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giorpost
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martedì 8 settembre 2015
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godibile tranne l'affleck attore e il patriottismo
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Argo (USA, 2012) racconta le vicende del rocambolesco quanto bizzarro recupero di 6 diplomatici statunitensi rifugiatisi, in Iran, presso la residenza privata del console canadese a seguito dell' assalto all' ambasciata americana di Teheran da parte dei "ribelli" nel 1979. I fatti sono reali e rappresentano la diretta conseguenza della rivoluzione iraniana.
Il film ha una sua scorrevolezza e un buon impatto visivo con discreti interpreti secondari, oltre alla caratteristica, di non poco conto, di essere tecnicamente ben diretto. E quì finiscono le note positive, in quanto proprio il regista Ben Affleck avrebbe dovuto limitarsi soltanto a dirigere questo lungometraggio, resistendo alla tentazione di interpretarlo in prima persona.
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Argo (USA, 2012) racconta le vicende del rocambolesco quanto bizzarro recupero di 6 diplomatici statunitensi rifugiatisi, in Iran, presso la residenza privata del console canadese a seguito dell' assalto all' ambasciata americana di Teheran da parte dei "ribelli" nel 1979. I fatti sono reali e rappresentano la diretta conseguenza della rivoluzione iraniana.
Il film ha una sua scorrevolezza e un buon impatto visivo con discreti interpreti secondari, oltre alla caratteristica, di non poco conto, di essere tecnicamente ben diretto. E quì finiscono le note positive, in quanto proprio il regista Ben Affleck avrebbe dovuto limitarsi soltanto a dirigere questo lungometraggio, resistendo alla tentazione di interpretarlo in prima persona. Nelle vesti dell' agente segreto Tony Mendez, Affleck offre lungo tutta la durata del film la stessa identica espressione afflitta, con soli tre accenni di sorriso, tra l' altro mal riusciti, nella parte finale; il tutto sotto una parrucca posticcia in pieno stile anni '70 ed una barba tipica di chi sa di esser bello ma che vuole a tutti i costi apparire solitario e sofferente sapendo di trovare estimatrici a vario titolo. Lasciando da parte inutili diatribe tra difensori e detrattori, credo di non offendere nessuno nel dire che Affleck è un buon sceneggiatore (insieme all' amico Damon) e un attento regista ma ha una discutibile impronta in termini di recitazione, almeno secondo miei personali quanto discutibilissimi gusti. Inoltre, essendo questa un' opera di stampo semi-patriottico, occorrono doverose precisazioni sul contesto socio-politico nel quale si muove la storia: ho chiamato "ribelli" gli studenti iraniani che, inviperiti, fecero irruzione nell' ambasciata USA dopo la nascita del movimento islamista rivoluzionario, ed il virgolettato non è casuale in quanto c'è chi li ritiene tali, ma anche chi li considera legittimi difensori del sacrosanto diritto dell' Iran di quei tempi all' autodeterminazione ed alla propria sovranità, aspetti che sono sono stati messi in discussione dalle amministrazioni americane succedutesi in quei decenni che spinsero al colpo di stato del '53 modificando l' assetto politico del Paese, offrendo anche appoggio ed aasilo politico allo Scià Mohammad Reza Pahlavi che fece disastri di ogni tipo. Nutro perplessità anche sulla rappresentazione dei militari aeroportuali di Teheran (quelli che cadono goffamente nella beffa dei fumetti scambiando i 6 fuggiaschi per appartenenti al cast di un ipotetico film fantasy da girare sul suolo iraniano), sulla colonna sonora (cosa c' entra il riff di Sultans of Swing dei Dire Straits?) e di tutto il contorno del plot perché risulta evidente l' operazione di marketing, chiusa in modo anche peggiore con un finale romanzato tra i classici festeggiamenti nella sede della CIA e il ricongiungimento coniugale del protagonista.
Si salvano dal calvario Goodman e Arkin, quest' ultimo in particolare vena sarcastica.Riflettendo, se vogliamo restare in tema di film nel film, consiglio caldamente di guardare Tropic Thunder: ci si diverte e si riflette molto di più.
Voto complessivo: 5.
