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Ultimo aggiornamento martedì 18 giugno 2013
Laura incontra il principe azzurro ma sulla strada c'è anche il lupo. Pierre si ricorda di una vecchia profezia e non riesce a far progetti. Anche Marianne, Clémence e Sandro hanno i loro problemi. In Italia al Box Office Quando meno te lo aspetti ha incassato nelle prime 2 settimane di programmazione 293 mila euro e 148 mila euro nel primo weekend.
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CONSIGLIATO SÌ
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C'era una volta una ragazzina romantica di nome Laura, che una sera ballò a una festa con un principe azzurro di nome Sandro, il quale scappò a mezzanotte lasciando una scarpa sulle scale. E c'era una volta il padre di Sandro, Pierre, a cui tanti anni prima una donna aveva predetto la data della morte, che ora si è fatta imminente. E poi Maxime, affascinante lupo solitario, affamato di giovinette, e la sua vicina di casa Marianne, aspirante attrice, impegnata nell'allestimento di una recita di bambini, dentro la scenografia cartonata di un bosco incantato.
La coppia d'oro della commedia intellettuale francese s'immerge nel contesto della fiaba tradizionale per esplorare in realtà i retroscena tragicomici delle credenze, delle superstizioni e delle paure contemporanee, molte delle quali affondano le loro radici in modelli antichi e desueti, eppure duri a morire.
Al di là delle facili associazioni tra i reali di una volta e l'industriale di oggi, a capo di un piccolo impero e al fianco di una donna che non invecchia mai, grazie ai prodigi del botox, il film dà il suo meglio nella presentazione di un mondo adulto sconvolto dalle stesse incertezze di quello dei ragazzi, pronto ad aggrapparsi a sogni altrettanto ideali e incapace di non perseverare nell'errore e di trovare la retta via per uscire dalla selva oscura della crisi di mezz'età.
Quelli indossati da Jaoui e Bacri sono anche i personaggi più veri e teneri, più soli e incorreggibili e, nonostante si apprezzi lo spazio che, come autori, regalano alle nuove generazioni, il cuore del film batte più forte quando sono loro ad incrociarsi sulla scena, ad un party elegante, dentro il campo medio della commedia corale, o nell'abitacolo di un'automobile, dentro il piano ristretto che esalta le loro doti di dialoghisti brillanti, cui la fata madrina ha offerto alla nascita il sacro dono del ritmo.
La cornice ispirata al mondo fantasioso ma anche subdolamente normativo della fiaba, da un lato presta alla messa in scena un'idea formale che scuote la regista dalla sua fedeltà alla trasparenza e al minimalismo (che però, probabilmente, le confacevano di più), dall'altro lato irreggimenta il film come mai prima, privandolo di quei momenti di digressione che avevano fatto di Parlez-moi de la pluie un'opera meno strutturata ma anche più libera delle precedenti, forse il vero "credo" degli autori: nel dominio dell'assurdo.
L'attrice e regista Agnès Jaoui rappresenta una certa idea di cinema francese: commedia corale, socio-sentimentale, molto parigina, molto scritta e molto «recitata» da un gruppo di attori bravi, anche se a volte «bonfonchiano» troppo. Il suo è un cinema stagionale, quadriennale anzi: Il gusto degli altri, film che l'ha resa famosa soprattutto in Italia è del 2000, seguito da Così fan tutti (2004), poi da Parlez-moi de la pluie (2008), inedito per l'Italia, ed ora Quando meno te lo aspetti, libera e poco felice traduzione del titolo originale Au bout de conte, che invece già fa presagire la dimensione da morale delle favole, un «in fin dei conti» che arriva come un «vissero felici e contenti», solo che il finale di questa favola è meno sospeso e più calato nelle cose mondane.
Il riferimento alle favole non è solo un'elucubrazione critica, ma un riferimento chiarissimo, anzi fin troppo dichiarato, quasi fosse una sotto-struttura testuale che sostiene il film e la sceneggiatura in tutti i suoi momenti. In tutti i suoi film, Agnes Jaoui - che è anche un'apprezzata attrice - racconta le intermittenze dei sentimenti e i rapporti sociali in una Francia, spesso parigina, che s'avvolge nel suo umore tipico, a volte frenetico, trasportato da un ritmo incalzante dove ad emergere non è mai una storia ma la coralità di molte situazioni e molti personaggi, tutti presi intorno a un isterico darsi da fare, come spinti da una necessità non sempre manifesta.
Questa struttura, molto collaudata, richiede di film in fflm delle variazioni che sono quasi sempre studiate a tavolino, seppur vissute in una scrittura permeata di quotidiano. La variazione in Quando meno te lo aspetti ha a che fare con le favole. L'idea è che nella società contemporanea persistono dei miti inveterati che permeano l'immaginario collettivo anche inconsapevolmente. Uno di questi, ad esempio, è quello del «principe azzurro», l'amore da favola, cercato come fosse l'aspirazione alla storia perfetta, limpida, alta. Non a caso Quando meno te lo aspetti muove i suoi passi da una narrazione da favola, che presto si scopre essere il racconto di un sogno. È il sogno del principe azzurro, dell'incontro fatato. La giovane donna, che ha i capelli rossi come fosse un cappuccetto rosso, è la figlia di un industriale che si comporta con lei come fosse il Re della sua principessa. Nel sogno, il prescelto viene indicato da un Arcangelo Gabriele. Qualche giorno dopo, a una festa, sotto la statua dello stesso angelo, vede il ragazzo del sogno, un timido studente del conservatorio che vuole diventare compositore. Inizia così una delle tante storie che s'intreccia con molte altre e molte altre figure, tutte prelevate dal mondo delle favole, ma adattate al sentimento odierno. È questo, in fin dei conti, l'esperimento tentato con successo dalla Jaoui: calare l'immaginario di cappuccetto rosso, il principe azzurro, la bella e la bestia, cenerentola nelle minuzie della vita di tutti i giorni, senza rinunciare alla notazione precisa anche di carattere sociologico.
Ora, non dovete immaginarvi un film teorico, tutto di testa, un film scritto a tavolino con il manuale di Vladimir Propp sulla Morfologia della favola aportata di mano. La Jaoui, sempre insieme all'ex-compagno e attore Bacri, ama intessere le sue sceneggiature di vissuto, certo del suo vissuto, comunque sempre espressione di uno status e di una categoria sociale tipica e francese.
Il risultato, in quest'ultimo caso, è un film po' faticoso, forse anche confuso da cui si esce e si con tante suggestioni e poche soluzioni. Ma d'altronde il cinema non serve a dare risposte, ma a creare i presupposti per un più profondo allargamento della coscienza e dell'inconscio.
Da L'Unità, 6 giugno 2013
C'era una volta una principessa bella e ricca che sogna di incontrare il suo principe azzurro ad un ballo ed una maga glielo confermò. C'era una volta un cenerentolo timido, impacciato e balbuziente, che incontra per caso la sua principessa e a mezzanotte deve scappare e perde la scarpa. C'era una volta una regina schiava del suo specchio e del botox, una fata madrina premurosa [...] Vai alla recensione »
Continua la collaborazione fruttuosa tra Agnes Jaoui e Jean-Pierre Bacri: moglie e marito nella vita, coautori per Alain Resnais negli anni Novanta ( Smoking/No smoking; Parole, parole, parole), e poi co-inventori, co-interpreti e lei regista di alcune delle commedie francesi di maggior successo dell'ultimo decennio a partire da Il gusto degli altri.