| Titolo originale | The Immigrant |
| Anno | 2013 |
| Genere | Drammatico, |
| Produzione | USA |
| Durata | 120 minuti |
| Regia di | James Gray |
| Attori | Marion Cotillard, Joaquin Phoenix, Jeremy Renner, Dagmara Dominczyk, Angela Sarafyan Jicky Schnee, Elena Solovey, Ilia Volok, DeeDee Luxe, Gabriel Rush, Antoni Corone, Dylan Hartigan, Glenn Fleshler, Kevin Cannon, Francine Daveta, Susan Gardner, George Aloi, Maja Wampuszyc, Patrick Husted, Patrick Holden O'Neill, Sam Tsoutsouvas, Robert Clohessy, Adam Rothenberg, Matthew Humphreys, James Colby, Margaret Benczak, Peter McRobbie, Tony Ward (III), Sofia Black-D'Elia, Al Linea, Josh Grisetti, Christopher Burns, Kendra Lansing, Ruby Valentine, Legs Malone, Tansy, Omar Felix, Kayla Molina, Christopher Spelman, Joseph Calleja. |
| Uscita | giovedì 16 gennaio 2014 |
| Tag | Da vedere 2013 |
| Distribuzione | Bim Distribuzione |
| MYmonetro | 2,93 su 9 recensioni tra critica, pubblico e dizionari. |
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Ultimo aggiornamento venerdì 24 marzo 2017
Marion Cotillard e Joaquin Phoenix sono i protagonisti del nuovo film drammatico diretto da Gray, regista di The Yards e Two Lovers. In Italia al Box Office C'era una volta a New York ha incassato 127 mila euro .
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CONSIGLIATO SÌ
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New York, anni '20. L'arrivo di una donna diversa dalle altre ad Ellis Island sconvolge la vita di un imbonitore/showman/impresario/magnaccia, un uomo che vive raccogliendo ragazze sprovvedute con problemi di immigrazione per poterle impiegare prima negli spettacolini e poi nelle camere con i clienti.
Ewa, polacca fuggita in America sperando nell'aiuto della zia già sistemata a Brooklyn, all'arrivo è stata separata dalla sorella messa in quarantena per la tubercolosi. Da quel momento l'unico pensiero della ragazza è recuperare la sorella, mentre l'unico fine dell'impresario è di tenerla vicino a sè nonostante l'ingerenza del cugino illusionista.
In tutto il cinema dell'americano di origini russe James Gray, corre sotto la forma rassicurante del genere, il senso della famiglia come nucleo originario e gabbia, affetto e costrizione. La fuga dalla famiglia appare al cineasta come un atto al tempo stesso necessario e necessariamente portatore di dolore e sventura (è accaduto prima degli eventi di I padroni della notte, sta per accadere in Two lovers). Ma l'intelligenza di Gray sta nel non affrontare mai il tema direttamente lasciandolo in secondo piano a condizionare gli eventi. Come nella vita.
Questa volta il legame che lega una sorella all'altra segna il destino di quella che è riuscita ad entrare in America (attirata dalla possibilità di un aiuto da parte della zia), coinvolgendola in un giro prima di prostituzione e poi di passioni che sfociano nel dolore morale e fisico (nei pianti, nelle botte e poi nel sangue). Nel melodrammone d'epoca che è The immigrant, tutto colorato sui toni del seppia e giocato (come regola vuole per i melodrammi) su volti tempestati di preoccupazione e dolore, sul giudizio della società, sui tradimenti degli affetti cari e sulle ingiustizie subite, quel che conta non è più l'intreccio sentimentale o lo struggimento, quanto il percorso di purificazione.
A sorpresa però, nonostante le apparenze iniziali, il centro sentimentale non è la protagonista femminile come si converrebbe, ma diventa gradualmente il solito Joaquin Phoenix (alla quarta collaborazione con Gray), il più tipico degli uomini dominati da un sentimento incontrollabile per il quale perde tutto quel che ha raggiunto. Il regista però non indugia nell'esibizione del suo dolore o nella vessazione dei suoi sogni, quanto nel suo percorso di sfruttatore che diventa salvatore. Con un'ingenuità insospettabile e con un non casuale contrappunto di chiese e confessioni, The immigrant racconta un uomo che diventa migliore per amore e per questo la sua vita peggiora.
Purtroppo l'elemento più interessante del film è anche il suo punto debole, perchè l'immigrata costretta a tutto per liberare la sorella è un personaggio che perde di interesse al procedere del film, costringendo Marion Cotillard ad una continua reiterazione delle medesime frasi e dei medesimi intenti, un muro che rimbalza gli stimoli degli altri attori.
Dietro i costumi e le pieghe di questo film tutto marrone e ocra scuro come una foto d'epoca e dietro la narrazione come sempre scorrevole e delicata di Gray, si intuisce il cinema migliore, la volontà di usare una forma (il melò) per rinnovarne le finalità e l'applicazione di una morale (quella religiosa) senza i giudizi a cui si accompagna, tuttavia l'impressione è che tutto questo avvenga più per il desiderio dello spettatore che per meriti effettivi dell'opera.
Senza temere né il confronto con un monumento (il titolo originale è uguale a quello de ‘L’emigrante’, Charlie Chaplin nel 1917), né la sfida contro il gusto corrente, che certo non ha una predilezione per il genere, James Gray costruisce attorno a Marion Cotillard un sontuoso melodramma in costume capace di regalare emozioni e bel cinema senza bisogno di forzature [...] Vai alla recensione »
Un giorno, avendone tempo e voglia, bisognerà aprire un dibattito sul perché James Gray sia considerato da alcuni un grande regista. Si tratta di un cineasta interessante per motivi che attengono al pre-filmico, a ciò che viene prima (e sta fuori) dei film: racconta da sempre storie legate alla comunità russa ed ebrea di Brookyln, New York, ed è quindi un artista «etnico» senza però la forza polemica [...] Vai alla recensione »