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miranbaricic
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martedì 3 febbraio 2015
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l'oscar no
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Sarò breve, film abbastanza carino, ma l'oscar non è mai stato così immeritato
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mardou_
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venerdì 28 novembre 2014
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un interessante capitolo di storia recente
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Nel 1979 lo Scià di Persia Reza Pahlavi fu rovesciato dal popolo iraniano e trovò rifugio negli Stati Uniti che lo avevano insediato e ne avevano appoggiato il regime assolutista.
Chiedendo che il monarca fosse riconsegnato all' Iran e processato nel suo paese, un gruppo di studenti sostenitori dell' Ayatollah Khomeyni invase l'ambasciata americana prendendo in ostaggio cinquantadue persone. Sei funzionari riuscirono però a scappare nascondendosi per settimane nell' abitazione dell' ambasciatore canadese.
Partendo da questo evento di cronaca, la pellicola narra di come l'agente della CIA Tony Mendez riuscì ad arrivare a Teheran e a far uscire dal paese i sei americani la cui esistenza era ancora ignota ai khomeinisti, sotto falsa identità.
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Nel 1979 lo Scià di Persia Reza Pahlavi fu rovesciato dal popolo iraniano e trovò rifugio negli Stati Uniti che lo avevano insediato e ne avevano appoggiato il regime assolutista.
Chiedendo che il monarca fosse riconsegnato all' Iran e processato nel suo paese, un gruppo di studenti sostenitori dell' Ayatollah Khomeyni invase l'ambasciata americana prendendo in ostaggio cinquantadue persone. Sei funzionari riuscirono però a scappare nascondendosi per settimane nell' abitazione dell' ambasciatore canadese.
Partendo da questo evento di cronaca, la pellicola narra di come l'agente della CIA Tony Mendez riuscì ad arrivare a Teheran e a far uscire dal paese i sei americani la cui esistenza era ancora ignota ai khomeinisti, sotto falsa identità.
Ufficialmente si trattò infatti di una troupe cinematografica che voleva girare in Iran le riprese di un film intitolato: “ Argo” .
L'incredibile vicenda fu declassata da Bill Clinton nel 1997, potendo essere così svelata al mondo.
Sono due gli aspetti interessanti di questa pellicola che profuma di nomination all' Oscar...
Anzitutto lo sguardo distaccato ed obiettivo del regista Ben Affleck che, nel raccontare una storia così drammatica non cade nella consueta trappola di disegnare gli Stati Uniti come dei salvatori integerrimi e la CIA come l'eroe buono mascherato.
Al contrario non concede sconti sull' ambiguità del suo paese che negli anni ha sostenuto regimi sanguinari, come quello di Pahalavi appunto, per salvaguardare il proprio interesse, in questo caso il petrolio, che ha sempre nascosto troppi segreti ( emblematica la sequenza della distruzione dei documenti prima della presa dell'ambasciata) tanto che risulta difficile condividere fino in fondo o comunque non condannare del tutto la sua politica.
In secondo luogo risulta rilevante l'intensa introspezione psicologica dei personaggi.
Tony Mendez, interpretato ottimamente dallo stesso Affleck, è un ottimo agente, ma il lavoro sta pericolosamente distruggendo il suo equilibrio ed i suoi rapporti famigliari, i sei funzionari sono giovani politicamente impegnati ed appassionati ma a tratti non sembrano rendersi conto del meccanismo letale all'interno del quale si trovano. Infine, i finti produttori di “Argo”, due leoni del cinema del calibro di Alan Arkin e John Goodman non potrebbero rappresentare meglio quell'affascinante mondo fasullo che è la mecca hollywoodiana.
L'ottima prestazione dell'intero cast insieme ad un montaggio e una colonna sonora dai ritmi serrati creano un costante coinvolgimento emotivo ed una totale partecipazione del pubblico in sala che avrà modo di riflettere su questa pagina di recente passato che mai come in questo periodo è così legata al presente.
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jean bob
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martedì 25 novembre 2014
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ben mi sta
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Ben mi sta. Eccome.
Ma è da intendere diversamente da quanto sopra.
Ben mi sta proprio. Ho sempre considerato questo attore border-line: non mi ha mai sorpreso in maniera convincente, né mai mi ha lasciato con l'amaro in bocca. Il giudizio rimane tuttora in progress.
In questo film non voglio prolungarmi sulla critica interpretativa, quanto su quella direttiva.
