| Titolo originale | Jack Reacher |
| Anno | 2012 |
| Genere | Thriller, |
| Produzione | USA |
| Durata | 130 minuti |
| Regia di | Christopher McQuarrie |
| Attori | Tom Cruise, Rosamund Pike, Richard Jenkins, David Oyelowo, Werner Herzog, Jai Courtney Joseph Sikora, Michael Raymond-James, Alexia Fast, Robert Duvall, Dylan Kussman, Nicole Forester, Ron Pucillo, James Martin Kelly, Josh Helman, Christopher Stadulis, Alexander Rhodes, Sara Lindsey, Kristen Dalton. |
| Uscita | giovedì 3 gennaio 2013 |
| Distribuzione | Universal Pictures |
| Rating | Consigli per la visione di bambini e ragazzi: |
| MYmonetro | 2,75 su 12 recensioni tra critica, pubblico e dizionari. |
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Ultimo aggiornamento lunedì 20 gennaio 2014
Tom Cruise nel secondo lungometraggio scritto e diretto dal premio Oscar Christopher McQuarrie. In Italia al Box Office Jack Reacher - La prova decisiva ha incassato nelle prime 3 settimane di programmazione 3,2 milioni di euro e 1,4 milioni di euro nel primo weekend.
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CONSIGLIATO SÌ
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Cinque persone vengono uccise apparentemente a caso da un cecchino, sulla banchina di un fiume, mentre conducono la vita di tutti i giorni. Le prove sono schiaccianti e incastrano un ex militare, un tiratore addestrato. Pestato brutalmente durante l'interrogatorio, prima di cadere in coma, l'accusato fa un solo nome: Jeack Reacher. L'avvocato difensore non sa come soddisfare la richiesta, Reacher sembra non esistere, ma ecco che è lui stesso a presentarsi, con una teoria a dir poco spiazzante: il militare è colpevole, ma non di quell'eccidio.
Ex investigatore dell'esercito americano, mosso soltanto dagli imperativi morali di giustizia e verità, e dunque al di sopra della legge, il Jack Reacher di Tom Cruise assomma tali e tante qualità mitiche da risultare quasi ridicolo. Con un piede ancora negli anni Ottanta, sul suo Top Gun, ma una lucidità mentale che non ha nulla da invidiare a Sherlock Holmes, non si può davvero prendere troppo sul serio. Dopo di che, smessa l'insana pretesa, il divertimento è innocuo e garantito.
Se non è la scrittura brillante, piena di battute, ad illuminare la vera natura del film, perché in realtà essa si affianca a tutta una serie di altri elementi, dal romance al thriller, collezionati per non farsi mancare proprio nulla, lo è però sicuramente la presenza di Werner Herzog. Il suo Zec è il personaggio chiave dell'insieme: qualcuno che si diverte a giocare al duro e lo fa con immensa classe, nessuno sforzo e il sorriso sotto la maschera. E lo stesso vale pe Robert Duvall. Tom Cruise e la malcapitata Rosamund Pike, invece, si trovano in una posizione più scomoda, perché è evidente che a lui manca qualsiasi distanza critica e lei, di conseguenza, è sua prigioniera.
Basato su "La prova decisiva", nono romanzo della serie creata da Lee Child con protagonista Jack Reacher, il film conta una gestazione record di ben sette anni, ma il risultato, per quanto godibile, non premia affatto Christopher McQuarrie. Lo sceneggiatore dei Soliti sospetti, qui impegnato con entrambe le mani, nella scrittura e nella regia, fa la fine del presunto killer e si ritrova ad essere un burattino comandato da mani altrui. Non c'è dubbio alcuno, infatti, che il regista dell'impresa sia Cruise stesso, che si fa cucire su misura scene in cui è in grado di sedurre una ragazzina con la forza morale del suo sguardo o altre in cui, nel bel mezzo della massima urgenza, si prende il tempo di preferire ad un efficace scontro armato una bella scazzottata goliardica a mani nude.
Dimenticate le sottigliezze del metodo deduttivo e le ombre di Bourne, e piuttosto, se credete, rimpiangete Sly.
Il trailer mostra un film che sembra l'ormai solita e scontata pseudo - storia d'azione. Troppo volte in questi anni una trama appena decente è stata sacrificata in nome di sequenze action sempre più lunghe e pesanti. Dopo l'ultimo "Protocollo fantasma" e dopo aver visto il trailer mi aspettavo infatti la solita poltiglia incentrata su un one - man show contornato [...] Vai alla recensione »
C'è un nuovo giustiziere in città, e anche se ha il volto di Tom Cruise viene da lontano. Dall'era dei primi film con l'ispettore Callaghan, del quale però non ha la rabbia, o forse da quella di Robin Hood. Dai tempi in cui il cinema non era un sottoreparto degli effetti speciali. Da quando i trucchi si facevano dal vero, e il digitale non aveva dilatato la tavolozza del possibile all'infinito.