Tutto tutto niente niente

Film 2012 | Commedia, 90 min.

Regia di Giulio Manfredonia. Un film con Antonio Albanese, Lorenza Indovina, Nicola Rignanese, Davide Giordano, Lunetta Savino. Cast completo Genere Commedia, - Italia, 2012, durata 90 minuti. Uscita cinema giovedì 13 dicembre 2012 distribuito da 01 Distribution. - MYmonetro 2,78 su 7 recensioni tra critica, pubblico e dizionari.

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Ultimo aggiornamento giovedì 20 marzo 2014

Tre storie, tre personaggi con un destino che li accomuna: la politica con la "p" minuscola. In Italia al Box Office Tutto tutto niente niente ha incassato nelle prime 3 settimane di programmazione 8,5 milioni di euro e 2,4 milioni di euro nel primo weekend.

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Consigliato sì!
2,78/5
MYMOVIES 2,00
CRITICA 1,75
PUBBLICO 2,39
CONSIGLIATO SÌ
In bilico tra comicità e orrore, un film che ha il carattere di una beffarda anticipazione.
Recensione di Marzia Gandolfi
martedì 11 dicembre 2012
Recensione di Marzia Gandolfi
martedì 11 dicembre 2012

Cetto La Qualunque dopo la 'salita in politica' infila la discesa insieme alla sua giunta, sciolta e incarcerata nelle carceri calabresi. Più a Nord (Est), Rodolfo Favaretto coltiva il sogno della secessione, vagheggiando l'Austria e trafficando clandestini. Denunciato da uno dei suoi braccianti neri, creduto morto e buttato in mare, Rodolfo viene arrestato. Lontano dall'Italia invece Frengo Stoppato fugge alla giustizia e a una madre ingombrante e devota, che lo sogna casalingo e beato. Convinto da una telefonata materna ad abbandonare il suo rifugio new age, Stoppato viene condannato e rinchiuso per detenzione e spaccio di sostanze stupefacenti. Sarà un Sottosegretario, autorevole e maneggione, a rimetterli in libertà e al servizio di un Presidente del Consiglio di poche parole e smodato appetito. Entrati (il)lecitamente nella politica romana per garantire in parlamento voti e privilegi al partito di appartenenza, Cetto, Rodolfo e Frengo finiranno per comprometterne potere ed equilibrio.
Non fa (mai) ridere la nuova commedia di Giulio Manfredonia interpretata da Antonio Albanese, Antonio Albanese e Antonio Albanese. Perché il (bravo) comico brianzolo questa volta si fa in tre per ribadire la ridondante indecenza di chi ci governa senza mai eguagliare i referenti reali. Limite già esibito in Qualunquemente, dove la risata era biliosa e trattenuta, una smorfia insomma che non si distendeva mai in sorriso. Di fatto non c'è nulla da ridere, la realtà che i grotteschi personaggi di Albanese incarnano è raccapricciante e sempre in bilico tra comicità e orrore. Anche questa volta la finzione è impotente di fronte al compito di rappresentare la cronaca politica italiana, affollata ieri, oggi e domani di 'papi' e 'papi-girls'. A questo giro però, già svilito dalla ripetizione di maschere ben sedimentate negli occhi del pubblico tra cinema e Tv, le cose vanno peggio. E la ragione, quella più tangibile almeno, è da ricercarsi nella realtà, ancora una volta un passo avanti, ancora una volta più immaginosa di un'invenzione. Se Qualunquemente presentava i caratteri di un tempo (politico) già accaduto e scaduto, che si voleva soltanto dimenticare, Tutto tutto niente niente ha il carattere di una beffarda anticipazione, che ci ricorda che il peggio non è mai davvero passato e che ripescati dal bagno penale i Cetto, i Rodolfo e i Franco stanno tornando. La risata allora non scongiura ma congiura una nuova 'discesa in campo', bruciata da troppo reale e da un ko tecnico che congeda i tecnici e riaffiora i caimani.
Stando così le italiche cose, l'opulenta miseria morale dei tre 'politici', interpretata con drastico mestiere da Albanese, si riduce a un inerme defilé di maschere e abiti di scena che vestono modi cafoni e mondi faraonici. Se Manfredonia esagera nel modo dei suoi personaggi senza combinare mai davvero il comico col tragico, la Fandango consuma una domanda che resta sempre la stessa, diminuendo il capitale iniziale e tripartendo la vis comica di Albanese, monotona dietro i travestimenti. Ritratti mostruosi che hanno il buon senso di fuggire la galera e il buon gusto di lasciare poltrone e Malpaese. Perché i comici se scoprono i denti è per ridere di e con, non per divorarti come quei rettili acquatici che la laguna non la solcano ma ci sguazzano, disprezzando la verità, opponendosi sfacciati alle istituzioni e alla Legge, esibendo se stessi come un io forte e onnipotente, valendosi dei corpi femminili come strumenti di godimento, rifiutando ogni limite, ignorando il pudore e il senso di colpa.
Albanese ci (ri)prova ma davanti a 'cavalieri', compari e cortigiani è senzadubbiamente destinato a fallire. Non è comico da barzelletta lui. Ma come il suo paradigma immorale dovrebbe smettere di godere all'accendersi delle luci e decidersi a spegnerle. Nel modo in cui facevano le vere dive, nel modo di Raffaella Carrà, che compare in bianco e nero nella schermo di Cetto, richiamando una televisione frequentata da show girl 'scoperte' per il talento e legate per amore ai loro coreografi.

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PUBBLICO
RECENSIONI DALLA PARTE DEL PUBBLICO
venerdì 14 dicembre 2012
tonydil

Diverso da altri film ma simile a "Qualunquemente". "Tutto tutto niente niente" è film satirico che rispecchia i modi brutali e nascosti (molto esaltato) di alcuni politici italiani. Diverso da altri film ma non per questo da denigrare anche perchè Albanese con questi personaggi è diventato famoso e noto al pubblico italiano. Un pò volgare e gretto per alcuni atteggiamenti, anche se alcuni dei quali [...] Vai alla recensione »

Frasi
L'escort: "Sono una escort!"
Cetto: "No, grazie. Io ho bisogno di un troione!"
Una frase di Cetto La Qualunque/Frengo Stoppato/Rodolfo Favaretto (Antonio Albanese)
dal film Tutto tutto niente niente - a cura di la qualunque
STAMPA
RECENSIONI DELLA CRITICA
Paolo D'Agostini
La Repubblica

quella di un panorama troppo seriamente problematico per affrontarlo a suon di caricature. È banale ma le cose stanno così. E quello che di originale, efficace e riuscito c'era, soprattutto come messa in scena, nel precedente Qualunquemente, sotto la regia dello stesso Giulio Manfredonia, qui in Tutto tutto niente niente va perduto. Che non è una sotto-valutazione tout court dell'Albanese cinematografico, [...] Vai alla recensione »

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