Ho trovato la sua regia convincente: ha saputo alternare movimento e calma dando il tempo di gustare allo spettatore i vari dettagli della trama. Un film, tutt'altro che lento, che ti permette di cogliere tutto.
Su Wikipedia troviamo "genere: thriller, drammatico, storico".
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Ben mi sta. Eccome.
Ma è da intendere diversamente da quanto sopra.
Ben mi sta proprio. Ho sempre considerato questo attore border-line: non mi ha mai sorpreso in maniera convincente, né mai mi ha lasciato con l'amaro in bocca. Il giudizio rimane tuttora in progress.
In questo film non voglio prolungarmi sulla critica interpretativa, quanto su quella direttiva.
Ho trovato la sua regia convincente: ha saputo alternare movimento e calma dando il tempo di gustare allo spettatore i vari dettagli della trama. Un film, tutt'altro che lento, che ti permette di cogliere tutto.
Su Wikipedia troviamo "genere: thriller, drammatico, storico". Sicuramente sussistono tutti e tre gli aspetti, ritengo tuttavia che la fetta della torta più grande è da attribuirsi all'elemento thriller. Sì, penso che sia stato questo a colpirmi di più di "Argo". Un thriller, diverso dalla concezione ordinaria di thriller.
Un thriller che ha saputo mescolare sostanze varie con il risultato di un'opera più che pregevole.
Ora, mi permetto di commentare la recensione di moulinsky.
Ritengo che un commento possa riportare molte sensazioni, emozioni personali. Una recensione non del tutto.
Mi spiego meglio. Questa recensione mi ha un po' scocciato e annoiato allo stesso tempo, probabilmente la prima sensazione è stata conseguenza della seconda.
Ritengo che una recensione debba essere quanto più critica. Oggettiva.
Sia chiaro che non c'è nessun tono acceso, seppur le parole possano sollevare fastidio. Ritengo che moulinsky abbia detto, giustamente, ciò che pensa, perché ognuno può dire ciò che pensa.
Ritornando alla recensione (in genere), penso che questa debba essere caratterizzata, a mio parere, non da stralci di opinioni proprie a se stanti che, purtroppo vedono le tracce identificative del film via via scemare.
La recensione deve aprire al confronto (come si evince dalla presente anche la negazione della stessa lo fa, ma in una maniera che ci porta distanti dalla fonte dalla quale tale spazio ha la volontà di partire: recensire non significa giudicare, ma criticare). Spesso vengono usati come sinonimi. Spesso lo sono. Altre volte è bene discernerli.
Aspettarsi un film americano senza stereotipi americani e come immaginare Topolino senza le sue belle orecchie tonde e nere.
Non mi piace trovare una stella perché è stato letto ciò che era più evidente. La recensione si deve addentrare oltre la superficie. Coniugare impressioni proprie con dati oggettivabili.
Convivere (che non significare accettare tout-court)con elementi indesiderati di un film, ci permette di darne una critica quanto più oggettiva.
Cosa c'è realmente del film in questa recensione?
Concludo, permettendomi ci carpire una tua frase e modificandola giocosamente per staccare un po'.
"il buon Affleck è quello di sempre, il bellone che presume di avere cervello quando la maggioranza degli uomini col cervello si accontenterebbe di essere Ben Affleck per starsene tutto il giorno a letto con Jennifer Gardner"
La maggioranza degli uomini con un cervello-pisello.
Il buon Ben Affleck non so che pisello abbia. Dai suoi film (sceneggiature, regie, interpretazioni) penso abbia un buon cervello, che lo porta a starsene anche fuori dal letto.
La frase autoironica da te citata, a mio parere, riassume molto l'immagine che ho di ben Affleck: un ragazzone intelligente, che devo ancora inquadrare, e che per l'appunto sa essere autoironico dipingendo la sua persona direi "impegnata".
Argo: consigliato.
Grazie della Vs attenzione.
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biscotto51
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martedì 25 novembre 2014
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deludente
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Non si capisce come un film simile abbia ricevuto tanti premi. Una storia molto lenta, troppo diluita tanto che finisce per annoiare. Suspence solo nell'ultima mezz'ora. Al confronto i film di Jason Bourne meritano 10 oscar.
