella direzione, dove lo sforzo più interessante, per lo meno in termini di ambientazione, è in La guerra segreta, ambientato in Siberia durante la Seconda Guerra Mondiale con l'armata rossa chiamata a fronteggiare un'orda di mostri.

Tra i più interessanti, anche per come si reinventa nei suoi tre capitoli nonostante la breve durata (nessun corto arriva ai 20 minuti e diversi stanno sotto i 10), troviamo Buona caccia, dove si passa da uno scenario rurale cinese, alla Hong-Kong vittoriana, fino a uno steampunk popolato di automi. Gli altri corti osano molto meno in termini di respiro e si concentrano invece su una sola situazione, in qualche caso con intenti comici - come già fin dal titolo Il dominio dello yogurt - e in altri più drammatici come Dare una mano, che è una sorta di variazione di Gravity dove una donna rischia di andare alla deriva nell'orbita terrestre.

Tematicamente affiorano qua e là il messaggio ambientalista e l'emancipazione femminile, al centro soprattutto del primo episodio Il vantaggio di Sonnie, ma domina l'azione fine a sé stessa, in qualche caso con un gran bel ritmo come in Punto cieco o per lo meno con una buona scena di volo come in Dolci tredici anni. C'è parecchio spazio anche per l'ironia, dove l'esito più originale, anche per la commistione di live action e animazione, è il corto diretto da Tim Miller: L'era glaciale. È la strana storia di una coppia, interpretata da Topher Grace e Mary Elizabeth Winstead, che nel freezer di casa trova un mini mammoth in un cubetto di ghiaccio e poi, liberato il congelatore, osserva l'evoluzione dell'umanità, che passa in poche ore dall'era industriale alla guerra atomica, fino ai viaggi nello spazio. Non raccontiamo ovviamente il finale, ma la bizzarria e il cast valgono il tempo della visione, mentre al contrario il corto più filosoficamente ambizioso, Zina Blue, dopo una partenza con riflessioni sull'arte si risolve in un banale ritorno al ventre materno.

Nella gran parte dei casi non c'è poi nemmeno alcuna pretesa e si assiste solo all'esecuzione di una manciata di scene che dimostrino la perizia tecnica dello studio coinvolto, senza altro da aggiungere. Considerata la libertà concessa è impossibile non essere delusi, perché chiunque sia passato per un festival d'animazione ha visto selezioni con almeno un titolo migliore di questi 18 corti. Nel complesso Love Death & Robots finisce per essere una grande occasione persa.

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