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contrammiraglio
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venerdì 2 maggio 2014
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la miglior cattiva idea
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Oh, il bietolone non sa recitare (anche se qui non è male), ma i films li sa dirigere!
Un film come quelli dei vecchi tempi, bella storia, sceneggiatura curata, niente effetti speciali. Per forza che a qualcuno non piace!
Vedetevelo
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danba
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venerdì 10 gennaio 2014
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bel film ... come altri milioni
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A distanza di un anno abbondante dalla sua usicta mi sono dedicato con passione alla visione del tanto decalmato ARGO. Beh , ancora una volta mi accorgo che la critica è spesso asservita ai poteri forti. Film carino, assolutamente non meritevole neanche di essere nominato per gli awards, che fa il paio con altri milioni di film. Niente di nuovo all'orizzonte. Tanto orgoglio americano qualche scena con un buon livello di adrenalina e niente più. Unica consolazione è la possibilità di consocere (dal punto di vista americano) un pò di storia che male mai non fa. in conslusione un buon film per passare una serata tranqulla prima di dedicarsi al meritato riposo .
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A distanza di un anno abbondante dalla sua usicta mi sono dedicato con passione alla visione del tanto decalmato ARGO. Beh , ancora una volta mi accorgo che la critica è spesso asservita ai poteri forti. Film carino, assolutamente non meritevole neanche di essere nominato per gli awards, che fa il paio con altri milioni di film. Niente di nuovo all'orizzonte. Tanto orgoglio americano qualche scena con un buon livello di adrenalina e niente più. Unica consolazione è la possibilità di consocere (dal punto di vista americano) un pò di storia che male mai non fa. in conslusione un buon film per passare una serata tranqulla prima di dedicarsi al meritato riposo .... il ritmo conciglia!
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istian gonny
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martedì 7 gennaio 2014
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suspence...
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bel film, ma non da oscar... regia brillante e matura...
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nick castle
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venerdì 3 gennaio 2014
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un buon film, nulla di più.
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Un gruppo di terroristi prende in ostaggio l'ambasciata USA a Teheran, la CIA cercherà un modo per far scappare dall'Iran sei dipendenti che nel trambusto riuscirono a uscire dall'ambasciata rintanandosi poi nell'ambasciata canadese. Non prendiamoci in giro, questa è sostanzialmente la storia del film, il resto sono chiacchiere. Se questo è il miglior film del 2013, allora veramente ci sarebbe da chiedersi degli altri. Argo è un film da due stelle e mezzo, tre stelle massimo, perchè di un film che riprende in tutto e per tutto gli eventi di quell'anno, si rifà alle riprese d'archivio per creare le scene della presa dell'ambasciata e pretende di essere letto a un livello documentario quando un documentario non è, non cercando neanche di andare oltre la semplice testimonianza che danno i due autori del libro da cui il film è tratto e senza dare un approfondimento psicologico di base a coloro che sono le vittime della questione, un ottimo film non è neanche lontanamente possibile definirlo.
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Un gruppo di terroristi prende in ostaggio l'ambasciata USA a Teheran, la CIA cercherà un modo per far scappare dall'Iran sei dipendenti che nel trambusto riuscirono a uscire dall'ambasciata rintanandosi poi nell'ambasciata canadese. Non prendiamoci in giro, questa è sostanzialmente la storia del film, il resto sono chiacchiere. Se questo è il miglior film del 2013, allora veramente ci sarebbe da chiedersi degli altri. Argo è un film da due stelle e mezzo, tre stelle massimo, perchè di un film che riprende in tutto e per tutto gli eventi di quell'anno, si rifà alle riprese d'archivio per creare le scene della presa dell'ambasciata e pretende di essere letto a un livello documentario quando un documentario non è, non cercando neanche di andare oltre la semplice testimonianza che danno i due autori del libro da cui il film è tratto e senza dare un approfondimento psicologico di base a coloro che sono le vittime della questione, un ottimo film non è neanche lontanamente possibile definirlo. Detto francamente che lascino i film basati su fatti storici o di cronaca a noi italiani, che li abbiamo sempre fatti e bene.
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no_data
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sabato 14 dicembre 2013
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sopravvalutato
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Nella media della cinematografia americana, si fa vedere solo e soltanto ciò che vogliamo vedere; direi un film "furbetto". Non da oscar, resta comunque un buon film.
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